Egitto, verso la vittoria dei fratelli musulmani

giovedì 1 Dicembre 19:59 - di

La prima notizia è questa: è stato rinviato l’annuncio dei risultati elettorali della prima tornata di voto in Egitto, previsto ieri sera. Lo ha reso noto la televisione di Stato senza indicare, al momento, quando ci sarà l’annuncio del voto che si è svolto lunedi e martedì in nove dei 27 governatorati egiziani. Il rinvio è dovuto al prolungarsi delle operazioni di spoglio delle schede in alcune circoscrizioni. La seconda è che malgrado le lungaggini tipiche, si confermano le previsioni della vigilia: il Partito Giustizia e Libertà, il principale partito di riferimento dei Fratelli Musulmani, sarebbe in testa in sette dei nove governatorati egiziani.
Secondo il giornale indipendente al-Shorouk, il partito islamico sarebbe in testa anche al Cairo con il 43% dei voti, seguito dai salafiti di al-Nur e dal Blocco egiziano, composto da formazioni liberali e progressiste. Alcuni dirigenti di Giustizia e Libertà hanno stimato di conquistare il 40% dei 168 seggi parlamentari. Le elezioni parlamentari egiziane si svolgeranno in tre fasi. I risultati ufficiali definitivi saranno annunciati il 13 gennaio. A contrastare il passo alla vittoria che si annuncia quasi un trionfo dei Fratelli Musulmani, in alcuni quartieri del Cairo si danno per ben piazzati candidati di altri partiti come il Blocco Egiziano (fondato dal magnate della telefonia mobile, il copto Naguib Sawiris) e la Rivoluzione Continua – formazione di sinistra – che hanno ottenuto buoni piazzamenti, ma forse dovranno affrontare ballottaggi. Personaggio di cui molto si parla come di una possibile vincitore a Heliopolis – quartiere residenziale e abbiente, nel quale c’è anche la residenza presidenziale – è l’indipendente Amr Hamzawy, 43 anni, studioso dei rapporti tra politica e religione, autore di libri sulla politica nel mondo arabo: in particolare, insieme con il celebre Nathan Brown, docente di Scienze Politiche a Chicago, è autore di Tra religione e politica. È anche vicino all’organizzazione americana dei diritti umani Human Rights Watch.
A livello nazionale, secondo stime ancora ufficiose, la confraternita e il suo partito Giustizia e Libertà sono al primo posto in Egitto, seguiti molto spesso dalla coalizione al Nur (la Luce) dei partiti salafiti. Si aggiudica il terzo posto la coalizione di partiti laici e moderati del Blocco egiziano, con gli egiziani liberi del tycoon copto. Le urne sembrano invece aver punito gli ex esponenti del partito nazionale democratico dell’ex presidente Hosni Mubarak, che si sono ricandidati come indipendenti. Stando alle indiscrezioni riportate dai media egiziani, i partiti islamisti vanno molto bene nelle zone rurali come il Fayyoum, dove i Fratelli musulmani dicono di avere incassato il maggior numero di voti, meno bene al Cairo dove in alcuni quartieri più residenziali si è imposto come visto il Blocco. Quello che è certo è che la “Brotherhood” è in testa praticamente ovunque: Alessandria, da anni roccaforte dei Fratelli musulmani, a Porto Said e forse anche a Luxor, dove se la batte col Blocco egiziano. In attesa della certificazione ufficiale della vittoria il capo di Giustizia e libertà, Mohamed Morsi, ha già messo in chiaro che dovrà essere la nuova maggioranza parlamentare ad esprimere il prossimo governo. Sul sito dei Fratelli si legge che non sono disposti ad allearsi con gli estremisti di al Nur. Da parte sua il Blocco egiziano si prepara a dare battaglia nei prossimi due turni che si terranno il 14 dicembre e il 3 gennaio, mentre i manifestanti in piazza Tahrir annunciano una nuova manifestazione per oggi.
Ma chi è il leader della confraternita che si sta affermando in molto Paesi del Maghreb? Mohammed Badié, ossia è l’ottava Guida generale dei Fratelli musulmani egiziani. In passato ha diretto la filiale egiziana dell’Organizzazione islamista internazionale. Prima di diventare Guida generale, Badié è stato membro del Consiglio direttivo del gruppo dal 1996. Badié è un medico veterniario, laureato al Cairo nel 1965, anno in cui fu arrestato per la sua attività politica nella Fratellanza Musulmana, durante un rastrellamento a livello nazionale ordinato dall’allora presidente Nasser. Venne condannato a 15 anni di carcere da un tribunale militare. Solo nel 1974 venne liberato sulla parola insieme a quasi tutti gli altri prigionieri dal nuovo presidente Anwar al-Sadat.
I Fratelli Musulmani nascono nel 1928 al Cairo da un insegnante e studioso di religione, Hassan el Banna, e vivono vicende alterne nei diversi regimi che seguono la caduta della monarchia. Nel ‘52, dopo la rivoluzione degli Ufficiali Liberi che porterà Gamal Abdel Nasser a diventare presidente, il movimento religioso gode di grande favore e collabora con il regime appena nato. Ma la luna di miele dura poco e, per vendetta contro un attentato fallito contro di lui, Nasser li dichiara fuori legge nel ‘54. Il bando durerà fino a quando Sadat deciderà di riabilitarli, facendo riaprire le loro sedi e consentendo loro anche di pubblicare un giornale. Meno disponibile, ma a fasi alterne, il regime di Mubarak, dall’81 al 2011, che ne ha fatti arrestare molti nel corso dei 30 anni, ha intralciato ripetutamente le loro attività, impedendo loro un partito politico (non erano consentiti quelli di natura religiosa), ma non ha bloccato le loro attività assistenziali per gli egiziani meno abbienti. A questi la Fratellanza ha sempre tentato di garantire scuole, assistenza sanitaria, solidarietà sociale anche grazie alle posizioni di potere raggiunte dentro le corporazioni professionali. Nel 2005 alle elezioni politiche è grande la loro prima affermazione con la conquista di 88 seggi, un terzo dei deputati nell’Assemblea del Popolo (la camera bassa), tutti però conseguiti rigorosamente a titolo individuale, cioè non come formazione politica. La loro attività a favore della popolazione povera e del proselitismo differenzia le direttive del movimento dalla piattaforma politica del partito, che almeno nominalmente si riferisce solo a un’azione politica.
Uguaglianza per tutti davanti alla giustizia, e solidarietà sociale, sostegno alla proprietà privata e orientamento verso il libero mercato, moderato da garanzie per salari adeguati e welfare diffuso. I Fratelli non accettano però gli scioperi che possono danneggiare l’economia e non amano i sindacati, anche se in Egitto questi non hanno mai svolto un vero antagonismo.
Il sistema politico egiziano è tra i più complessi: oltre quaranta milioni di egizianistanno votando per i 498 seggi dell’Assemblea del popolo e i 270 della Shura, pari al Senato. Il sistema elettorale è complesso e lungo. Le due Camere saranno nominate e si potranno insediare solo a metà marzo.

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