Putin annuncia: a causa delle sanzioni dovremo potenziare l’industria bellica

La Russia deve «ridurre i rischi legati alla dipendenza dell’industria bellica nazionale dalle importazioni». Lo ha detto il leader del Cremlino Vladimir Putin in un incontro con la Commissione industriale militare a Mosca spiegando che «in caso di complicazioni nella situazione internazionale potrebbero esserci ripercussioni» in questo settore. E proprio poche ore fa, sullo sfondo della nuova guerra fredda per la crisi ucraina, Putin lancia le “guerre stellari”: una seconda sfida spaziale agli Usa, dopo quella vinta negli anni della cortina di ferro mandando in orbita il primo satellite, il primo uomo e la prima donna. All’indomani dell’annuncio che la Russia invierà i suoi primi cosmonauti sulla luna nel 2029, 60 anni dopo lo sbarco americano, il leader del Cremlino raddoppia: «Entro il 2023 manderemo in orbita una nostra stazione spaziale nazionale», ha promesso a sorpresa, solleticando l’orgoglio nazionale in uno dei settori storici di punta e rafforzando l’idea di una Russia che ha le potenzialità per fare da sola anche tra le stelle. Ma anche gelando le speranze americane di una proroga sino al 2024 (anziché il 2020) dell’attività dell’attuale stazione spaziale internazionale (Iss), dove peraltro tutti gli astronauti arrivano con la cara, vecchia Soyuz, compresi quelli Usa dopo che la Nasa ha mandato in pensione i suoi Shuttle nel 2011. «Esaminando le sanzioni contro l’industria spaziale russa, propongo agli Usa di far arrivare i propri astronauti sulla Iss con l’aiuto del trampolino», aveva ironizzato un anno fa Dmitri Rogozin, il vicepremier (sanzionato) che sovrintende al settore spaziale. Quella che sembrava solo una provocazione ora rischia di diventare realtà, creando problemi anche al programma americano per volare su Marte.

Putin raddoppia: manderemo una nostra stazione spaziale

Putin ha spiegato che la nuova stazione spaziale nazionale si rende necessaria per poter vedere «l’intero territorio del nostro vasto Paese», mentre dalla Iss si può vederne solo il 5%. In tal modo Mosca potrà controllare anche la regione artica, già militarizzata per ipotecarne le enorme risorse di gas e petrolio che si renderanno disponibili con lo scioglimento dei ghiacci per i cambiamenti climatici. Il progetto, ha assicurato Putin, «sarà sicuramente sotto il nostro controllo». L’uscita di Putin non è piaciuta ovviamente all’Onu, dove il finora non molto conosciuto Ufficio per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico (Unoosa) ha sottolineato che nelle attività spaziali la priorità deve essere la cooperazione internazionale. La fine della storica cooperazione russo-americana sulla Iss a favore di una stazione spaziale di Mosca è maturata sullo sfondo della nuova guerra fredda e delle sanzioni occidentali per la crisi ucraina. Il primo a profetizzare che la Russia non avrebbe prorogato la sua collaborazione sulla Iss sino al 2024 era stato lo stesso Rozogin, nel maggio 2014. Lo scorso novembre fonti di Roskosmos avevano lasciato trapelare che dal 2017 Mosca avrebbe cominciato a costruire la propria stazione orbitale, usando gli stessi moduli e veicoli spaziali destinati alla Iss. La nuova stazione sarebbe utilizzata anche come base per il programma lunare russo, che ha un costo stimato di oltre 200 miliardi di dollari e che si prefigge di costruire una base sul satellite della terra per colonizzarla. Secondo le stesse fonti, potrebbe servire in particolare per testare i veicoli spaziali pilotati per costruire le infrastrutture sulla luna. Nonostante la crisi e i tagli al budget, Roscosmos ha annunciato che il governo stanzierà circa 40 miliardi di dollari per il programma spaziale 2016-2025: Putin non sembra badare a spese per riportare la Russia in alto.