Il turn-over fa bene anche ai partiti

giovedì 5 Aprile 20:51 - di

Si è sempre detto che la superiorità morale dei politici delle altre nazioni è che, al primo sospetto, si dimettono, salvando così la faccia e le istituzioni che rappresentano. Nei Paesi anglosassoni – da Profumo (John) a Clinton – ci si dimette solitamente per scandali sessuali (cosa impensabile non solo in Italia, ma soprattutto in Francia). Nei Paesi germanici ci si dimette anche per una nota spese non chiara. Certo, la differenza tra noi e il resto del mondo (compreso quello in via di sviluppo) è il potere anomalo e l’inconcepibile discrezionalità che hanno i nostri magistrati, nonché la loro patente politicizzazione che, in qualsiasi altra latitudine, impedirebbe anche il solo accesso alla professione. Ovunque il grado di civiltà si misura sull’affidabilità della giustizia. E secondo questo parametro noi siamo gli ultimi del pianeta. Quindi, altrove, ci si dimette fidando in un chiarimento successivo. Qui, chi di speranza vive disperato muore. Cionondimeno, l’unico modo che ha oggi la politica per difendersi dalla demoniaca alleanza magistrati-giornalisti (egregiamente ritratta dall’editorialista del Figaro Eric Zemmour) è togliersi dalla linea di fuoco e privare i media degli argomenti per tenerti sulla graticola per mesi. Non sono mancati ieri i paragoni tra Bossi e chi, invece, le dimissioni non le ha mai date pur avendole annunciate. Eppure, se si fa parte di un partito, non ci si dovrebbe ritenere indispensabile o pensare che non ci sia nessun altro all’altezza di sostituirci. La stagione dei partiti carismatici, forse, è tramontata. Perché tutti gli uomini hanno un punto debole. E se gli avversari lo trovano si concentrano su quel punto finché non ti azzoppano. È il dramma delle monarchie: se uccidi il Re crolla lo Stato. Paragoni con Berlusconi per fortuna non ce ne sono stati, perché lui le dimissioni le ha già date. Per salvare il Paese. E forse non era nemmeno obbligato a farlo. Anzi, gli unici che dovrebbero pensarci due volte sono proprio il Premier, i sindaci e i Governatori di Regione. Quelli cioè eletti dal popolo. Perché il popolo è sovrano, la magistratura no.

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