Le donne anti-Cav in processione da Monti

4 Gen 2012 20:39 - di

Dalla piazza grondante rabbia contro il sessismo machista del Cavaliere a una timida letterina per chiedere al premier “salva Italia” un appuntamento, magari un caffé mordi e fuggi. Il comitato Se non ora, quando? ieri ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Monti, «per chiedere un incontro per poter esporre le sue proposte sui temi che riguardano le pari opportunità per le donne». Il 13 febbraio, a seguito di una grande manifestazione popolare – si legge nel comunicato –  è nata una rete molto estesa di donne. Questo movimento, che raccoglie persone di differenti orientamenti politici, culturali e religiosi, si è formato intorno alla richiesta pressante di una nuova dignità nazionale delle donne italiane». Meglio rinfrescare la memoria a Monti che, per quanto saggio, sobrio e super partes, all’epoca era in altre faccende affaccendato. Noi ce le ricordiamo eccome, le Erinni oggi diventate micine. «Donne ora basta!» urlavano contro Berlusconi e l’Italia da comprare, «scendete in piazza, ammutinatevi, ribellatevi». Le prove generali a Milano, poi in tutta Italia, tantissimi, donne, uomini, bambini, scrivevano i quotidiani amici. Ce le ricordamo, le foto sui giornali che suggellavano l’abbraccio tra futuriste e democratiche, i video, i servizi dei telegiornali, le puntate speciali, le campagne sul web. Tutti a inneggiare al miracolo bipartisan, all’alleanza delle intelligenze rosa contro starlette e veline “tutte tette e niente cervello”. Gomitoli di lana e ombrelli «contro il fango del bunga bunga», tra le più scatenate Susanna Camusso, le attrici Margherita Buy e Laura Morante, le parlamentari Livia Turco, Rosi Bindi, Giulia Bongiorno e il direttore de l’Unità Concita De Gregorio. E adesso? Stregate dalla perizia del governo tecnico e dal new style dell’Uomo della provvidenza si mettono in fila per un’udienza. Tanto per non far perdere le tracce. Monti per ora non risponde, magari un giorno farà recapitare un mazzo di fiori alla sede del comitato. Che orrore, roba berlusconiana…

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