Disastro calcio, La Russa chiede uno scatto di orgoglio nazionale: “Quattro italiani in campo per ogni squadra”

Italia fuori

Disastro calcio, La Russa chiede uno scatto di orgoglio nazionale: “Quattro italiani in campo per ogni squadra”

Politica - di Marta Lima - 2 Aprile 2026 alle 08:13

Da interista sfegatato, Ignazio La Russa ammette candidamente che è stato un errore grossolano far tirare il primo rigore al giovane nerazzurro Pio Esposito, così come far giocare Bastoni, poi espulso, da centrale in difesa. Entra nel merito, il presidente del Senato, sulla disfatta dell’Italia in Bosnia, con l’eliminazione degli azzurri dalla fase finale dei Mondiali. Non infierisce su Gattuso ma chiede alla Federazione di “ricominciare da zero” e al presidente Gravina di mollare, come chiestogli dal governo e dal ministro dello Sport Abodi.

La disfatta dell’Italia e il parere di La Russa al”Corriere”

“Ma come si fa a far tirare il primo rigore, il più importante, a un giovanissimo come Esposito, che non li tira nemmeno nell’Inter? E perché Bastoni fuori posizione per mettere Calafiori centrale di sinistra? Questa scelta ha penalizzato Dimarco sulla fascia. E poi Retegui che è sicuramente bravo ma gioca in Arabia in un campionato non allenante e fermo da due mesi. Non ho capito neanche cosa facesse sempre in campo Bonucci, finendo per fare ombra alla figura di Gattuso. E perché il Brasile può avere un grande allenatore straniero come Ancelotti e non possiamo averlo noi un Mourinho?”. Ma Mou non c’è e non ci sarà, dunque, da dove ripartire?

Per il presidente del Senato “non è possibile non andare al Mondiale avendo avuto come avversari prima l’Irlanda del Nord, e abbiamo faticato, poi la Bosnia, Paese di tre milioni di abitanti… Anche con una squadra normale, senza fenomeni, dovevamo qualificarci. È incredibile”.

Ricominciare da zero nel calcio

“Il calcio in Italia non è qualcosa di marginale, è un fenomeno che coinvolge più o meno intensamente il 70-80% degli italiani, specialmente quando gioca la Nazionale. Ha un valore sociale, aggregativo, ridà anche un orgoglio nazionale: ricordo i tempi in cui eravamo solo noi di destra a onorare il tricolore ogni giorno e tutti gli altri solo in occasione delle partite dei Mondiali. Poi, grazie al presidente della Repubblica Ciampi, si riscoprì il valore dei simboli nazionali, dalla bandiera alle sfilate, alle medaglie. Ma torniamo al calcio…”. Sul futuro di Gravina, il presidente del Senato è chiaro. Anche qui, non tocca a me chiedere le dimissioni. Ho buoni rapporti sia con Gravina che con Lotito, suo grande rivale. Però se il ministro dello Sport Abodi le chiede, io non credo che serva attendere riunione di organi… Era la partita della vita, contro avversari abbordabili: se la perdi, bisogna ricominciare da zero”. Chi? “Abete, anche Malagò è bravissimo. Poi possono esserci nuove figure in crescita, altrettanto valide. Ma quel che conta è il progetto, sono le idee… Prima cosa: regole che impongano la presenza in campo di almeno 4 italiani per 90 minuti. Una squadra compri quanti stranieri voglia, ma devono giocare almeno 4 italiani, anche perché non è che tutti gli stranieri qui sono dei fenomeni… C’è la sentenza Bosman, ma credo non contraddica questa proposta. In Champions, per esempio, è obbligatorio avere 7 giocatori in lista cresciuti nel vivaio. Quindi i modi si possono trovare… in serie A giocano in pochi e poi non è possibile che oggi un ragazzino debba iscriversi a una scuola calcio pagando fior di soldi. Tra l’altro, specie i ragazzi più motivati a fare del calcio il loro futuro, provengono spesso da famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese. E aggiungo che è importante cercare di mantenere il calcio come momento di aggregazione giovanile e di appartenenza. Se diventa un fatto prevalentemente finanziario e anziché bonificare si cerca di eliminare il tifo giovanile organizzato, prima o poi, andare o non andare ai Mondiali di calcio, come dice mio figlio Lorenzo, potrebbe interessare a pochi”.
Poi La Russa chiarisce: nessuna discriminazione: “Chiunque sia di cittadinanza italiana, si senta italiano, ami la maglia è benvenuto. Qualunque sia il colore della sua pelle e la sua origine”.