Non pronunciate la parola “euro”. Porta jella

17 Mag 2012 21:00 - di

Vietato pronunciare la parola «euro», sinonimo di disgrazia. Porta jella, fa inferocire il popolo del web, i frequentatori del bar all’angolo della strada, i pensionati e le massaie al mercato. Nessuno vuole sentir parlare di Europa, identificata con le banche, l’alta finanza, l’austerità e il rigore. Men che meno si deve parlare di euroburocrati ed eurotecnici, i nemici, i nuovi diavoli arrivati direttamente dall’inferno. Su Facebook spuntano come funghi gruppi contro la moneta unica, nostalgici delle vecchie banconote nostrane, e i clic sull’opzione “mi piace” si sprecano. È una rabbia prevista, la crisi porta a questo e altro, al populismo e all’antipolitica. C’è però da aggiungere che c’è chi ci ha messo molto del suo nel peggiorare le cose, dalla Merkel che ha agito come un carrarmato, senza mostrare un goccio di pietas, a Sarkozy, che se la rideva manco fosse a una festa di compleanno. Per non parlare dei “nostri” tecnici, con le loro gaffe, le lacrimucce e le stangate. La verità inconfutabile, però, è che indietro non si torna e non si può tornare, sarebbe una catastrofe. Piuttosto, sarebbe meglio accarezzare l’idea di un’altra Europa, quella vera, l’Europa dei popoli. Quella che la destra ha sempre inseguito per anni, sogno di intere generazioni. E che proprio gli euroburocrati hanno impedito. Non a caso.

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