Primarie, un "ariete” per tutte le riforme»

Metti intorno a un tavolo cinque parlamentari dialoganti e un paio di giornalisti pensanti, in una mattina di fine estate, nel pieno del crepuscolo della seconda Repubblica.  Imbandiscilo con una lenzuolata di riforme, quasi impossibili, vista l’aria che tira. A quel punto servi una torta, con la ciliegina delle primarie bipartisan da consumare in fretta, come un fast food. Ti ritroverai al centro di un dibattito dal sapore forte e con un’idea che fa gola a tutti: dare regole nuove alla selezione della classe dirigente, scrivere meccanismi condivisi, partecipativi, trasparenti. Una piccola grande “rivoluzione” in grado di agganciare anche un’eventuale riforma della legge elettorale, se messa nera su bianco. A chiacchiere (e con quattro progetti di legge già presentati) per ora la vogliono tutti, nei fatti, si vedrà. Dopo alcuni giorni di dibattito sulle pagine del Secolo d’Italia, che ha visto il coinvolgimento di esponenti della maggioranza e dell’opposizione, ieri in redazione si sono confrontati i parlamentari del Pd Valter Veltroni e Antonio La Forgia, gli esponenti del Pdl Andrea Augello e Gaetano Quagliariello (collegato in videoconferenza), il direttore del Secolo d’Italia Marcello De Angelis, quello del Foglio Giuliano Ferrara e il numero uno del Tempo Mario Sechi.  C’è spazio per proposte già depositate in Parlamento da entrambi i fronti, ma anche per distinguo e qualche frecciata, ovviamente al solito noto, Berlusconi, cui Veltroni, fin dal suo arrivo al Secolo, non fa sconti di sorta. Ma il tema, ieri, era un altro: come accorciare le distanze tra la politica e la gente, tra la presunta casta e i presunti indifferenti? Nel Pd le primarie sono uno strumento utilizzato da anni, ma con fasi iniziali di pura rappresentazione teorica della sfida e incidenti di percorso più o meno gravi, frutto di improvvisazione o faide interne (vedi Napoli e poi perdi…). Nel Pdl invece, la figura di Berlusconi rischia di strozzare il dibattito, anche se le recenti chiusure del segretario Alfano vengono lette, all’interno del partito, come passaggi obbligati verso la scelta di allargare le consultazione interna alla base che finirà per essere quasi naturale da qui a due anni. «Oggi chiudiamo un dibattito che su questo giornale ha tenuto banco per giorni – esordisce De Angelis – dal giorno in cui era arrivato il “no” di Alfano fino alle aperture alle candidature dal basso fatte domenica ad Atreju. Di sicuro, il tema delle primarie accomuna tutti i partiti e questo incontro di oggi dimostra che il confronto può essere utile a entrambi i fronti».

Ferrara e l’eredità di Silvio
Il direttore del Foglio non si nasconde dietro un dito: a suo parere il vecchio sistema dei partiti, con le tessere, i congressi e gli iscritti, funzionava bene. «Oggi i partiti sono altro, un accumulo di novità e tendenze: la grande novità sono state le primarie vinte da Prodi, un po’ grottesche, perché i candidati tifavano tutti per quello che ha vinto… Poi sono arrivate quelle più serie di Veltroni, quindi quelle di Bersani, oggi oggetto di contestazioni… In ogni caso, loro la riforma l’hanno fatta, hanno detto: noi siamo il partito delle primarie. Dopo la scesa in campo di Berlusconi questa è stata la più grande forma di innovazione politica degli ultimi anni. Ecco, io sono convinto che sia la strada giusta, questo è uno strumento che va istituzionalizzato, ma con prudenza. In America le primarie esistono, ma in cento modi diversi. Io sarei per fissarle per legge, qualunque strumento che favorisca la legittimazione della politica io lo condivido: non sono per i linciaggi alla casta, per i Montezemolo in politica o per altre soluzioni “leggere”. Non sappiamo se Berlusconi andrà via, non credo, ma a lui chiedo di dare alla politica una nuova forma e al Pdl questo strumento, che può essere il suo vero lascito politico».

Sechi e le regole “light”

Ma quali soluzioni leggere, altro che Coca Zero! «Io sono per le cannonate, solo così si cambia la politica…», strappa la prima risata il direttore del Tempo, Mario Sechi, che spara a salve sul Cavaliere: «La sua presenza è ingombrante, certo, ma con le primarie lui si divertirebbe moltissimo, se decidesse di partecipare…». «Tornerebbe a divertirsi, finalmente!», aggiunge De Angelis. Per Sechi, però, bisogna fare attenzione: «Va bene fare le primarie per legge, ma non bisogna ingabbiarle: è necessario fissare alcuni punti condivisi e lasciare ai partiti i margini per l’applicazione, perché ognuno ha la propria storia e la propria modalità di fare politica. Solo così è possibile trovare una convergenza più ampia possibile di tutte le forze politiche. È evidente ormai che le primarie possono correggere gli errori della classe politica nella selezione della classe dirigente, com’è accaduto alle amministrative, a Napoli e Milano, per il Pd, che ha visto bocciati i propri candidati ma certamente ha avuto piacere di vincere le elezioni dopo aver preso atto delle indicazioni degli elettori». Da qui la proposta di Sechi, pratica, immediata: «Sarebbe utile fare una discussione parlamentare su questo tema, da concludere in fretta».

Veltroni e la forza del bipolarismo
L’ex segretario del Pd ha le idee chiare: «Siamo in una fase nella quale dobbiamo rinventarci un modello di rapporto tra società, partiti e istituzioni, partendo dal presupposto che oggi abbiamo bisogno di più bipolarismo». E nel processo di rafforzamento del bipolarismo «ci sta anche che si definisca un sistema di regole che disciplini il rapporto tra partiti e società, in modo che le forze politiche siano delle strutture aperte, perché il contrario del partito pesante non è il partito leggero, è il partito aperto». Le primarie in salsa veltroniana sono quelle scritte in una legge ad hoc, “una cornice normativa”, specifica Veltroni, che lascia spazio all’idea di una definizione delle regole condivisa da tutti. «Si deve lavorare insieme per trovare soluzione ed è necessario che le primarie siano legate al finanziamento pubblico. Faccio un esempio. Da quanto tempo è che la Lega non fa un congresso? Per non dire degli altri partiti… Non è solo un problema loro, è anche affar nostro, perché tutti i partiti godono di sovvenzioni che pagano i cittadini. Oggi, a mio avviso, bisogna voltare pagina, Berlusconi deve dimettersi e nel paese va rafforzato il bipolarismo, che oggi trova l’origine della sua fragilità nella contrapposizioni tra berlusconismo e antiberlusconismo. Questa idea di bipolarismo comporta che si giri pagina attraverso un governo nuovo e che le forze politiche si accorgano che le regole vanno scritte insieme…».

De Angelis e la casta
Proprio lui, che ha lanciato il dibattito sulle primarie nelle stesse ore in cui Alfano le bruciava ricandidando Berlusconi alla leadership in automatico, sottolinea che questo strumento, nel Pdl, «non sarebbe certo una soluzione antiberlusconiana». Anzi, ribadisce De Angelis, «il Cavaliere si divertirebbe tanto a farle». Il problema di fondo, spiega il direttore del Secolo, «è ridare slancio alla politica, perché la campagna mediatica contro la presunta casta, così come il libro di Rizzo e Stella, hanno fatto passare il concetto che del Parlamento si può fare a meno, mentre io sono dell’idea che dimezzare il numero dei parlamentari sarebbe solo un danno alla rappresentanza democratica». Ecco perché, spiega De Angelis, le primarie sarebbero quanto mai utili, «a maggior ragione se si decide di dimezzare i parlamentari, perché si eviterebbe un’ulteriore strozzatura nelle candidature, coinvolgendo la base e non affidando tutto ai vertici dei partiti». «Sarebbe questa la vera rivoluzione», conclude.

Augello e il fattore rapidità
«Non si può vincolare l’idea di una legge sulle primarie alle dimissioni di Berlusconi», avvisa subito Andrea Augello, in risposta ai paletti, più o meno rigidi, posti da Veltroni. «La discussione sulle primarie va pensata in sistema più ampio. Questa esigenza viene da una domanda di partecipazione, la gente sente di aver eccessivamente delegato, tanto per il Pdl che per il Pd, che è nella stessa ambasce nostra nel produrre una candidatura alla prossima presidenza delConsiglio». Secondo il parlamentare del Pdl, serve determinazione ma anche rapidità d’azione: «È la prima volta che una discussione di questo genere, su un tema così importante come le primarie, viene fatta nell’idea di arrivare a una soluzione condivisa: direi che l’iniziativa di De Angelis e del “Secolo” ha quasi carattere eversivo…», scherza Augello, secondo cui le primarie vanno fatte con le stesse garanzie che ci sono per le normali elezioni. «Le primarie restituscono qualità alla formazione della classe dirigente, la legittimano, e vanno accompagnate da una riduzione dei costi della politica, da non confondere con i costi del Parlamento. E se lo difendo io, che per anni ho militato in un partito fuori dall’Arco Costituzionale…». «Eh, ma i costi della dittatura erano superiori!», scherza con lingua tagliente Giuliano Ferrara.

La Forgia e la trasparenza
Antonio La Forgia, tra i firmatari di una propria proposta di legge sulle primarie, punta l’indice sui partiti: «Serve una rifondazione!», e qualcuno, in redazione, trema al pensiero del ritorno di Bertinotti e Turigliatto. Ma La Forgia precisa: «Bisogna rifondare i partiti attraverso primarie da disciplinare con una legge basata su tre principi: si devono svolgere come le elezioni politiche; vanno finanziate con i fondi del finanziamento pubblico ai partiti; le forze politiche possono scegliere di farle oppure no». Il tema della legge elettorale, ovviamente, tiene banco nel forum. Se Veltroni si era espresso per il sistema uninominale con i collegi, anche La Forgia pensa che si debba ripartire dal “Mattarellum”, in grado di amplificare il ricorso alle primarie. E anche lui precisa: per farle, i fondi vanno prevelvati dai rimborsi elettorali dei partiti.

Quagliariello e la sfida da raccogliere

Il vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, è convinto che non ci si possa non accorgere che le primarie «sviluppano energia per la campagna elettorale e permettono di scegliere un candidato che è stato già votato» e potrebbero «evitare di accorgerci, magari ad una settimana dal voto, che un candidato era sbagliato». «Credo che anche questa stagione politica si stia esaurendo – spiega Quagliariello – probabilmente anche a causa del tramonto dei media tradizionali, come la tv, a favore della rete. Oggi il nostro compito è quello di rafforzare il bipolarismo e proporre un sistema nuovo che possa riuscire a governare questa fase che si è aperta. La questione su Berlusconi candidato o meno nel 2013 viene sollevata solo per mettere in difficoltà Alfano, io spero che resti, ma i nodi al pettine nel Pdl sono comunque arrivati: bisogna raccogliere questa sfida sulla selezione della classe dirigente interna, ma anche chiederci come fare i congressi, con le tessere, senza? A mio avviso nel Pdl le primarie vanno utilizzate per scegliere tutti i candidati a cariche pubbliche, con un sistema di elezione diretta, con un percorso che contemporaneamente ci porti alla costituente di un Ppe italiano. Ma dobbiamo anche decidere se tutto ciò va lasciato allo spontaneismo dei partiti o istituzionalizzato. Io ritengo che ci sia bisogno di regole certe: dobbiamo introdurre le primarie all’interno di un processo di ammodernamento delle istituzioni. da fare insieme alle opposizioni».

Primarie e bipolarismo
Facile tirare le somme del dibattito: i presenti concordano tutti sul fatto che lo strumento delle primarie vada nella direzione giusta, quella del rafforzamento del bipolarismo. Ma sull’ultima sollecitazione, quella di Quagliariello, che aveva sottolineato l’esigenza di inserire le primarie all’interno di un processo più ampio di riforma istituzionale del Paese, Mario Sechi non concorda: «Non vanno legate alle riforme, l’ariete per cambiare il sistema devono essere le primarie, altrimenti si rischia di non fare nulla, di non trovare un accordo. Un consiglio voglio darlo anche al Pdl: decidete cosa fare sul referendum elettorale, perché a mio avviso passerà, conviene presentare subito delle proposte».

I paletti di Veltroni
L’invito sulle primarie “condivise” fa breccia nell’opposizione, ma l’ex segretario del Pd, all’invito di Quagliariello, fa seguire il consueto (negli ultimi tempi) monito pregiudiziale: «Per fare riforme condivise ci vuole un’altra fase politica, ci vuole una decantazione, occorre girare pagina, ci vuole un clima più civile». Concetto, questo, che fa risaltare ancora meglio il precedente invito di Sechi a “salvare” le primarie, tenendole fuori dalla contrapposizione sul berlusconismo. «Farle, ma subito», ribadisce anche Augello, a chiusura di dibattito, «altrimenti rischiamo di enunciare spot politici che poi cadono, come foglie morte al vento, e così la gente non ci capisce, ecco perché io mi batterò per avviare subito un inter condiviso…». Concorda  Quagliariello: «Giusto, si deve insistere sulle primarie, a prescindere dalle intese sulle riforme costituzionali, e noi del Pdl dobbiamo farle anche senza una legge…».

Il sì di Alemanno e Angelilli
«Sono pienamente d’accordo con le proposte avanzate oggi al forum del “Secolo d’Italia”. La pratica delle primarie non può essere affidata alla discrezionalità del singolo partito o coalizione, ma deve essere regolata per legge come negli Stati Uniti», fa sapere in giornata il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
«E dato che bisogna maturare e sedimentare questo nuovo modello – conclude il primo cittadino – è opportuno varare subito questa riforma così che, prima di arrivare alle politiche del 2013, si possa sperimentare già nel turno amministrativo del 2012». Concorda anche Roberta Angelilli membro della Direzione nazionale del Pdl e vicepresidente del Parlamento europeo. «È importante che si apra una fase di confronto e ragionamento bipartisan sul cambiamento della legge elettorale. Bene quindi l’iniziativa del dibattito organizzato dal “Secolo” sul tema delle primarie, un buon esempio di quello che dovrebbe abitualmente svolgersi nelle aule del Parlamento: confronto diretto e vivace, ma costruttivo e senza pregiudiziali». Secondo la Angelilli, «alle prossime lezioni politiche è necessario arrivare con una legge che rispecchi il bisogno di rappresentanza e partecipazione che i cittadini chiedono. Non è vero, infatti, che i cittadini italiani sono distanti e disinnamorati dalla politica, ma hanno la necessità di sentirsi nuovamente protagonisti delle scelte importanti per il Paese».