Sanità, nel Lazio arrivano i tagli, pochi soldi e lo sciopero generale

2 Gen 2013 17:40 - di Sandro Forte

Sono partiti il 2 gennaio 2013, i pagamenti, da parte del commissario straordinario della Sanità del Lazio, Enrico Bondi, in favore di Unicredit Factoring a fronte delle fatture pregresse del gruppo sanitario San Raffaele. Si tratta di 20 milioni di euro. Bondi ha spiegato cher “il 50% della somma è sotto sequestro cautelativo, in ottemperanza ai provvedimenti emessi dalla Procura di Frosinone. La somma sequestrata è a disposizione della stessa Procura presso la Tesoreria della Regione Lazio”. Nei giorni scorsi il San Raffaele aveva minacciato la chiusura di tredici strutture a Roma e nel Lazio a partire dal 31 dicembre scorso se non fossero arrivati i fondi richiesti al commissario Bondi. Ieri si è riunito il Consiglio d’amministrazione per decidere la sorte delle strutture a rischio, che sono quelle di Cassino, Viterbo, Montecompatri e Rocca di Papa, l’Irccs San Raffaele Pisana, San Raffaele Portuense, San Raffaele Flaminia, San Raffaele Trevignano, San Raffaele Sabaudia, San Raffaele Termini, Metamedica, MR3000 e San Raffaele Tuscolana. Dalla riunione è emersa la volontà del gruppo “di attendere la formalizzazione della comunicazione, avvenuta a mezzo stampa, dei fondi sbloccati dal commissario Bondi, fermo restando che le somme, che dovrebbero essere erogate a Unicredit Factoring, sono completamente insufficienti a garantire per il futuro la continuità della gestione corrente. Pertanto ad oggi l’eventuale rischio di chiusura per le tredici strutture del Lazio rimane”. Il San Raffaele vanta con la Regione Lazio crediti per prestazioni già erogate pari a 260 milioni. Sul fronte dei tagli, che il commissario Bondi si appresta a varare, è da registrare una nota del Codici (Centro per i Diritti del Cittadino): “Il sistema sanitario è al collasso – rileva il segretario nazionale Ivano Giacomelli – questo ormai è certo. I dati riportati dagli organi di stampa rivelano un deficit tendenziale per il 2013 di circa 900 milioni di euro, mentre il pareggio di bilancio è previsto nel 2015. Gravi sono le carenze per quanto riguarda l’assistenza territoriale, per la quale la stima di fabbisogno ulteriore è valutata intorno ai 150 milioni di euro annui a regime. I cittadini laziali – prosegue Giacomelli – combattono costantemente contro i disservizi del sistema sanitario, che purtroppo non potranno che aumentare se si procederà con i tagli dei posti letto, del personale e dei servizi. Per questo motivo il Codici propone una politica di lotta agli sprechi e taglio ai costi inutili per risollevare la situazione”. E mentre Susanna Camusso, leader della Cgil, è attesa oggi all’Idi all’assemblea generale dei suoi iscritti – ai dipendenti sono stati pagati solo il mese di novembre e parte della tredicesima – il segretario dell’Ugl Sanità di Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, in prima linea sul fronte della protesta, ricorda che resta in vigore la data del 18 gennaio come giornata di sciopero generale in attesa di un risposta del prefetto alla lettera inviata da tutte le sigle sindacali. Ma cosa prevede il piano “lacrime e sangue” del commissario Bondi? In sostanza un centinaio di letti da eliminare al San Camillo, altrettanti al San Giovanni e pare anche al policlinico Umberto I, 140 al San Filippo Neri e 40 al Pertini. Provvedimenti analoghi interessano il Sant’Eugenio. Da chiudere, invece, quattro ospedali: Cto (118 letti), Forlanini (55), Oftalmico (19) e Eastman (26). Ma la scure di Bondi non colpisce solo la sanità pubblica nella quale saranno cancellati complessivamente nella regione oltre 300 reparti: «I tagli riguarderanno anche le strutture private convenzionate», assicura un dirigente di una Asl. Gli obiettivi di Bondi sono da una parte la riorganizzazione della rete ospedaliera nel rispetto dello standard di 3,7 letti per mille abitanti, stabilito dal governo Monti con la spending review in estate, e dall’altra la riduzione del pesante deficit che ammonta a 780 milioni solo nel 2012 secondo le stime del ministero del Tesoro (Unindustria, però, teme che il disavanzo possa superare il miliardo di euro). Una buona notizia arriva dal policlinico Gemelli che nel 2011 aveva un buco nel bilancio di quasi 100 milioni: i vertici dell’università Cattolica hanno raggiunto un accordo con i sindacati che tutela gli attuali livelli occupazionali, ma riduce del 30 per cento gli stipendi per tremila fra infermieri, tecnici, ausiliari e amministrativi.

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