Si fa presto a dire Pravda (Cent’anni del giornale sinonimo d’informazione di regime)

La “Pravda” (in italiano “Verità”), giornale di impostazione socialdemocratica destinato agli operai russi, e di cui ricorre oggi il centenario dalla fondazione, deve la sua nascita a Lev Trockij. Il primo numero venne però pubblicato a Vienna già il 3 ottobre del 1908 per sfuggire alla censura della Russia Zarista.
La sua data di nascita ufficiale viene infatti collocata nel 1912 quando divenne l’organo ufficiale della fazione bolscevica. Lenin – il suo nume tutelare tanto da godere di un busto collocato praticamente nell’edificio che la ospita, in mezzo alle rotative – la utilizzò come mezzo di diffusione privilegiata per pubblicare le sue incendiarie Tesi di Aprile,un insieme di diktat ideologici capaci di innescare in modo irreversibile il processo rivoluzionario sovietico.
Da allora la Pravda è diventata l’organo ufficiale del partito comunista sovietico e voce ufficiale del governo. Le sue pubblicazioni subirono una battuta d’arresto nel 1992, quando Boris Eltsin prese il potere. Quell’atmosfera di ghiaccio e di incredibile svolta verso un passato da incubo ce la racconta con un pennello a cui non sfugge neanche una sfumatura Tiziano Terzani in “Buonanotte Mr. Lenin”, storia di un viaggio in Siberia, lungo le acque tumultuose dell’Amur.
Anche le pagine della “Pravda” costituiscono una specie di periplo nell’universo sovietico. Il giornale veniva compilato – più che scritto – in noiose righe come le definirà Enzo Biagi in Russia (già nel 1974), ma ogni sua notizia corrispondeva in realtà all’esatto contrario di quanto diceva. Per questo motivo la lingua del giornale finì per diventare una specie di langue de bois, ossia un politichese attraverso il quale si poteva vedere come dentro un diorama la separazione netta tra verità e menzogna.
Ce lo racconta Vittorio Zucconi in un reportage ancora oggi fresco da morire, Si fa presto a dire Russia (1992): «Una signora che incontrai nel 1988 a Mosca, dove ero tornato per seguire il primo viaggio di Reagan in Urss, mi raccontò di avere spedito un telegramma urgente alla figlia, che studiava all’Università di Tbilisi, la capitale georgiana. Nel messaggio telegrafico la madre le intimava nel modo più perentorio possibile di “rientrare immediatamente a Mosca” senza fare domande e senza perdere un solo minuto».
Quando la figlia rientrò a casa, la madre spiegò la ragione di un telegramma tanto allarmante. «Aveva letto sulla “Pravda” un lungo commento sulla “solidarietà fraterna e pacifica”, l”amicizia incrollabile” che univano la Repubblica della Georgia alla Repubblica Federativa Russa. Aveva capito subito. Pochi giorni dopo il rientro della ragazza, a Tbilisi, capitale georgiana, il sangue scorse a fiumi».
La madre non era una veggente ma aveva semplicemente applicato quello che Zucconi definisce un «sillogismo negativo», riconducibile a Edward Teller, scienziato ungherese di nascita ed americano di adozione, a cui si deve l’arma terrifica della bomba H, la bomba all’idrogeno, quella impiegata nell’atollo di Bikini per intenderci.

«Gli Ufo esistono perché la Pravda lo nega»
Alla fine degli anni ottanta Teller si era recato in Russia, prima del golpe ma già quando Gorbaciov e la Perestrojka avevano attecchito. Teller visitò scuole, università, fabbriche e di tutto ciò gli rimase acceso in testa come un lampo al magnesio  l’affermazione di una ragazzina delle scuole medie. Gli aveva chiesto se gli Ufo esistessero o meno. Teller si avventurò in una spiegazione tecnica. Si accorse tuttavia che la fanciulla non appariva persuasa e le chiese motivo dei suoi dubbi. In realtà, gli rispose la ragazza, so per certo che gli Ufo esistono. E su quali prove? La incalzò il Professore emerito. «Gli ufo e i marziani esistono perché i giornali e le autorità sovietiche hanno sempre negato che esistano». Così è la Verità. Ma tutti gli altri giornali saranno poi tanto diversi dalla Pravda? Possiamo dire che menzogna e sortilegio siano state bandite per sempre dalle rotative ?