Basta tirare il cardinale per la tonaca…

A ventiquattr’ore dai funerali ancora lo tirano per la tonaca. A leggere commenti e dichiarazioni del variegato mondo laicista il cardinale Carlo Maria Martini è la preziosa icona di una Chiesa (presuntamente) illuminata contro un’altra (presuntamente) oscurantista. A Michele Serra è scappata la definizione «era il capo dell’opposizione», il “Corriere”  fa la conta dei politici presenti alle esequie milanesi per “scoprire” che manca il centrodestra. Scava scava, vuoi vedere che l’ex arcivescovo di Milano è stato tra i più validi testimonial del relativismo progressista? Sorride, Alfredo Mantovano, parlamentare del Pdl, un passato in Alleanza cattolica.

È diventato un “santino” dei radical chic. «Un papa perfetto, per coloro che non credono al Papa», come ha scritto Mario Giordano…

È un atteggiamento a dir poco singolare da parte di chi non crede o manifesta un tratto ostile nei confronti della realtà ecclesiale. Questa categoria di persone dovrebbe disinteressarsi di quello che accade all’interno della Chiesa e invece sembra faccia il tifo per personalità che, a torto o a ragione, vengono ritenute più distanti dall’orientamento prevalente. Non è un atteggiamento culturale coerente.

Tra l’altro stiamo parlando del cardinal Martini, teologo, biblista, non proprio di un fraticello di campagna a cui far dire quello che si vuole…

Certo. Anche se aveva una sensibilità non perfettamente sovrapponibile a quella di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: il continuo dialogo con i non credenti, dai contorni non sempre individuati, è indice di una personalità che sul piano pastorale è diversa da quella dei due ultimi pontefici. Ma parliamo di orientamenti pastorali, non di principio.

È stato scritto che la sua morte è un inno all’eutanasia. Martini come Welby?

È inammissibili prendere le posizioni più recenti sullo stato di salute del cardinale e trasformarlo in un apostolo dell’eutanasia. Una strumentalizzazione inaccettabile. Martini non si è mai espresso a favore dell’eutanasia, ha fatto invece la stessa scelta di Giovanni Paolo II: si è curato dal parkinson per anni, non ha mai rifiutato le cure quando erano uno strumento per attenuare la malattia, le ha rifiutate nel momento conclusivo, quando si trattava di allungare di qualche giorno la vita e si configuravano come un accanimento terapeutico, che per il magistero della Chiesa equivale all’eutanasia. Questi signori hanno preso un abbaglio.

L’innamoramento del mondo laico per il cardinal Martini nasce dal libro scritto con Ignazio Marino?

L’ho letto anch’io, “Credere e conoscere”. È un dialogo sui temi eticamente sensibili, non è un coro ma un confronto tra posizioni. Dov’è lo scandalo? Non mi sembra che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI abbiano mai rifiutto il dialogo. Ripeto nei due papi c’è un atteggiamento pastorale diverso da quello del cardinal Martini, atteggiamento che, in un’accentuazione enfatica, è stato visto come l’emblema di una Chiesa rinunciataria, spiritualista, chiusa, che non ha ricadute sulla politica. Ma da qui a tracciare un solco di carattere dottrinale ce ne passa. Chi fa operazioni di questo tipo ignora che in duemila anni di storia la Chiesa ha vissuto di posizione non coincidenti. Pensiamo alla diversità tra San Paolo e San Pietro testimoniata dagli “Atti degli Apostoli”, ai contrasti tra le prime comunità cristiane. La Chiesa ha una struttura tale, “forse” perché è sostenuta dall’alto, che è in grado di superare le diverse visioni interne.

Insomma da propulsore dell’ecumenismo e sostenitore del dialogo interreligioso ad antipapa ce ne passa, con buona pace di Vendola e Pisapia…

Sui temi cosiddetti eticamente sensibili ci sono state sempre posizioni differenti all’interno della Chiesa, che resta una. Ci sono stati papi, penso a Paolo VI, che sul piano personale hanno nutrito dubbi seri su alcuni argomenti controversi, come sui contraccettivi. Poi però nell’enciclica “de Humanae Vitae” non si è discostato di una riga dal magistero della Chiesa. Lo stesso ha fatto il cardinal Martini che non era il papa: ha espresso delle posizioni, non antitetiche, ma di dubbio sul magistero della chiesa. Nel dialogo con Ignazio Marino c’è l’ascolto dell’interlocutore, non c’è mai un avallo. La chiesa non è un battaglione di bersaglieri che obbedisce sempre e comunque. Poi c’è chi è abilitato a dire l’ultima parola, il papa.

Ieri il Corriere titolava sulle assenze del centrodestra ai funerali di Martini. Insomma, un’altra prova che l’ex arcivescovo di Milano era “di sinistra”…

Non ho parole. Se proprio devo commentare mi viene da essere cattivo.

Sia cattivo…

Gli uomini di Chiesa cari alla sinistra sono di due tipi: quelli a cui fa dire le cose che le piacciono.

Tipo?

Tipo don Franzoni o i teologi della Liberazione, stroncati sotto il profilo dottrinale da papa Wojtyla. O quelli che stanno sottoterra…

Che non possono difendersi…

Ricordo che uno dei primi atti simbolici di Veltroni appena eletto segretario del Pd fu quello di andare a far visita alla tomba di Dossetti. Mi sembra significativo del fatto che per la sinistra il cattolico migliore è quello che sta sottoterra.