Il tribunale di Roma scoppia: processi troppo lunghi

mercoledì 20 Luglio 20:12 - di

Il tribunale di Roma scoppia. Processi penali pendenti aumentati del 22% negli ultimi anni e sempre più lunghi; e una pendenza «gravissima» anche nel settore civile, per lo meno davanti alla prima sezione, quella che si occupa del diritto di famiglia. Eppure di fronte a questa situazione non sono state compiute dal tribunale di Roma «scelte credibili», cioè accompagnate da un’analisi sull’efficacia del loro impatto.
È per questa ragione che il plenum del Consiglio superiore della magistratura all’unanimità ha bocciato il piano organizzativo per il triennio 2009-2011 del tribunale più grande d’Europa. Non è stato predisposto «un organico, documentato e razionale programma di analisi dei flussi e delle pendenze, che deve essere accompagnato da rilevazioni statistiche attendibili», è la lamentela di fondo di Palazzo dei marescialli che giudica perciò «non convincenti» le scelte compiute dal piano. «Alla gravità della situazione» riscontrata nel settore che si occupa dei dibattimenti collegiali penali, e segnata oltre che dall’incremento dalla «manifesta difficoltà nella conduzione di processi a elevata complessità», «non si è fatto fronte», rimprovera tra l’altro il Csm, con l’aumento dei magistrati addetti e delle udienze. Secondo il Csm, insomma, il progetto di organizzazione presenta «vizi di fondo nell’impostazione» e che dunque non consente il «superamento di picchi di inefficienza» della struttura.
Secondo il deputato Manlio Contento, avvocato, componente la conmissione Giustizia della Camera, «va certamente salutato con soddisfazione l’utilizzo di criteri che servono a misurare l’efficienza degli uffici giudiziari». «Se il Csm – continua l’esponente del Pdl – ha assunto questa posizione rispetto al piano triennale, gli uffici dovranno rielaborarlo per far lavorare meglio gli operatori della giustizia. Ma non dobbiamo dimenticare che questi rilievi sono fatti soprattutto nell’interesse dei cittadini che soffrono di questa situazione, più ancora di coloro che operano del comparto».
Domenico Benedetti Valentini, avvocato, membro della commissione Giustizia di Palazzo Madama, non si sorprende che quello che è il tribunale più grande d’Europa sia afflitto da queste problematiche: «Il problema non è il tribunale di Roma, ma nasce da molto lontano. Negli altri Paesi europei questo non accade perché da tempo si è effettuato lo scorporo dei tribunali, ossia si preferisce dare competenze a tribunali per così dire minori, anziché concentrare tutti in una struttura gigante, la quale ovviamente non riesce a lavorare con efficienza, e non per colpa sua». E aggiunge: «In realtà si tratta di due filosofie diverse e contrapposte: una che va verso la centralizzazione degli uffici, anche geografica, e l’altra che va nella direzione opposta. Però la centralità crea i problemi di smaltimento e quant’altro cui stiamo assistendo al tribunale di Roma».
Per l’avvocato Benedetti Valentini, insomma, le difficoltà registrate nella capitale dipendono esclusivamente dalla mancata fluidificazione del lavoro che si potrebbe ottenere attraverso il decentramento degli uffici giudiziari: «Ma perché non si prende esempio dai tribunali “virtuosi”?, chiede il senatore del Pdl, che spiega: «Spesso si cita come esempio positivo il presidente della corte d’Appello di Torino Mario Barbuto, che ha dimostrato grande efficienza nell’organizzazione territoriale: più si decongestionano i grandi centri, incrementando i tribunali minori, anche quelli nei comuni non capoluogo, meglio funziona la macchina della giustizia».
A questo proposito, Benedetti Valentini ha ricordato che il presente governo moltissimo sta facendo per affrontare questi problemi: «Stiamo varando provvedimenti per la semplificazione dei riti del diritto civile, l’informatizzazione degli uffici sta dando i suoi primi frutti, e in cantiere abbiamo l’importante misura che consentirà ai giovani praticanti avvocati e magistrati di poter effettuare parte del loro apprendistato presso gli uffici giudiziari, cosa che sgraverebbe enormemente gli uffici stessi dalla mole di lavoro con aumento immediato di efficienza».

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