Presto diventerà Irene: la scelta-choc di un ragazzo transgender di 15 anni

Presto diventerà Irene un adolescente di sesso maschile ora quindicenne, che in una lettera ai genitori scritta quando aveva 13 anni confessava ai suoi che fin da piccolo si sentiva una bambina nel corpo e che non ce la faceva più a sognare al femminile. Una lettera che ha dato il via a un calvario familiare. La consapevolezza di essere nato in un corpo “sbagliato” e il coraggio di scrivere una lettera a mamma e a papà. «Chiedeva aiuto per diventare una donna altrimenti si sarebbe ucciso», ricorda Rita, la mamma che insieme al marito Massimo ha deciso di raccontare la sua storia al Corriere della Sera, raccontando tutte le difficoltà che si sono ritrovati a vivere.

 Irene, adolescente transgender

Irene sperava di poter prendere subito gli ormoni per bloccare la pubertà, ma la la legge italiana prevede per gli adolescenti solo la psicoterapia. Così il ragazzo ha iniziato a rifiutare il cibo. I genitori raccontano che fin da piccolo il bimbo chiedeva perché non fosse una bambina. Non sono mancati gli aiuti psicologici, anche all’interno delle scuole frequentate. «Vorremmo che potesse prendere i farmaci, la sua sarà una vita più difficile, ma almeno più serena, sostengono i genitori. Ora ha iniziato a vestirsi da ragazza, si è fatta crescere i capelli e ha assunto il nuovo nome, Irene. Ha più fiducia in se stessa, anche se nel frattempo deve fare i conti con la crescita dei peli dovuti alla sua età. Per questo, conta i giorni che la separano dai 16 anni, quando potrà iniziare a prendere gli ormoni, senza infrangere la legge.

Le battaglie nelle scuole della ProVita Onlus

La vicenda strappa il cuore, si tratta di un caso ben preciso con un inizio, una fase evolutiva e una decisione maturata nel tempo con sofferenza. Intanto molto si può fare per contrastare la cultura transgender che con troppo disinvolutra viene propagandata nelle scuole senza valutare i costi familiari e umani di chi si trova a operare scelte dolorose e contraddittorie, iniziando un cammino che non si sa beno dove porti sotto il profilo della salute psicologica. Intanto si può evitare la propaganda e la recente petizione contro l’ideologia gender nelle scuole indirizzata al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al Miur, ha superato le centomila firme in poco più di 8 settimane, ci racconta il dottor Antonio Brandi, presidente della ProVita Onlus, l‘associazione che da anni si batte per contrastare il pensiero unico laicista nelle scuole che produce danni irreparabili. L’iniziativa invita a non fare confusione tra le patologie e le mode indotte. In molte scuole, e perfino negli asili nido, con il pretesto della “lotta alla discriminazione”, si insegna ai bambini a negare la naturale differenza sessuale, a identificarsi in qualsiasi “genere”, sia esso transgender, omosessuale o bisessuale, equiparando ogni tipo di “famiglia”. Di più, il  nostro governo e moltissimi enti locali stanno spendendo milioni di euro in questa campagna ideologica in sostegno di organizzazioni LGBT. «Consulenti LGBT entrano nelle scuole per interrogare gli studenti sul loro grado di “omofobia”, racconta Antonio Brandi: «Trovo pazzesco che mentre le nostre scuole cadono a pezzi, il nostro governo considera una priorità assoluta educare i nostri bambini al gender».