Omaggio collettivo al rabbino Toaff, che preparò il disgelo tra Israele e la destra

Centinaia di persone si stanno recando a rendere omaggio al feretro del rabbino capo emerito di Roma Elio Toaff, scomparso a 99 anni ieri sera, esposto sotto al colonnato del Tempio Maggiore a Roma. I funerali si svolgeranno nel pomeriggio con una cerimonia alla sinagoga di Livorno, in piazza Benamozegh, e al cimitero ebraico della città toscana. Papa Francesco di è detto vicino al rabbino Di Segni e alla “intera comunità ebraica di Roma nel ricordo riconoscente” di Elio Toaff “uomo di pace e di dialogo, che accolse Giovanni Paolo II nella storica visita al Tempio Maggiore”.

L’abbraccio con Giovanni Paolo II

Una delle immagini più potenti che segnano il rapporto tra le due fedi è proprio quella che ritrae Toaff vestito con i paramenti bianchi della tradizione accogliere nella Sinagoga di Roma papa Giovanni Paolo II il 13 aprile del 1986: la prima volta di un pontefice in un Tempio ebraico. Di quell’incontro scrisse piu’ tardi: ”Insieme entrammo nel Tempio. Passai in mezzo al pubblico silenzioso, in piedi, come in sogno, il papa al mio fianco, dietro cardinali, prelati e rabbini: un corteo insolito, e certamente unico nella lunga storia della Sinagoga”.

Per 50 anni alla guida degli ebrei romani

Per 50 anni Toaff è stato rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, la più numerosa d’Italia. Nato il 30 aprile del 1915 a Livorno, figlio del rabbino capo della città, Toaff era laureato in legge e in teologia all’Università di Pisa dove ottenne anche il titolo di rabbino maggiore. Nel 1941, nel pieno delle leggi razziali, andò a dirigere la Comunità ebraica di Ancona; due anni dopo, nel 1943, raggiunse i partigiani in Versilia. Catturato dai tedeschi – che poco dopo avrebbero compiuto la strage di Santa Anna di Stazzema – riuscì a scampare all’eccidio. Alla fine della guerra fu nominato rabbino capo di Venezia, dove divenne anche docente di Lettere ebraiche all’Università Ca’ Foscari. A Roma arrivò nel 1951. Alla sua autorevolezza e alla sua dottrina rese omaggio anche papa Ratzinger.

I rapporti con la destra italiana

Per quanto riguarda i rapporti con la destra italiana va ricordato che Elio Toaff fu osservatore attento della maturazione di Alleanza nazionale, seguendo con attenzione le svolte di Gianfranco Fini e incontrando Franco Perlasca, membro dell’assemblea nazionale di Alleanza nazionale e consigliere comunale a Padova, ma soprattutto figlio di quel famoso Giorgio Perlasca che nel 1989 ottenne la medaglia ai “giusti tra le nazioni” dal museo dell’Olocausto a Gerusalemme per aver salvato migliaia di ebrei durante la persecuzione nazista. Toaff ebbe anche un ruolo decisivo nel preparare il terreno al viaggio di Gianfranco Fini a Gerusalemme nel 2003, obiettivo per il quale la “diplomazia” postmissina si spese a partire dal ’95. Quando nel 2002 la Provincia di Roma organizzò una mostra sul ghetto nella Capitale Elio Toaff fu uno degli illustri visitatori della rassegna. Toaff commentò positivamente anche il libro di Gianfranco Fini L’Europa che verrà nel quale il leader di An sosteneva la necessità del richiamo nella costituzione Ue alle radici giudaico-cristiane. La stretta di mano tra lui e l’allora vicepremier Fini fu definita “storica”.