Ora di religione: il Pd dribbla l’idea di Profumo

Ha causato un vero pandemonio con le sue dichiarazioni sull’ora di religione. Già l’aveva detto venerdì alla festa di Sinistra, Ecologia e Libertà, ma ieri, a margine della presentazione dell’apertura della Biblioteca del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, il ministro Francesco Profumo ha ribadito il concetto: «Il nostro Paese è sempre più multietnico, e nelle nostre scuole ci sono studenti che provengono da culture, religioni e Paesi diversi. Bisogna perciò cambiare modo di fare scuola», sottolineando come la scuola sia «più aperta, più multietnica, capace di correlarsi al mondo». Di qui, secondo il ministro, «la necessità di una revisione dei programmi, non solo di religione, ma anche di geografia, in questo senso, in questa direzione». «Ieri – ha concluso il ministro – ero in una scuola con il 50% di studenti stranieri e ho chiesto ai ragazzi come studiassero geografia. Non dai libri, mi hanno risposto, ma dai nostri compagni che ci raccontano le loro città e i loro costumi». Su questo si potrebbe eccepire che forse gli scolari stranieri conosceranno la capitale del loro Paese ma certo non gli indicatori economici, le principali risorse, i fiumi, i monti, la storia. Per non dire che la popolazione scolastica non è composta per la metà da immigrati. Comunque bastava già la sortita dell’ora di religione, ciclicamente chiamata in causa dai vari ministri che si succedono al Miur, per aprire una bella discussione accesa.
 «In merito alla proposta del ministro dell’Istruzione Profumo – ha detto la senatrice dei Radicali Donatella Poretti – siamo favorevoli purché sia chiaro che si deve passare dall’abolizione dell’esistente. Oggi nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, ma si fa catechismo coi soldi pubblici. E non basta rivedere i programmi perché quell’ora è anche gestita dalla Chiesa cattolica». Evidentemente né la senatrice radicale né il ministro Profumo assistono da un po’ di tempo a una lezione di religione: ormai in quasi tutte le scuole italiane, e da anni, l’ora è dedicata alle questioni più svariate: dai problemi degli studenti alla storia delle religioni, al confronto tra le varie confessioni. Il catechismo lo si impartisce solo nelle parrocchie. Vero invece è che «l’ora di religione è facoltativa ma pagata con soldi pubblici», e che «il bilancio della Cei degli scorsi anni rilevava paradossalmente come, a fronte di un calo di presenze di studenti del 2 per cento, corrispondeva un aumento di insegnanti di religione del 14 per cento», come afferma la senatrice Poretti.
Ci sono state prese di posizione della Lega (intransigente) e del Pdl (possibilista), e persino dell’Unione atei, che vorrebbe che si pensasse anche a chi un dio non ce l’ha, ma la verità è che la sortita di Profumo mette in difficoltà politicamente soprattutto la sinistra, spaccata tra i cattolici, gli atei e i cerchiobottisti. E infatti il Pd non ha parlato ieri con una voce sola, come desidererebbe fare da tempo, anzi: Khalid Chaouki, responsabile dei Nuovi Italiani del Pd, ha detto che «crediamo sia importante far emergere dalla clandestinità e valorizzare la cosiddetta ora alternativa garantendo agli alunni, che liberamente decidono di non partecipare all’ora di religione cattolica, un serio programma alternativo inerente la propria confessione religiosa di riferimento. In generale però – ha proseguito – ci preme sottolineare la necessità diffusa e sentita da numerosi docenti di delineare un progetto nazionale di educazione interculturale e multireligiosa con il primario obiettivo di promuovere corsi di aggiornamento agli insegnanti e finanziare iniziative già presenti in numerose scuole italiane e lasciate a sé stesse nell’indifferenza generale». Insomma, da quelle parti si evita di affrontare il problema.
Ancora più pesante la posizione ufficiale del Pd: «Speriamo che la boutade del ministro Profumo sull’ora di religione non serva a distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dal bisogno di risorse della scuola italiana o, peggio, dai nuovi tagli che il governo ha in animo di fare e che il Pd è pronto a contrastare in ogni modo», dice infatti Francesca Puglisi, responsabile Pd scuola. «L’intercultura – aggiunge – deve diventare realtà nella scuola italiana e attraversare tutti i programmi di ciò che i ragazzi e le ragazze apprendono. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. il programma dell’ora di religione discende dal Concordato tra Stato e Chiesa. Il governo Monti vuole modificarlo? Il primo atto concreto che potrebbe realizzare il ministro è assegnare alle scuole gli insegnanti che servono per poter svolgere l’ora alternativa». La sinistra storna il discorso per non affrontare le proprie contraddizioni interne e lo devia su qualcosa sulla quale poi sono tutti d’accordi: i posti di lavoro, i docenti, e così via.
La posizione più equilibrata e aperturista viene da un esponente della Chiesa: «È indubbiamente importante il rinnovamento della didattica nel metodo», ha detto il cardinale Gianfranco Ravasi. «Certamente – ha precisato il presidente del Pontificio consiglio per la cultura – ci sono contenuti fondanti. Non penso solo alla religione, ma anche alla scienza. C’è spazio anche per un aggancio con il mutare della società e lo sviluppo dei tempi e della cultura. In questo senso – ha concluso Ravasi – ciò che ha detto il ministro Profumo può essere declinato anche da me».