Senza la fine del mondo la fantascienza sarebbe un’altra cosa

La fantascienza ha una particolare predilezione per la fine del mondo: che sia per colpa della Bomba, o di un’epidemia, o di un’invasione aliena, o semplicemente del trascorrere inesorabile del tempo, il tema è passato indenne attraverso le trasformazioni del genere. Da “Io sono leggenda” di Richard Matheson alla “quadrilogia degli elementi” di James Ballard passando per “Cronache del dopobomba” di Philip Dick; ma, per l’occasione, vogliamo offrire le perle più recenti di un repertorio che si rinnova incessantemente. Potremmo iniziare da Joel Levy e dal suo “Doomsday – Istruzioni” per la prossima fine del mondo (Castelvecchi), in cui l’autore si avventura in un assortimento di stime azzardate riguardo i rischi derivanti da pandemie, migrazioni di masse, ribellioni di intelligenze artificiali, desertificazioni, inquinamenti ambientali ed altri ecocidi, impatti con asteroidi e meteore, tsunami ed eruzioni vulcaniche, e addirittura buchi neri vaganti. Ne “La fine del mondo” di Volt, pseudonimo del conte Fani Ciotti, (Vallecchi), si descrive una Terra del secolo XXIII ormai al crepuscolo. Da cui i terrestri vogliono fuggire alla volta di Giove. Araldi dell’Apocalisse nell’antologia Acque oscure (Mondadori), così come ne “I vermi conquistatori” di Brian Keene (Edizioni XII): un “redde rationem” con creature sotterranee in luogo di angeli sterminatori: In Apocalisse Z (Nord) si narra di un’epidemia che trasforma gli uomini in zombie, mentre in” Warriors – Le nuove Furie” di Sergio Altieri (TEA) troviamo variazioni sul tema dei guerrieri in azione sullo sfondo di un evento terminale – Apocalisse, Ragnarok, Armageddon, Angeldammerung. Sulla stessa falsariga, un’ottima antologia dal titolo D – Dommsday” (Ciesse) con racconti, fra gli altri, di Maico Morellini e Luigi Milani, che ben si abbina ad analoghe iniziative come 365 racconti della fine del mondo (Delosbooks), contenente gli altri, racconti di Tonani, Altieri e Morellini, e “Apocalisse 2012” (Bietti), che si fregia di testi a firma di “big” della fantascienza italiana come Grasso, Prosperi e Farneti. Alessio Grosso, in “Apocalisse rossa” (Mursia) s’inventa un “meteo thriller: l’ipotesi è quella che una spietata organizzazione terroristica sviluppi i mezzi tecnologici per modificare il clima del pianeta, con conseguenze disastrose sull’equilibrio ecologico della Terra. Dobbiamo al Raymond F. Jones de “L’uomo dei due mondi” (Nord): una civiltà morente; una landa deserta, in cui campeggia un monumento circondato di misteri e leggende; una macchina onnipotente, in cui si annullano le menti dei cittadini; una congerie di universi separati da filtri sottilissimi; un’apocalisse prossima ventura. Con Patrick Graham e il suo “L’Apocalisse secondo Marie” (Nord) si ammanniscono al lettore epidemie ed uragani, e uomini in nero avvistati nei pressi dei disastri. Jonathan Lethem, in “Ragazza con paesaggio” (Marco Tropea), si porta appresso abitudini della nuova narrativa americana e le cala nei “cliche” del genere (la metropoli apocalittica, la ricerca di un nuovo inizio su un pianeta della periferia galattica). In Un buon posto per morire (Einaudi), scritto da Tullio Avoledo con il tastierista dei Subsonica Davide “Boosta” Dileo, La trama fa capo ad un Piano secolare, legato niente-poco-di-meno-che alla fine del mondo, che avverrà per mano di un corpo celeste chiamato “Distruttore” o “Sole Nero”, in una data che è criptata dentro il videogioco “Festung Antartica”. Kat Falls si ricorda della lezione ballardiana nello scrivere La colonia sommersa (Fazi), cavalcata narrativa in una Terra del domani dove l’umanità si è spostata a causa di un’apocalissi in colonie sottomarine minacciate da pirati. 2012 – La fine del mondo di Steve Alten (Newton Compton) è il classico romanzo di consumo: il protagonista, Immanuel Gabriel, ha già vissuto l’apocalissi ed è il predestinato per salvare il mondo dalla fine che incombe con la forza delle profezie millenarie…guidato dall’aldilà dal nonno, l’archeologo Julius Gabriel, lotterà contro il tempo (letteralmente) per scongiurare l’avvento di tsunami ed eruzioni terminali. Nel romanzo “C’è del marcio” (Marcos Y Marcos), Jasper Fforde propone le surreali avventure della detective letteraria “Thursday Next”, alle prese con chimere mostruose ed una fine del mondo annunciata. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, ma crediamo di aver dimostrato ampiamente quanto il tema sia sentito dagli scrittori ed apprezzato dai lettori a dispetto dell’argomento poco piacevole. Sarà forse perché la parola “apocalisse” significa “rivelazione” e ogni racconto apocalittico rivela una parte di noi stessi che neppure sapevamo di possedere?