Pochi fondi Ue per i giovani. In Italia 730mila ragazzi senza lavoro

In Europa più di 5 milioni di giovani sono senza lavoro. Circa uno su cinque. In alcuni Paesi la disoccupazione giovanile è vicina al 50%. In Italia siamo al 43,9% (729 mila ragazzi). E’ una situazione inaccettabile. Il rischio di perdere per strada una intera generazione è molto alto. Non possiamo permetterlo. Marianne Thyssen, Commissaria Ue per l’occupazione, in una lettera al direttore del Corriere della Sera, ricorda le iniziative assunte dall’Europa per fronteggiare il problema e gli impegni di cui la Commissione si è fatta carico per sostenere tirocini e cicli formativi ai fini dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Il Fondo sociale europeo

Molte le somme stanziate. Parliamo di finanziamenti concessi dalla Ue, in particolare attraverso il Fondo sociale europeo e l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (Youth Employment Initiative): un totale di 6,4 miliardi di euro destinati a fornire un sostegno ai soggetti più svantaggiati. “Purtroppo devo constatare – scrive la Commissaria – che, a quasi due anni dal lancio dell’iniziativa, i risultati sono al di sotto delle aspettative, perché gli Stati membri hanno avuto difficoltà a reperire i finanziamenti per attuare le attività e le misure previste”. Quali difficoltà? E’ presto detto. I progetti richiedono il  “prefinanziamento” da parte del bilancio nazionale per poi essere rimborsati dai fondi della Ue. Un meccanismo che si è rivelato difficile e
complesso proprio per quei Paesi, Italia compresa, che presentano il tasso più elevato di disoccupazione  giovanile, soggetti al tempo stesso a “maggiori vincoli di bilancio”.

Una legge per incrementare il contributo Ue

L’idea maturata dalla Thyssen è di proporre una legge che consenta di incrementare il contributo della Ue per il prefinanziamento delle operazioni a favore dell’occupazione.
In questo modo, spiega, “gli Stati membri avranno i finanziamenti necessari per lanciare subito le misure utili a creare posti di lavoro”: Si calcola, così, di poter favorire una platea di circa 650 mila giovani che potrebbero beneficiarne direttamente. Ma i progetti e le riforme devono provenire dagli Stati membri, precisa la Commissaria. Sono loro che debbono dimostrare di saper utilizzare con rapidità e al meglio questa nuova opportunità. Elaborando progetti concreti e superando le tante pastoie burocratiche, ci permettiamo di aggiungere. Ora, la parola, per la decisione finale, passa al Consiglio e al Parlamento europeo. Nella speranza che non cada nel vuoto.