Mattarella a Milano: «Nella Resistenza anche violenze e reticenze»

Mattarella è stato accolto al suo arrivo al Piccolo di Milano dall’applauso della gente che si era posizionata dietro le transenne. Ad aspettarlo il sindaco Giuliano Pisapia, il presidente della Regione, Roberto Maroni, il direttore del Piccolo Sergio Escobar. Mattarella, sceso dall’auto, si è fermato a salutare alcuni studenti delle scuole superiori prima di entrare nella sala dove sono presenti fra gli altri la segretaria Cgil Susanna Camusso, il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, Corrado Passera e Lella Costa, tra gli altri. Nelle sue parole celebrative sul 25 aprile va segnalato un cambio di passo rispetto alle dichiarazioni dei giorni scorsi: «Fare memoria in un popolo vuol dire anche crescere insieme. Oggi possiamo riconoscere che nella lotta partigiana vi furono, accanto ai tanti eroismi personali anche alcuni gravi episodi di violenza e colpevoli reticenze». 

Mattarella: guai a porre vincoli alla libera ricerca

«Molto si è discusso negli scorsi decenni sull’eredità politica della Resistenza, sulle violenze degli anni della guerra e di quelli immediatamente successivi, sui caratteri della nostra identità nazionale. È bene che la ricerca storica continui, che mostri verità trascurate, che offra interpretazioni sempre più ricche e sfidanti. Guai a porre vincoli, anche solo di opportunità, alla libertà di ricerca», ha aggiunto il presidente della Repubblica, che perònon ha corretto il tiro rispetto alle parole dei giorni scorsi sulla “gerarchia” tra i giovani di Salò e partigiani. Parole stridenti e contraddittorie in bocca a chiunque  si richiami all’unità del popolo italiano. «Pietà per i morti,  – oggi specifica – rispetto dovuto a quanti hanno combattuto in coerenza con i propri convincimenti: sono sentimenti che, proprio perché nobili, non devono portare a confondere le cause, né a cristallizzare le divisioni di allora tra gli italiani».

La democrazia, conquista di ogni giorno

Mattarella ha ricordato poi il valore della Resistenza come radice della nostra democrazia, il cui esempio più fulgido è stata la Costtuzione. «È la pietra angolare su cui poggia la civiltà e il modello sociale che i nostri padri ci hanno lasciato. La Costituzione resta il cuore e, insieme, per meglio stare nella metafora, il cervello che guida. Ma la democrazia, al pari della libertà, non è mai conquistata una volta per tutte. È un patrimonio che ci è stato consegnato e che, nel volgere di mutamenti epocali, dobbiamo essere capaci di trasmettere alla generazioni future». «Per noi democrazia oggi vuol dire anche battaglia per la legalità. Vuol dire lotta severa contro la corruzione. Vuol dire contrasto aperto contro le mafie e tutte le organizzazioni criminali». Democrazia, ha aggiunto è lavorare per un’Europa più solidale e fre del lavoro «la priorità delle priorità».