Nessuno poteva parlarne (neppure Leo Gullotta)

Quando alla storia si mette la sordina è sempre un gran brutto segno. Un segno di inciviltà, di faziosità, di partigianeria. Eppure solo in pochi Paesi come in Italia la storia – e la memoria – è stata negata così a lungo. E proprio su un argomento che non ammette contestazioni o contestualizzazioni: l’infoibamento di civili italiani, donne, bambini, anziani, da parte dei comunisti titini negli anni bui della guerra e dell’immediato dopoguerra. Questa rimozione della memoria collettiva italiana da parte delle sinistre, e segnatamente dal Pci, è tanto più odiosa in quanto gli antifascisti si proponevano come democratici, liberatori, civilizzatori, riparatori dei torti che il fascismo aveva fatto per vent’anni alla popolazione italiana.
Mentre sulla guerra civile, altra icona della disinformacja, ora si può discutere (lo si fa però da pochi anni e solo grazie a Giampaolo Pansa) raccontando le atrocità della Volante Rossa che si aggiungevano alle atrocità dei tedeschi, nel caso delle foibe si trattò di un esercito popolare – quello jugoslavo – che a freddo attuò, riuscendoci, una spietata pulizia etnica nella zona di Istria, Fiume e Dalmazia, liberandola da tutti gli abitanti di etnìa italiana. Di fronte a questo pogrom nessuna difesa è possibile: non torneremo a ricordare le storie personali più tristi, le efferatezze commesse, perché oggi sono ben note, ma ribadiamo l’assurdità di voler negare a tutti i costi un olocausto. Eppure in Italia questo è stato fatto. Per decenni il 99,9 per cento della popolazione non sapeva cosa fossero le foibe, non sapeva dell’esodo forzato di 350mila connazionali, i libri di scuola non ne parlavano, ignorando e dimenticando scientemente le decine di migliaia di innocenti trucidati dai partigiani jugoslavi, che avevano la stessa rossa sul berretto.
Per anni, e ancora oggi qualcuno lo fa, si protesta quando si parla di foibe, per fare una fiction – Il cuore nel pozzo – si sono dovute superare resistenze ideologiche della solita sinistra, e addirittura – nel 2005, non nel 1945 – il protagonista Leo Gullotta, che certo fascista non è, fu violentemente contestato a una festa di Rifondazione comunista per aver interpretato quella fiction, che, a dispetto di Rifondazione, fu vista da 17 milioni di spettatori. Oggi finalmente c’è la libertà di raccontare l’orrore delle foibe e i chiaroscuri della guerra civile italiana.