E ora Sarkò scopre la gossip-diplomazia

martedì 8 Novembre 20:06 - di

È peggio essere un “bugiardo” o essere una “culona”? Scelta ardua, non c’è che dire. Come la seguente: è peggio insultare (con tanto di registrazioni) il presidente di un Paese con la bomba atomica e neanche tanti scrupoli a minacciare di usarla o fare pesanti apprezzamenti (presunti e senza uno straccio di prova) contro la cancelliera di una nazione che è solo la locomotiva economica d’Europa? Domande che attraverseranno in queste ore la mente del presidente francese, Nicolas Sarkozy. Un sito specializzato avrebbe infatti beccato Sarkò in conversazione privata con Obama. «Netanyahu? Non lo posso più vedere, è un bugiardo», avrebbe detto il primo. E il presidente americano avrebbe risposto lamentandosi di dover «trattare con lui tutti i giorni». Tutto sarebbe accaduto in un colloquio privato avvenuto il 3 novembre a Cannes durante il G20. Lo scambio era a porte chiuse ma è giunto alle orecchie di alcuni giornalisti in modo fortuito poiché l’organizzazione del G20 ha fornito in anticipo le cuffie per la traduzione della conferenza stampa. Alcuni inviati hanno collegato subito gli auricolari al telefono cellulare, riuscendo a captare alcune parole della conversazione privata. Diversi giornalisti avrebbero già confermato di aver ascoltato proprio quelle frasi. Nella stessa conversazione, Obama avrebbe rimproverato a Sarkozy di non averlo avvertito in anticipo che avrebbe votato per l’adesione dell’Autorità palestinese all’Unesco come stato palestinese, una decisione alla quale gli Usa si sono opposti in modo deciso. Frettolosa e imbarazzata la replica del ministro degli Esteri transalpino Alain Juppè, che ha ribadito come la posizione della Francia sulla questione mediorientale sia «equilibrata». Resta il fatto che la diplomazia internazionale non dovrebbe mai basarsi su spifferi, voci di corridoio, rumors o pettegolezzi. Sdoganando il gossip, invece, si rischia di finirne schiacciati a propria volta. E magari, ai prossimi summit, di non avere proprio nulla di cui ridere.

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