A Mattarella piace l’antifascismo da museo, ma piazzale Loreto fu “atto barbaro”

“La nostra Costituzione è il frutto della lotta antifascista contro la dittatura”. Sergio Mattarella concede una lunga intervista a Ezio Mauro su Repubblica e, a proposito di memoria storica e di 25 aprile, ristabilisce una gerarchia tra giovani di Salò e partigiani: pietà per i morti – ammette – ma i primi stavano dalla parte sbagliata, i secondi dalla parte giusta. In pratica una rivendicazione delle ragioni dei vincitori che non aiuta il processo di riconciliazione avviato da Luciano Violante quando parlò della necessità di comprendere le ragioni dei ragazzi e delle ragazze che scelsero la Rsi.

Mattarella e le stragi compiute dai partigiani

Tutto quel dibattito viene bollato come “revisionista” da Ezio Mauro mentre Mattarella giudica le stragi compiute nel “triangolo rosso” dai partigiani come episodi crudeli ma da catalogare come “deviazione” della Resistenza e mai paragonabili agli eccidi compiuti dai regimi che predicavano un’ideologia totalitaria e razzista. Mattarella fa solo una concessione alle ragioni di chi crede che una condanna storica della guerra civile cominciata dopo il 25 aprile 1945 possa essere il solo passo concreto verso la riconciliazione ed è il passaggio in cui parla di piazzale Loreto: l’esposizione dei corpi di Mussolini e Petacci e degli altri gerarchi fascisti fu atto disumano che tradì gli ideali originali della Resistenza. Volutamente ignorate le divisioni che pure esistettero all’interno della stessa Resistenza italiana, una parte considerevole della quale aspirava a trascinare l’Italia nell’orbita della Russia comunista, “liberando” l’Italia da una dittatura per consegnarla quindi ad un’altra dittatura.

Il 25 aprile deve restare la festa dell’antifascismo

Ancora, Mattarella archivia il dibattito sulla possibilità – evocata in passato anche da esponenti della sinistra – di trasformare il 25 aprile in una festa non più divisiva che faccia proprio il valore della libertà come valore antitetico a tutte le ditttaure. No, afferma il nostro presidente, l’equidistanza tra fascismo e antifascismo è “impraticabile”, l’antifascismo resta valore perenne, il 25 aprile deve restare la festa che esclude i “vinti”.