Un giornale voce da sempre dei senza voce

15 Mag 2012 20:23 - di

Un giornale ha una sua personalità, una sua storia, un suo destino, nel quale inevitabilmente si sciolgono o si assommano e si integrano molti destini personali. Questo “io collettivo” di carta compie oggi sessant’anni, che sono stati anni di tutti e al servizio di tutti. Non solo di tutta la Destra, che comunque è concetto vastissimo, ma di tutti gli italiani. La Destra, nel suo essere sempre marginalizzata ma sempre presente, è stata attraversata da milioni di persone e ha contaminato ambienti limitrofi, generato vicinanze e distinguo senza i quali la storia d’Italia non sarebbe stata quello che è stata. Noi siamo stati fondamentali per la crescita della nostra Patria e lo siamo ancora. E ancora non riusciamo a trovare in alcun luogo – o sito – un racconto in cui veramente riconoscersi o almeno trovare giustizia. Ci tocca quindi continuare a raccontarci da soli, perché almeno resti traccia di ciò che siamo veramente stati. Il giornalismo è un buon modo di raccontare. Si possono affermare idee forti in modo forte, senza incensare e senza infangare. Questa è la scuola che abbiamo seguito. Parlare di ciò che accade visto attraverso i nostri occhi. E quindi raccontare anche i nostri occhi, le memorie dei nostri padri e le speranze dei nostri figli. Non esiste un archivio storico della Destra, che non è stata solo i partiti che l’hanno rappresentata in Parlamento. La destra è stato anche l’Uomo qualunque o la Maggioranza silenziosa, è stata pagana e cristiana, confessionale e laica, liberale, sociale e anche socialista, corporativa, repubblicana e monarchica, atlantista e terzomondista. Non per confusione, ma per ricchezza. La maggioranza degli italiani, anche i più colti, non lo sanno e – senza di noi – non lo sapranno mai. Eppure la nostra storia è parte della loro storia e non conoscerla impedisce di comprendere ciò che l’Italia è oggi e ciò che sarà domani. Con il Secolo? Senza il Secolo? Non è così importante. Ciò che è passato nel letto del fiume non può tornare indietro, ma il solco resta. Pioverà altra acqua a riempirne il letto. Dalla stessa sorgente e nella stessa direzione.

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