Parenti serpenti, l’antiberlusconismo mediatico si sfalda: “Rompete le righe”

giovedì 26 aprile 20:31 - di

All’apparenza facevano squadra, tutti per uno e uno per tutti, pronti a sfidare il regime e magari a immolarsi. Erano i leader dell’antiberlusconismo mediatico, c’erano Santoro e Travaglio in tv, Di Pietro nelle aule parlamentari (con ospitate nei programmi del divo Michele) e Beppe Grillo un po’ nelle piazze e un po’ sul palcoscenico. Avevano l’aria di voler spaccare il mondo, erano compatti, inseguivano lo stesso obiettivo, erano contro la dittatura del Cav. A volte vittime, a volte “carnefici”, sempre protagonisti, registi di commedie e drammi. Le cose si sono maledettamente complicate proprio quando il grande nemico ha dato le dimissioni. I primi a lasciarci le penne sono stati Santoro e Travaglio, traslocati da una rete all’altra sul piccolo schermo: non hanno raccolto più nulla in termini di audience, solo i pochi intimi li hanno seguiti. Di Pietro e Grillo, invece, si sono trovati in una situazione grottesca: due partiti e stesso bacino elettorale, quello dell’antipolitica. Fino allo scontro, che pone fine a una love story solida solo in apparenza. È stato il leader dell’Idv a usare per primo la spada: «Tra me e Grillo – ha detto Tonino – c’è una sola differenza: io critico ma voglio costruire un’alternativa, lanciare un modello riformista e legalitario. Lui invece mira a sfasciare tutto e basta». Un bel colpo, sferrato al momento giusto. Che fa parecchio male, proprio nel momento in cui l’ex comico sta dando il tutto per tutto per conquistare consensi. La replica di Grillo arriva sul blog: «Le parole di Tonino mi lasciano sbigottito. Spero che sia stato un lapsus. Da lui, proprio da lui, non me le aspettavo». Già, vatti a fidare degli amici. Specie quando si è in vista della campagna elettorale.

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