La riforma Gelmini “promossa”. E il popolo viola finisce al tappeto

Scontri con la polizia, lanci di bottiglie contro gli agenti, binari occupati, cortei con slogan e insulti, aule occupate, militanti dei centri sociali che si infiltravano nei gruppi studenteschi. E ancora: polemiche di fuoco del Pd contro il governo Berlusconi («state ammazzando la scuola pubblica»), sindacati in piazza, fiumi di comunicati stampa, manifestazioni di ogni natura. A Bari la protesta andò in scena persino al teatro Petruzzelli dove una delegazione diede vita a un’occupazione simbolica esponendo da un balcone uno striscione con la scritta «Gelmini cala il sipario». Sì, la nemica numero uno –  identificata dal centrosinistra per giocarsi la carta di un’altra stagione di lotta e per gettare fango contro il Cavaliere – era proprio lei, Mariastella Gelmini, sul banco degli imputati per aver messo mano alla riforma della scuola. Di anno in anno cambiava il “pretesto”: prima il maestro unico, poi il maestro prevalente, poi la storia (totalmente falsa) della drastica riduzione del tempo pieno. E ancora, il voto in condotta, il cambio di passo della scuola media, il ripensamento delle superiori e il loro legame più stretto con il mondo del lavoro. Per finire con gli atenei dove, per finalità solo politiche, si sancì la sacra alleanza tra gli studenti e i cosiddetti baroni universitari. Tutto faceva brodo per andare contro il centrodestra, l’importante non erano i contenuti ma la creazione a tavolino di un clima di ostilità. Ora, con i tecnici a Palazzo Chigi, c’è cautela politica da parte della sinistra e una sorta di sonnifero per le proteste. Di sicuro, però, ci sono anche prese di posizione da parte dei ministri “libere” da condizionamenti di parte. Ecco, dunque, che la “nemica” non è più tale e che la riforma tanto osteggiata e criminalizzata diventa un punto fondamentale per andare avanti. Perché – a detta di tutti – sarebbe assurdo ricominciare da zero e mandare a monte tutto il lavoro fatto dal precedente governo: «Si parte della riforma Gelmini, con un governo che ha questi tempi, si può solo pensare di oliare il sistema», ha detto a Udine il ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Francesco Profumo, a margine della sua visita ufficiale all’Isis “Malignani”, uno degli istituti scolastici superiori di eccellenza della regione Friuli Venezia Giulia. «Uno degli elementi della riforma su cui si potrà agire per migliorare – ha proseguito Profumo – è il raccordo, specie negli istituti tecnico-professionali, tra la parte teorica e la parte di laboratorio. Credo sia necessario ritornare a un maggiore investimento nelle ore di laboratorio. Inoltre gli studenti devono lavorare su sistemi e apparecchiature moderne». Sempre in termini di miglioramento degli orizzonti della riforma, Profumo ha sottolineato che «sarebbe interessante una valutazione da parte delle aziende del ritorno di investimento, per verificare se le persone che vengono assunte dalle imprese hanno una migliore interazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro». Il ministro ha poi proseguito dicendo che «un altro elemento importante è rappresentato dai tirocini e dall’orientamento, che deve essere anticipato rispetto all’attuale. Sono tre le fonti dell’orientamento – ha concluso il ministro – e cioè la scuola in cui si andrà, l’esperienza degli altri studenti e il mondo del lavoro. L’orientamento va calibrato con l’accelerazione delle trasformazioni nella realtà di oggi». Una visione totalmente diversa da quella che ha caratterizzato gli ultimi anni quando, qualsiasi cosa proponesse la Gelmini, c’era da scatenare il putiferio. Forse perché il tempo è galantuomo. O perché è finita la stagione demagogica del popolo viola e dei collettivi studenteschi, aggrappati ormai solo alle virgole.