«Senza riforme nessuno può governare»

16 Dic 2011 20:02 - di

«Monti è fortunato», dice Margherita Boniver, ma non si riferisce né alla manovra né a quello che lo attende come premier. Su questo, la parlamentare del Pdl, è d’accordo con Berlusconi: se non si fanno le riforme nessuno può governare l’Italia. «Monti è fortunato – precisa la Boniver – perché si è trovato tra le mani un accordo già maturato nel tempo che, dopo la sospensione per la guerra, ora viene riportato agli onori della cronaca con grandi benefici per le industrie italiane». Si parla del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, rilanciato l’altro ieri dopo un incontro tra il premier italiano e il presidente libico ad interim Mustafa Abdul Jalil. «È una buona notizia, è una boccata d’ossigeno per le aziende italiane che sono presenti in forza in Libia», aggiunge la deputata, che è membro della commissione Esteri e presidente del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen.

Onorevole, quanto è importante che Monti si mantenga nel solco della politica estera del governo precedente?

È molto importante, perché Berlusconi ha fatto egregiamente gli interessi dell’Italia. Il rilancio del Trattato lo dimostra, e lo dimostra anche il fatto che in modo inusuale ma molto cortese Jalil, al termine dell’incontro con Monti, abbia voluto ringraziare Berlusconi, Frattini e La Russa, per il sostegno al processo rivoluzionario.

Va letta in questa chiave anche la notizia per cui il gasdotto South Stream potrebbe arrivare direttamente in Italia, privilegiando il nostro Paese rispetto all’Austria?

South stream è un progetto molto ambizioso, che avrà anch’esso grandissimi benefici nei confronti della nostra economia, garantendo l’approvvigionamento di gas e petrolio. Il governo Berlusconi ha svolto un’azione politica e diplomatica di indubbia bontà, dai canali privilegiati con Putin, al lavoro realizzato verso la Turchia, fino alla posizione adamantina al fianco del governo di Israele, contemporanea alla grande amicizia e cooperazione con i palestinesi. Si tratta di aspetti della politica estera del governo Berlusconi che non sono mai stati messi sufficientemente in evidenza, ma che sono stati di grande importanza.

E che ora?

E che ora immagino saranno altrettanto importanti per questo governo, che ha Terzi come ministro degli Esteri.

Non teme che in Libia l’attivismo della Francia possa danneggiarci?

Certamente la fretta con cui gli aerei francesi e inglesi sono partiti per la Libia ha fatto pensare a una guerra commerciale anche nei confronti dell’Italia. E nei mesi scorsi si è molto parlato del fatto che potessero togliere qualcosa alle industrie italiane per darlo a quelle francesi, ma oggi questo timore può essere allontanato: l’Italia continua a mantenere la sua posizione di prima nazione presente in Libia.

Dunque in politica estera Monti capitalizza le azioni già avviate, ma nella politica interna sta sperimentando tutte le difficoltà del ruolo. Berlusconi ha detto che il nuovo premier «è disperato».

E ha anche citato Mussolini dicendo che «governare gli italiani non è impossibile, è inutile». Io penso che abbia toccato una grande verità: il tema delle riforme. O si mette mano ad alcune indispensabili modifiche delle nostre istituzioni o Monti, o chiunque vada a Palazzo Chigi, tecnico o eletto che sia, troverà sempre maggiori difficoltà nel governare e nel prendere decisioni in tempi ragionevoli. I tempi del parlamentarismo sfrenato portano a mesi e mesi di discussione e di rimpallo tra una Camera e l’altra. Se non si mette mano a questo, il nostro sistema sarà sempre più asfittico, ingessato e questo avrà delle grandissime conseguenze.

Quali sono le «riforme indispensabili»?

In estrema sintesi, bisogna dare più poteri al premier, che in Italia ne ha meno di un sindaco di una grande città. Penso ai temi della grande riforma lanciata da Craxi negli anni Ottanta, ovviamente con modifiche e aggiornamenti, e penso anche che questo “intervallo” sarebbe un buon momento per realizzarla. Dovrebbe dare forza ai partiti per la costituzione di un’altra commissione speciale bipartisan che realizzi le riforme.

A proposito di Craxi, che effetto le ha fatto l’addio di Stefania al partito?

Mi è dispiaciuto, soprattutto per il cognome che porta, ma era nell’aria. Avevo letto diverse interviste molto critiche verso Berlusconi, poi c’è stata quell’assemblea dei suoi riformisti, mi è sembrato che fosse un primo passo di avvicinamento a Casini.

Non è che c’è una fibrillazione del mondo socialista del Pdl? Lei, Cicchitto, Brunetta e altri avete fatto da poco un convegno d’area…

Ed è stato un convegno molto importante, ma non siamo una corrente e il nostro riferimento è Berlusconi. Non c’è alcun accostamento possibile con la scelta di Stefania. Non ho parlato con lei, ma mi è sembrato di capire che – oltre a un desiderio di protagonismo, che è una cosa lecita e anche apprezzabile, considerato che è una lavoratrice straordinaria – ci siano delle motivazioni piuttosto deboli: ho letto l’intervista e francamente lasciare Berlusconi perché racconta delle barzellette…. A me dispiace, perché lui non se lo merita.

Al “Corriere” la Craxi ha detto anche che «continuerà a comandare», senza che l’abbia deciso alcun organo di partito.

Ma anche questo mi lascia perplessa. Berlusconi è un leader riconosciuto che ha sempre dato grandissime prove di capacità politiche e di doti umane. Ripeto, questa vicenda mi dispiace e mi lascia perplessa.

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