Chi cambia schieramento chi rappresenta?

mercoledì 19 Ottobre 21:07 - di

Il giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi, detto il “rottamatore”, pur non dicendo nulla di originale ha dato espressione a quello che pensano in molti. Chi, una volta eletto in uno schieramento, passa dall’altra parte, dovrebbe ancora rimanere in Parlamento? Sappiamo tutti che la nostra Costituzione prevede che i parlamentari non conservino vincoli di partito una volta eletti, ma questo è perché si ritiene che il vincolo lo abbiano con gli elettori. In linea puramente teorica, quindi, avrebbe senso se si venisse eletti con le preferenze. Molti – dopo decenni di esperienza – sono finiti per ritenere che il vincolo esclusivo con chi ti dà la preferenza possa ovviamente generare guasti. Soprattutto in una realtà sociale come la nostra, dove il consenso di rado è generato dalla somma di scelte individuali, ma piuttosto risponde a logiche di “gruppo” (legittime e non). La legge attuale è però accusata di aver estremizzato il vincolo con i capi di partito. In realtà una fotografia attuale del Parlamento fa notare che così non è. E questa è la ragione per la quale la maggioranza – in particolare alla Camera – è tutt’altro che stabile. Il numero di “cooptati” nelle liste che poi hanno preso strade personali è esorbitante e ha stravolto già da subito il risultato elettorale. I cosiddetti lib-dem (3) eletti nelle liste del Pdl (La Malfa addirittura capolista nelle Marche) hanno abbandonato la Casa madre dopo un solo mese, passando all’opposizione. Il piccolo gruppo dell’Api, conta tre ex Pd, un ex Udc e un ex Idv. Dall’Idv se ne sono andati altri tre passati al gruppo misto. Gruppo composito quest’ultimo. Dei 35 più o meno indipendenti, però, la maggioranza è stata eletta nel Pdl. Ce ne sono di vario tipo, ad esempio Sardelli e Versace che oggi sono opponenti e Urso e Ronchi che ri-sostengono la maggioranza. Ci sono poi, è noto, i 27 del Fli, passati dal Pdl all’opposizione. E quelli che hanno cambiato schieramento più di una volta. Forse più che una nuova legge elettorale ci vorrebbe una modifica costituzionale.

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