Oliviero Toscani attacca i veneti: «Sono tutti ubriaconi». E scoppia la polemica

2 Feb 2015 19:37 - di Giulia Melodia

Oliviero Toscani ne ha detta un’altra delle sue. Intervenendo alla trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio 24 ha definito i veneti «un popolo di ubriaconi e alcolizzati. Poveretti, non è colpa loro se nascono in Veneto».

“Insulti” reiterati contro i veneti

Lui, il “dominus” dello slogan a effetto e dell’immagine corrosiva. Il sostenitore del melting pot pubblicitario. L’uomo che ha fatto dell’anticonformismo una bandiera sociale e della provocazione il suo vessillo professionale, continua a fare ciò che più gli viene meglio: provocare offendendo. E in spregio al buon gusto e in ossequio alla sua cifra stilistica intestata allo shock, è tornato a colpire. Ma non con una delle sue battaglie mediatiche contro i pregiudizi, combattute a colpi di trash e spesso “nobilitate” solo da pretestuosi riconoscimenti internazionali. No: stavolta Toscani fa esattamente il contrario e, sconfessando se stesso, cade nel pregiudizio più bieco sentenziando dai microfoni del La Zanzara che i veneti sarebbero «un popolo di alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri… Poveretti: non è colpa loro, se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino».

Lo sconcerto del governatore Zaia

Immediata la reazione del governatore del Veneto Luca Zaia, che ha rivolto a Oliviero Toscani l’invito a rettificare le sue parole o a chiedere comunque scusa. «Ho letto – ha detto Zaia – con stupore le dichiarazioni di Oliviero Toscani. Ho cose più importanti cui dedicarmi, tuttavia di fronte a frasi come “i veneti sono un popolo di ubriaconi e alcolizzati”, ma soprattutto davanti al riferimento a padri, madri e nonni, credo che il dovere di un presidente del Veneto che tutti rappresenta sia quello di fare chiarezza. Chiedo quindi al signor Toscani, che ben conosce la nostra terra dove ha avuto modo di lavorare credo con soddisfazione, o di rettificare eventuali cattive interpretazioni delle sue parole, o di cogliere l’occasione per scusarsi immediatamente con 5 milioni di veneti». Gente che – ha concluso Zaia – «conosce la tolleranza ma sa anche che la libertà di ognuno di noi finisce dove comincia quella degli altri». E in conclusione, non poteva mancare un consiglio proveniente direttamente dalla saggezza popolare veneta: «prima de parlar tasi!».

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