I terroristi dell’Isis arrivano con i migranti: finalmente c’è chi l’ha capito

I combattenti jihadisti dell’Isis si nascondono tra i migranti per entrare in Spagna e in Europa usando le rotte del traffico di esseri umani. Lo scrive il quotidiano spagnolo El Pais che rende noto di un’informativa elaborata lo scorso anno prima degli attentati a Parigi da parte della polizia spagnola. Il documento fotografa «la minaccia» con un dato: si stima che siano tra «i 30 e i 100mila i miliziani dall’Europa» che combattono con l’Isis. Elementi che si trasformano in certezza e danno un quadro allarmante. Un quadro che in Italia il governo Renzi ha sempre fatto finta di non vedere, pur di non frenare il fenomeno degli sbarchi sulle nostre coste. Finalmente c’è chi l’ha capito, travolgendo tutte le tesi demagogiche della sinistra.

Il documento su migranti e terroristi

Il documento segnala le tre principali rotte del traffico: una africana, una sudamericana e una europea. La mafia del traffico degli esseri umani – prosegue El Pais – utilizza infatti il suolo spagnolo come piattaforma per far giungere i jihadisti nei Paesi dell’Europa centrale. La prima rotta – quella africana – viene impiegata principalmente dai siriani di etnia curda. Si trasferiscono a Melilla e raggiungono la Spagna per poi dirigersi verso la Germania e la Francia, oppure partono dalla Mauritania per imbarcarsi in direzione delle isola Canarie e da lì verso la penisola iberica. La rotta sudamericana viene privilegiata da immigrati provenienti dalla Siria e dall’Iraq che passando attraverso la Turchia e la Grecia si dirigono poi in Brasile, Perù, Venezuela e Colombia. Successivamente migrano verso la Spagna ed infine in Europa centrale. La rotta europea infine viene usata dai pachistani e dagli afghani. Arrivano in Spagna facendo scali in alcuni Paesi europei come Germania ed Italia. Ma la loro meta finale è il Regno Unito.

I “combattenti” di ritorno e i documenti falsi

I combattenti stranieri che rientrano in Europa – la maggioranza con esperienza in armi ed esplosivi – costituiscono una delle principali preoccupazioni per i governo dei Paesi europei. Il loro «rientro in Europa, dopo avere combattuto tra le fila dell’Isis in Siria ed in Iraq, viene reso possibile grazie ai documenti falsi che queste organizzazioni forniscono loro». L’informativa aggiunge che il profitto per queste organizzazioni è «incalcolabile» ed è «superiore al traffico di cocaina», considerato il fatto che ogni migrante paga tra i 6 e i 10mila euro per ogni viaggio. La nota aggiunge poi che una parte di queste attività serve anche per finanziare lo Stato Islamico.