La sentenza di primo grado
Manifestarono per Cospito mettendo a ferro e fuoco Torino, condannati diciotto anarchici
Polemiche per la mancata attribuzione del reato di devastazione: la Procura farà appello
Diciotto condanne a pene fino a cinque anni e sei mesi di carcere, ma nessuna per il reato di devastazione. E’ terminato così il processo di primo grado ad alcuni degli anarchici che, la sera del 4 marzo 2023, hanno preso parte agli scontri in cui è degenerato il corteo che voleva esprimere solidarietà ad Alfredo Cospito, recluso da tempo per alcune sentenze ormai definitive. Polemiche perché i giudici non hanno riconosciuto il reato di devastazione.
La sentenza
A vario titolo, l’accusa ipotizzava – tra gli altri – i reati di danneggiamento e concorso in minaccia a pubblico ufficiale, riconosciuti dal tribunale di Torino. Secondo i giudici, però, nessuno degli imputati è responsabile di devastazione, che si configura in caso di “atti di distruzione o saccheggio, creando un grave pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza sociale” e prevede la pena minima di otto anni di reclusione. La procura presenterà ricorso in Appello, chiedendo di riformulare il dispositivo.
Zangrillo: “Decisione illogica”
La decisione dei giudici di escludere il reato di devastazione per i gravi disordini avvenuti a Torino nel marzo 2023, durante il corteo pro Cospito, lascia perplessi e impone una riflessione seria”. Così in una nota dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione e segretario di Fi in Piemonte, a proposito della condanna emessa dal tribunale di Torino per i disordini e i danni che si verificarono nel centro storico di Torino nel marzo 2023 durante un corteo in solidarietà con Alfredo Cospito, che allora stava attuando uno sciopero della fame per protestare contro il regime del 41 bis a cui era sottoposto.
“Parliamo di episodi violenti, che hanno devastato il centro di Torino e messo a rischio la sicurezza dei cittadini con atti preordinati – commenta Zangrillo – siamo e resteremo sempre garantisti, ma non possiamo esserlo nei confronti di chi attacca lo Stato, devasta spazi pubblici e mette in pericolo la collettività. La violenza non è mai una forma legittima di dissenso. Per Forza Italia, sicurezza e il rispetto della legalità sono condizioni essenziali per la convivenza civile e non possono essere messi in discussione”, conclude il ministro Zangrillo.