E gli onorevoli indagano sulla felicità (australiana)

lunedì 16 Aprile 20:35 - di

Se Al Bano e Romina avevano risolto il rebus sulla felicità bevendosi un bicchiere di vino con un panino, la Camera dei Deputati ha scelto di andare fino in fondo con una commissione d’indagine ad hoc. Tecnicamente si chiama “indagine conoscitiva sull’individuazione di indicatori di misurazione del benessere ulteriori rispetto al Pil” ma i tecnici della Commissione Bilancio la definiscono, quasi affettuosamente, “Commissione Felicità”. Da fine febbraio ha iniziato le sue audizioni nel tentativo di dare una risposta a un quesito che in Francia aveva già posto l’economista Fitoussi, a capo per mesi una commissione chiamata a valutare il grado di soddisfazione della comunità prescindendo dal fattore numerico del Prodotto interno lordo, ma valutando parametri come la qualità del lavoro, l’istruzione, l’ambiente, la salute, la sicurezza, il tempo libero, relazioni sociali, l’insicurezza economica e fisica. Questa mattina la Commissione “felicità” di Montecitorio, nell’ambito di una sessione della Bilancio, ascolterà i rappresentanti della “Barilla Center for Food & Nutrition”, un think tank sui temi della nutrizione che vanta un parterre di esperti di livello internazionale chiamati a trattare temi come il global warming, la denutrizione, l’esplosione demografica, la gestione dell’acqua. Un organismo autorevole che vanta un comitato scientifico di grande prestigio, del quale fa parte, udite udite, un insospettabile professore che oggi si ritrova a guidare il nostro Paese, tal Mario Monti.
Ma l’audizione più interessante, e per certi aspetti curiosa, è quella svolta l’8 marzo scorso con i rappresentanti dell’Australian International Bureau of Statistics, auditi in videconferenza con traduzione simultanea. L’istituto è prestigioso, opera in tutto il mondo e gode di grande prestigio. Ma l’idea che per valutare il livello di felicità degli italiani si debba chiedere il parere agli australiani, in effetti fa un po’ sorridere, soprattutto se questi statistici boreali risultano specializzati sugli studi sociali delle popolazioni aborigene: le loro valutazioni hanno recentemente ispirato alcune proposte “indecenti” del governo australiano, come quella di offrire soldi agli aborigeni (la cui vita media di un è inferiore di 17 anni a quella di un australiano bianco, sulla base degli studi dell’istituto di statistica) in cambio dello stoccaggio delle scorie di uranio. Ma cosa ci hanno spiegato gli australiani nell’audizione alla Camera? Dopo alcune settimane di attesa, sono spuntati fuori i verbali stenografati, con le analisi di Gemma Van Halderen, direttrice della sezione Analisi sociale, e Sue Taylor, della sezione Demografica. «Oggi, in Australia rappresentiamo il progresso servendoci di uno strumento che funziona come il cruscotto di una macchina, con diversi indicatori luminosi che designano i tre settori considerati, ovvero la società, l’economia e l’ambiente. In questa sorta di pannello, individuiamo gli aspetti-chiave della vita sui quali dobbiamo focalizzarci. Per esempio, nell’ambito della società, studiamo la salute, la sanità, la scuola, la formazione, il lavoro, la criminalità, la coesione delle famiglie, delle comunità e delle società, la democrazia, la governance e la cittadinanza. Anche nel settore ambientale ed economico concentriamo le nostre misurazioni su aspetti altrettanto fondamentali per avere una visione globale del progresso del Paese…». Dunque, spiegano quelli dell’Australian Bureau of Statistics, il metodo è quello di ascoltare molto la popolazione, più che rifarsi alle indicazioni statistiche a basta, argomento questo che solleva la curiosità di alcuni commissari. Ma man mano che si procede si inizia però ad intuire il vero motivo dell’audizione, che è da cercare nella presidenza leghista della Commissione, capitanata da Giancarlo Giorgetti. Il governo australiano è federale, non a caso il deputato del Pdl eletto in Oceania, Marco Fedi, vuol avere spiegazioni come gli indicatori sull’ambiente “incidano sulle scelte politiche del Parlamento federale, questione che interessa molto gli amici della Lega”. Di lì a poco interviene anche il leghista Massimo Bitonci, che chiede alle due analiste se utilizzino il sistema federale come indicatore di “felicità”. Ma la risposta nei verbali manca. Deve esserci stata un’interruzione audio-video. O un legittimo evitamento di domanda per manifesta infondatezza.

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