«Ma io ho qualche dubbio…»

Non è sincero chi sostiene che non si debba giore per la morte di Osama Bin Laden, «perché non confessarlo? È la fine di un incubo, personalmente sono contenta e lo dico con serenità». Parola di Souad Sbai, marocchina, citttadina italiana dal 1981 che di mondo islamico se ne intende e conosce meglio di altri pericoli, modalità e rischi del terrorismo. Però c’è qualcosa che non le quadra nella ricostruzione degli Usa e invita a non smettere di pensare con la propria testa.

Ha dubbi sulla morte di Bin Laden?

Sul fatto in sé no, non mi convince invece la data a cui si fa risalire, che il corpo si stato gettato in mare dopo solo otto ore, che non ci siano tracce, il Dna ritrovato nel deserto, ma andiamo… Tutta la versione ufficiale mi sembra un po’ strana, denota troppa fretta.

Che sia stato ucciso prima?

Dico che tutti vorremmo la certezza della fine di questo dittatore, le prove, come è avvenuto per altri tiranni.

Come risponde a quanti sostengono che si tratta di un successo tardivo dell’Occidente perché il “simbolo del male” non è più così pericoloso rispetto a dieci anni fa?

Ma scherziamo, è sempre il riferimento di al Qaeda, ha condotto il mondo sulla strada del terrorismo…

La sua morte è un colpo letale al terrorismo mondiale?

Questo no. Assolutamente, non dobbiamo illuderci, ci sono tanti gruppi frammentati molto attivi che si organizzeranno con un’altra guida, forse al Zawahiri. Poi penso ai gruppi del Maghreb, molto pericolosi. Il fondamentalismo è un cancro, una realtà molto difficile da combattere. La mia maggiore preoccupazione viene dai gruppi “fai da te” che operano in Europa.

L’avrebbero dovuto sequestrare e processare, invece che ucciderlo?

Beh, sì, l’avrei voluto vedere in tribunale, in questo modo si sarebbe ottenuta la vera giustizia con una condanna. Ma c’è un altro  dato importante in questa vicenda.

Quale?

Il contributo del Pakistan nella cattura, che è una novità. In passato il Paese non ha mai consegnato un terrorista, il governo pakistano ha sempre fatto il doppio gioco, un occhio all’Occidente una mano ai fondamentalisti. Ora il contesto è cambiato, c’è una fortissima crisi economica e il nuovo governo di Islamabad è più collaborativo.

L’area nordafricana è terremota politicamente. Non parliamo della Libia…

Mi chiedo che fine abbia fatto Gheddafi dopo l’attacco alla sua residenza e la morte del figlio, Saif al Arab, non abbiamo più notizie, nessun giornalista indaga come dovrebbe.

Che idea si è fatta?

Parlando anche con giornalisti arabi ed esperti francesi, comincio a pensare che ci debba essere qualche grossa novità sul fronte libico che scopriremo tra qualche giorno. Non è casuale la scelta del momento per diffondere la notizia della morte di Bin Laden.

Si spieghi meglio. Lei sostiene che gli Stati Uniti abbiano diffuso la notizia per distogliere l’attenzione da Gheddafi?

Non sono pochi gli intelletturali arabi convinti che in queste ore ci nascondano qualcosa di più grosso.

Che cosa? La morte del colonnello?

Chissà. Possibile che dopo la perdita del figlio non abbia reagito in nessun modo? Possibile che, se è ancora vivo, non si sia fatto vedere tramite un video?

Un’ultima curiosità a proposito della sepoltura in mare di Bin Laden. È stato detto che si è rispettato il rito islamico

Ma non è vero, il rito islamico prevede che un morto venga seppellito sottoterra con il viso rivolto verso la Mecca. Non ci prendano in giro, quella in mare è una sepoltura da marines, non da arabi.