Italia, nazione, popolo: i nomi per il nuovo Pdl

L’idea l’aveva lanciata Gianni Alemanno dopo le amministrative: cambiamo nome al Pdl. Il Secolo l’aveva ripresa sul suo sito, aprendo al contributo diretto dei lettori, perché quella proposta del sindaco di Roma era un modo per dire che serve un passo nuovo, per riannodare i fili del dialogo tra l’elettorato di centrodestra e il partito che lo rappresenta.

Libertà è partecipazione…

Ora si può fare un bilancio e la data scelta non è casuale: i risultati del referendum riportano al centro dell’attenzione il tema della comunicazione tra base e partito. È opinione condivisa da molti che, anche di fronte alla chiamata referendaria, il Pdl abbia compiuto dei passi falsi e dimostrato un certo scollamento da quel popolo che pure richiama nel suo nome. A monte resta la vera grande questione di cui il partito discute da settimane: la partecipazione e il modo per favorirla. Le primarie, prima ancora che a selezionare la classe dirigente, servirebbero a dare all’elettorato un ruolo centrale nei processi decisionali. I congressi a restituire alla base un luogo fondativo di elaborazione politica.
 
«Ravviviamo il dibattito nel centrodestra»
Scrive un lettore, che si firma C. C.: «Chiedo scusa se sembro inopportuno, ma ritengo che il dibattito sul nuovo nome del Pdl sia un poco esaurito; non sarebbe più opportuno affrontare altri argomenti, tali da ravvivare il dibattito nell’ambito della destra?». Perché scegliere un commento che scavalla la questione nome, ovvero lo strumento della provocazione del Secolo? Perché è vero che C. C. si tira fuori da un dibattito a cui invece in tanti hanno contribuito, ma è anche vero che va diritto al cuore del problema: mostra la voglia del popolo del centrodestra di dire la sua su tutti gli argomenti e di farlo anche fuori dalle griglie imposte o suggerite “dall’alto”.

I lettori del Secolo colgono l’occasione
Basta fare un giro su internet per comprendere appieno questa esigenza. Dai blog a facebook, dove l’elettorato e la base si esprimono, si accalorano, criticano, talvolta litigano. Anche i lettori del Secolo hanno colto l’occasione e l’hanno fatta propria, proponendo i loro nomi, alcuni fantasiosi, altri evocativi, altri più che plausibili.

Per l’«Italia», per il «Popolo», per la «Nazione»
Ognuna delle idee raccolte su secoloditalia.it contiene qualcosa più di una sigla, perché ogni indicazione, anche la più scarna, delinea una visione della politica, suggerisce una rotta. In generale, le parole più quotate sono «Italia», «popolo» e «popolare», «nazione». Martino, il primo lettore a rispondere, spiega che lui sceglierebbe «Popolo della nazione. Dentro – chiarisce – ci sarebbe tutto». Stefano mette sul piatto «Popolo d’Italia», che molti post più su piace anche a Peppe e a Dario. Marcella vorrebbe un secco «Partito popolare, come in Spagna». Giovanni Franciosi propone «Democrazia popolare» e Gianfederico il più articolato «Movimento nazional-popolare italiano», perché pensa che «il nuovo nome del Pdl debba sintetizzare la specificità, l’identità di una grande formazione del centrodestra». Roberto Bussinello punta invece su «Movimento popolare nazionale», che «rappresenta la sintesi tra l’agire, la visione sociale, il richiamo al popolo e alla terra in cui viviamo». In questo senso ci sono proposte ancora più esplicite, come tutte quelle che valorizzano il nome «Italia». «Semplicemente: Italia», scrive Fabio Bertusi, mentre Marco Galateo lancia un «Viva l’Italia». «Italia mia o Italia nel cuore» è la proposta di Romano Impero Abenavoli. «Nuova Italia» quella di Cesare Bocca e «Italia protagonista» quella di Michele71, che in alternativa pensa a «Idea Italia», nome scelto anche da Flavio. Qualcuno, invece, per l’Italia vorrebbe un ritorno al passato, con un reimpiego di «Forza Italia» (P. P.), anche aggiornato a «Nuova Forza Italia» (Gaetano). In un’ottica di par condicio interna al Pdl, va detto che spuntano pure delle Alleanza nazionale, anche nelle versioni «Alleanza della nazione» (Gabriele), «Alleanza della libertà sociale» (Luca Scano), Alleanza nazional popolare (Dino) che ha il bizzarro effetto di suonare Anp, come l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen.

Anche per il Pdl è un’occasione da cogliere

Che lo si voglia prendere sul serio o come un gioco, l’esperimento del Secolo conferma che esiste un mondo che ribolle, che ha idee e voglia di esprimerle e che cerca un luogo di interlocuzione per farlo. E suggerisce che il Pdl farebbe bene a tenerlo presente.