Veneziani difende Heidegger: macché antisemita, fu un grande del ‘900

Si riapre una sorta di processo al pensiero di Martin Heidegger per un concetto, una parola, che compare in alcune pagine inedite del filosofo tedesco: la parola è “autoannientamento”. Usata da Heidegger per definire il contesto che condusse alla Shoah, allo sterminio degli ebrei. Una prova inequivocabile dell’antisemitismo del filosofo? In realtà estrapolata dal contesto (che ancora non è chiaro) la citazione appare come un marchio d’infamia sul pensiero heideggeriano.

La Shoah sommo compimento della tecnica

La Shoah avrebbe allora un ruolo decisivo nella storia dell’Essere, perché coinciderebbe con il “sommo compimento della tecnica” che, dopo aver usurato ogni cosa, consuma se stessa. In tal senso lo sterminio degli ebrei rappresenterebbe quel momento apocalittico in cui ciò che distrugge finisce per autodistruggersi.

L’ebraismo e la modernità

Tuttavia, se si fa riferimento alle idee di Heidegger sull’ebraismo come fattore determinante della modernità la consequenzialità dell’assunto appare in una nuove luce: la tragedia della camere a gas rappresenterebbe l’orrorifico epilogo di una modernità di cui anche l’ebraismo, protagonista dello spirito moderno, risulterebbe complice.

Veneziani: il suo pensiero resta indispensabile

Sull’argomento (portato all’attenzione dei lettori dal Corriere di domenica) si sofferma Marcello Veneziani sul Giornale, sostenendo che “l’ebraismo metafisico è per Heidegger il motore della modernità e coincide con il dominio planetario della Tecnica e lo sradicamento universale, il primato della Finanza e l’oblio dell’Essere. Quel seme metafisico si servì del nazismo come del comunismo ma – avverte Veneziani – si esprime alla massima potenza nell’americanismo”. In pratica secondo Veneziani anziché fare processi occorrerebbe guardare alla complessità del pensiero del filosofo, indispensabile per interpretare “gran parte della filosofia del nostro tempo”.