L’impero inglese di Zoltan Korda

Cinquant’anni fa, il 13 ottobre 1961, moriva a Hollywood Zoltan Korda, regista e sceneggiatore di origine ungherese, meno noto del fratello maggiore Alexander. La Korda è tutta una famiglia di lavoratori del cinema, ma l’esponente più celebre è appunto Alexander, autore del primo Mayerling, del 1923, di produzione tedesca e soprattutto di Le sei mogli di Enrico VIII del 1933, di produzione britannica, con il grande Charles Laughton (altra famiglia di attori) che per questa interpretazione vinse l’Oscar per il miglior attore. Alexander concluse la sua carriera producendo il Riccardo III di Laurence Olivier.
Zoltan era il fratello di mezzo, perché poi c’era Vincent, lo sceneggiatore. Provenivano tutti dall’Ungheria centrale (allora impero austro-ungarico), e il vero cognome della famiglia era Kellner, ed erano di origine ebraica. Zoltan diresse molti meno film del fratello (che ne fece una trentina) circa una dozzina, di cui due o tre di grande qualità. All’inizio i Korda lavorarono in Ungheria con il film muto; successivamente, su idea di Alexander, si trasferirono in Gran Bretagna dove si stabilirono per alcuni anni.
Zoltan partì dalla gavetta: fece il cameraman, per poi dirigere il suo film Men of tomorrow, un dramma musicale. Però al giovane Zoltan piaceva più l’avventura, e l’atmosfera allora nell’impero britannico favoriva questa inclinazione. E infatti la sua opera successiva, Bozambo, è la storia di un distretto coloniale inglese in Nigeria, allora possedimento di Sua Maestà, che raccolse un buon successo di pubblico e di critica, come si dice oggi. Zoltan, che per tutti era “Zoli”, aveva trovato la sua vena. Tanto è vero che per Bozambo il regista ungherese fu nominato per il miglior lavoro al Festival di Venezia. Festival che l’anno dopo Korda vinse, per la miglior regia, con il suo Elephant boy, La danza degli elefanti, del 1937, tratto da un racconto di Rudyard Kipling. È la storia di Toomai, un kornak (diciamo un “conducente”) di elefanti che, rimasto orfano, per non lasciare il suo pachiderma, fugge con lui nella foresta. La maggior parte dei suoi film Korda li girò in Africa e in Asia, e principalmente in India. Le storie sono tutte vista dalla prospettiva derivata dalla coscienza sociale del tempo, che è un po’ anche quella di Kipling, ossia di vedere le popolazioni dell’impero inglese come ingenue e primitive che i colonizzatori meritoriamente risvegliavano e proteggevano.
Proprio in questa scia, nel 1939 Zoltan realizzò il film che è considerato universalmente il suo capolavoro, Le quattro piume (“The Four Feathers”), con John Clements, June Duprez, Ralph Richardson e Aubrey Smith, nella grandiosa parte del generale Burroughs. A nostro avviso, l’interpretazione di Korda rimane a tutt’oggi insuperata, malgrado il remake – modesto – del 2002 diretto da Shekhar Kapur, con Heath Ledger e Kate Hudson, sesta versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Alfred Edward Woodley Mason del 1902. La storia – ambientata ai tempi della regina Vittoria – è quella di un onore riscattato, di un’accusa (ingiusta) di codardia, che il cadetto inglese Harry Faversham, appartenente a una solida famiglia british di tradizione militare, alla fine respinge con i fatti. L’opera, che dura oltre due ore e si riferisce alla spedizione militare britannica in Sudan, è stata girata sui luoghi reali dove avvennero i fatti e ha utilizzato migliaia di comparse per le scene di massa. Il film fu nominato per la Palma d’oro al Festival di Cannes e, nel 2002, è stato proiettato in retrospettiva sempre della città della Costa Azzurra.
L’anno successivo, nel 1940, Zoltan e il fratello Alexander si trasfericono a Hollywood, a lavorare per la United Artists. Lì Zoltan produce e in parte dirige Il ladro di Baghdad, favola avventurosa mediorientale, con il solito Sabu e June Duprez di Le quattro piume. Da quale momento Zoltan Korda non si muoverà più dalla California, dove diresse altri sette film, tra i quali certamente spiccano Il libro della giungla, del 1942 con Sabu e John Qualen e Sahara, del 1943, interpretato da Humphrey Bogart. Il libro della giungla ha visto dedicati almeno cinque film e due film per la tv, oltre a tre videogiochi. Sahara invece, omonimo di un’altra decina di film, con Bruce Bennett e Carroll Naish, è un film praticamente di propaganda, che racconta la storia di una pattuglia americana che deve difendere un pozzo d’acqua contro i tedeschi.
Zoltan Korda fu sposato per trent’anni, ossia fino alla sua morte, con l’attrice inglese Joan Gardner dalla quale ebbe un figlio, David, che oggi fa il produttore. L’intera “saga” della famiglia Korda è stata raccontata in un libro dal nipote Michel, il figlio di Vincent, dal titolo “Charmed lives”. Zoltan morì di tubercolosi ed è sepolto al cimitero Hollywood Memorial Park.