La Cgil sacrifica i lavoratori sull’altare del centrosinistra

giovedì 6 dicembre 0:05 - di Francesco Signoretta

I metalmeccanici hanno un nuovo contratto. Il rinnovo è stato sottoscritto ieri: 130 euro di aumento in tre anni. Con i tempi che corrono, è una cifra da non buttare. Interessa quasi due milioni di lavoratori, l’aristocrazia operaia dell’Italia, e anche questo è un elemento da tenere presente e su cui riflettere. E infatti hanno riflettuto tutti, tranne la Cgil. Che ha trovato un nuovo strumento per far parlare di sé: non firmare l’intesa e depositare una denuncia contro Federmeccanica, perché – a suo dire – sono stati lesi i diritti dei lavoratori con l’ennesimo accordo separato. Il linguaggio è quello tipico («l’accordo è un frutto avvelenato»), i contenuti sembrano ricalcare gli slogan degli anni Settanta e chissenefrega se in ballo c’è la ripresa produttiva, l’apprendistato, il tentativo di rilanciare l’occupazione giovanile e un gruzzoletto che in tempi di crisi non è facile da ottenere. Ma per la Cgil è più importante portare acqua al mulino del centrosinistra, avviando – alla vigilia delle elezioni – un’altra stagione di cortei e scioperi. Per recuperare i voti più “rossi”. Sacrificando l’interesse delle tute blu sull’altare del Partito democratico. E nel contempo additare tutti gli altri sindacati, quelli che responsabilmente hanno detto sì all’accordo, come i “nemici del popolo”. Quasi per magia, già si “investe” politicamente sulla manifestazione che oggi ci sarà a Torino, con corteo della Fiom e sciopero generale di otto ore. Lo striscione di apertura è bell’e fatto: “Accordo separato, accordo truccato”. L’hanno confezionato in quattro e quattr’otto. Qualcuno però sospetta che fosse già in cantiere. Non nel cantiere delle fabbriche ma in quello della sede del sindacato. Che ridiventa cinghia di trasmissione. Un tempo lo era del Pci. Ora lo è del Pd.

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