L’inno a scuola?  Aiuterà la coesione nazionale

«In un momento come quello che il Paese sta attraversando non sottovaluterei l’importanza dell’educazione alla coesione nazionale, indispensabile per affrontare, uniti, la crisi che stiamo vivendo». Con queste parole la vicepresidente della commissione Cultura alla Camera, Paola Frassinetti (Pdl), difende il disegno di legge che promuove l’insegnamento dell’Inno di Mameli nelle scuole e istituisce la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” il 17 marzo. Il testo, che unifica la sua proposta e quella di Maria Coscia (Pd), ha ottenuto il primo via libera alla Camera.

La legge ha avuto grande rilievo sulla stampa nazionale. Se l’aspettava?

Sì, perché c’è sempre stata molta attenzione e molta curiosità attorno a questa proposta di legge, legate anche al fatto che la Lega ha da subito espresso il suo dissenso annunciando che non l’avrebbe votata.

Ma quali sono, Lega a parte, i motivi specifici per cui questo argomento ha destato tanto interesse e clamore?

Stiamo parlando di una proposta trasversale, approvata da tutti i gruppi, incentrata su temi che sono stati al centro della nostra agenda politica durante tutto l’anno delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, temi che sono evidentemente ancora attuali, coniugati poi all’attenzione che normalmente viene tributata alle questioni legate all’educazione dei giovani e al mondo della scuola.

Come valuta le recriminiazioni avanzate dalla Lega?

Frutto di preconcetti, di poca conoscenza del testo dell’inno. Pensi che addirittura nei giorni scorsi sono arrivate accuse da parte di un componente della nostra commissione di “legge di stampo fascista” quando, come tutti dovrebbero sapere, Goffredo Mameli è vissuto durante il Risorgimento e non avrebbe dunque potuto, neanche volendo, inserire nell’inno alcun riferimento al fascismo. Per non parlare del fatto che si continua a travisare il riferimento alla schiavitù (gli schiavi non c’entrano nulla col tema), ignorando, tra l’altro, che il punto focale della storia leghista, che è la Battaglia di Legnano, è esaltata all’interno dell’inno nazionale. Di più: forse è l’unico canto realmente popolare in cui si fa riferimento a quell’episodio storico.

Dimenticando che la proposta leghista di sostituire Mameli, o almeno di affiancargli nelle scuole anche il “Va’ pensiero” verdiano, avrebbe portato a inno un testo che parla comunque di sconfitta e fuga…

Ma soprattutto, per quanto da un punto di vista artistico ovviamente il brano verdiano sia indiscutibile, da un punto di vista storico non parla del nostro popolo. L’inno non deve essere valutato da un punto di vista estetico-musicale, ma in chiave simbolica. Dalle Cinque giornate di Milano al periodo della guerra civile, ci sono stati tanti tentativi di cambiare l’inno, di sostituirlo, eppure il brano ha sempre resistito; il motivo è che per gli italiani questo è l’inno nazionale.

A questo proposito, secondo lei cos’altro si può fare nelle scuole per ravvivare una sana e consapevole cultura patriottica?

Direi che già questo ddl, promuovendo la conoscenza dell’inno e istituendo la Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, della Bandiera, offre degli spunti di riflessione, colmando un vuoto.

È giusto, o è stato solo un percorso obbligato, introdurre delle aree discrezionali su basi etniche, come appunto in Alto Adige?

La proposta iniziale altoatesina era irricevibile, perché diceva sostanzialmente che in nome dell’autonomia scolastica si doveva derogare completamente a questa nostra disposizione legislativa. Invece il punto di mediazione raggiunto è buono perché stabilisce di attuare la legge nel rispetto, però, dell’articolo 6 della Costituzione che tutela le minoranze linguistiche: siccome nulla avrebbe potuto farci prescindere dalla Costituzione, l’articolo 6 sarebbe rimasto comunque, ed è stato un elemento rafforzativo, ma nella sostanza nulla cambia.

Per il passaggio al Senato non si aspetta grosse sorprese…

Credo che la Lega voterà sempre contro, ma i numeri ci sono abbondantemente e quindi mi auguro anche la volontà politica di chiudere positivamente.