Vacilla la teoria di Einstein Cade un dogma del ’900?

La più grande scoperta del secolo? «Se il risultato venisse confermato, parlare di scoperta del secolo sarebbe addirittura riduttivo. Non c’è nulla di paragonabile». La voce al telefono di Lucia Votano è serafica nonostante l’enormità della notizia. La direttrice dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, dove è stato condotto l’esperimento, usa parametri ovviamente molto diversi da quelli giornalistici. «Anzitutto usiamo molta cautela. Il risultato al momento ci diverte e ci entusiasma. Ma, come avviene nella scienza, dobbiamo aspettare che l’esperimento sia ripetuto da altri laboratori».

La genesi della scoperta
Lo studio, che da 24 ore è stato messo in rete e che ha mandato in fibrillazione la comunità scientifica internazionale, è stato condotto da un gruppo di ricercatori guidato dall’italiano Antonio Ereditato e composto da scienziati del Cern di Ginevra e dei Laboratori nazionali del Gran Sasso. Nell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) —  nel cuore di una montagna in provincia dell’Aquila, sotto 1.400 metri di roccia – hanno scoperto che i neutrini, delle nanoparticelle, riescono a viaggiare più veloci della luce. Il fatto metterebbe in discussione l’intera teoria della Relatività di Einstein, che prende la velocità dei fotoni nel vuoto di 299.792,458 chilometri al secondo come un limite invalicabile e costante nell’universo. In uno studio durato tre anni, gli scienziati hanno misurato che i neutrini hanno percorso i 730 chilometri che separano i laboratori di Ginevra da quelli del Gran Sasso, superando la velocità della luce di 60 nanosecondi, frazioni di secondo misurate dal rilevatore Opera. A questo punto Ereditato e i suoi colleghi attendono che altri gruppi di scienziati possano ripetere l’esperimento e confermare i dati da loro raccolti. «Questa non è un’impresa rappresentata da un lavoro di gruppo», spiega Ereditato. Con lui lavorano infatti circa 160 ricercatori di trenta istituzioni e undici Paesi. «Sono molto contento ed ho la fortuna di condividere questo risultato con tanti colleghi validissimi e non mi sento di dire che si tratta di un mio risultato: è un risultato del mio gruppo. È il frutto di un lavoro complesso e gratificante, nel quale l’aspetto del gruppo è stato importantissimo». Come avete accolto i dati? «Siamo molto meno eccitati dei media. Certamente ci rendiamo conto che questa scoperta colpisce l’immaginario collettivo, ma per noi è stata una misura di precisione lungo un percorso alla fine del quale eravamo convinti di trovare un risultato negativo. Scoprire che non era così è stata una grossa sorpresa». Napoletano, 56 anni, Ereditato ha studiato a Napoli e poi ha lavorato in molti centri di ricerca all’estero. Da cinque anni dirige l’Istituto di Fisica delle particelle dell’università svizzera di Berna.

Viaggi da fantascienza?
Che cosa aspettare a questo punto? «Ci sono due laboratori – spiega la Votano, 62 anni, originaria di Villa San Giovanni (Reggio Calabria)  – negli Stati Uniti e in Giappone, che possono ripetere il nostro esperimento. Entro alcuni mesi, al massimo un anno, avremo una risposta definitiva». Un successo che, al di là della retorica, rende anche orgogliosi gli scienziati italiani. «Si abusa tanto del termine “eccellenza”, ma il nostro lavoro penso che faccia renda orgogliosi un po’ tutti gli italiani».
Se il risultato fosse confermato dal laboratorio giapponese e da quello nordamericano, sarebbe la prima importante violazione della teoria della relatività, e sarà a questo punto una grande sfida per i teorici. Se davvero questa violazione della relatività ristretta fosse verificata, ci troveremmo in una nuova stagione della fisica, smontando le certezze del Novecento. «Che una teoria come quella della relatività di Einstein possa essere superata è nell’ordine delle cose: qualunque teoria umana, qualunque sforzo della nostra intelligenza per capire l’universo è fallibile», ha commentato sul sito Focus.it Giulio Giorello, matematico e docente di logica e filosofia della scienza all’università degli studi di Milano. «La scoperta – ha spiegato Giorello – comunque non avrà un impatto sulla nostra vita quotidiana, che funziona con la cara vecchia meccanica newtoniana: spazi, tempi, e anche le comunicazioni viaggiano qui a velocità molto piccole rispetto a quelle della luce». Per Giorello «in un futuro piuttosto lontano qualche effetto ci potrebbe invece essere. Se davvero si potesse superare la velocità della luce, potremmo avere astronavi per l’esplorazione dell’universo lontano, fuori dal Sistema Solare. Ma è ancora fantascienza: dai neutrini alle astronavi molto ne passa».

L’ironia dell’“Osservatore romano”

Anche l’Osservatore romano ha dato notizia dell’esperimento scientifico che ha visto dei neutrini andare a una velocità maggiore di quella della luce, «con buona pace di Einstein» scrive il quotidiano vaticano. Il giornale della Santa Sede titola, con qualche ironia, il servizio dedicato alla scoperta: «Il sorpasso». «La teoria della relatività? Si è rivelata relativa. E la relatività ristretta stavolta rischia di restringersi fino a sparire; il facile calambour», si legge sull’Osservatore, che ha gioco facile nello smontare quello che per gli scienziati era diventato, paradossalmente, un dogma. A meno che, come teorizza una parte della comunità scientifica internazionale, in particolare i cosiddetti fautori della “teoria delle stringhe”, questo risultato non vada interpretato come una conferma della teoria della relatività. Infatti la tesi più audace presuppone che  i neutrini abbiano preso una “scorciatoia”. Sarebbero arrivati prima non perché più veloci della luce, ma perché passati attraverso un’altra dimensione, così da fare meno strada. Un’altra dimensione? «Oltre le quattro conosciute? È possibile anche questo», spiega la professoressa Votano. A quel punto Albert Einstein sarebbe salvo e Michael Crichton (e i suoi romanzi di fantascienza) promosso al rango di profeta della fisica ventura.