Febbraio nerissimo, Italia in retromarcia

venerdì 13 aprile 21:00 - di

È un Monti abbacchiato e quasi depresso, quello che i retroscena politici danno in rotta con il governatore della Bce Mario Draghi (che gli contesta il bluff della riforma sul lavoro), in freddo con Napolitano (che gli sollecita misure per lo sviluppo) e ai ferri corti con il popolo italiano, che non deve essere proprio l’ultima delle preoccupazioni, per un presidente del Consiglio. Non è un caso se proprio ieri Palazzo Chigi, per rabbonire la stampa e tranquillizzare il Colle, abbia annunciato per martedì un vertice di maggioranza tra il premier e i leader di Pdl, Pd e Udc. Di cosa si parlerà lo ha annunciato personalmente il segretario del Pdl, Angelino Alfano: crescita, infrastrutture “e tutto ciò attiene allo sviluppo”. Intanto, però, un’altra brutta tegola è arrivata a turbare la sobria depressione montiana: il dato sulla produzione industriale, il peggiore degli ultimi tre anni. E stavolta è tutto da ascrivere a Monti, il quale, però, si schermisce: «Sono solo un volontariato – sottolinea – al quale il Capo dello Stato mi ha e ci ha chiamato per la messa in sicurezza del Paese». Una considerazione alla quale fa eco nel suo intervento il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Io sono qui come un richiamato della riserva».
Simpatiche schermaglie tra i due presidenti, nel giorno meno indicato, quello in cui arrivano i dati sulla produzione industriale, che a febbraio cala dello 0,7% rispetto a gennaio (dato destagionalizzato) e del 6,8% su base annua (dato corretto per gli effetti di calendario). Si tratta della discesa tendenziale più forte da novembre 2009, secondo l’Istat. Su base mensile, quindi, l’Istat registra, dopo il forte ribasso segnato a gennaio (-2,6%), una nuova flessione. Nella media del trimestre dicembre-febbraio l’indice risulta così diminuito dell’1,0% rispetto al trimestre immediatamente precedente.
In termini annui, invece, si tratta della sesta diminuzione consecutiva, con l’indice che viaggia in territorio negativo da settembre 2011 e il -6,8% di febbraio 2012 risulta il peggior dato da novembre del 2009 quando la produzione segnò un calo del 9,3%. «Pesa la recessione ma anche il grave ritardo determinato dall’assenza di politiche per la crescita», commenta il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere. «Può essere il preludio ad una gelata dell’economia, in cui i problemi di caduta di domanda, produzione e occupazione, di rarefazione del credito e nuovo rialzo dello spread si avvitano su se stessi», dice Luigi Sbarra, segretario Confederale Cisl.

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