Inaffidabilità
Il caso dell’assistente di Salis con precedenti penali è un problema politico? Cosa dice il sondaggio del Secolo
Quando le forze dell’ordine hanno eseguito un controllo, sabato scorso, nell’albergo romano in cui alloggiava Ilaria Salis, l’hanno trovata in compagnia del suo assistente parlamentare Ivan Bonnin. Come è emerso in seguito, l’uomo è stato condannato nel 2015 dal tribunale di Bologna per interruzione aggravata di pubblico servizio per violenza privata a sei mesi di carcere, che successivamente sono stati commutati in una multa da 15.000 euro.
E così il Secolo d’Italia ha deciso di interpellare i propri lettori in un sondaggio, chiedendogli se il fatto che l’eurodeputata di Avs fosse accompagnata da un assistente con precedenti penali, pagato con i fondi pubblici, sia una problema politico. Il 78,8% degli intervistati ha ritenuto che la situazione sia grave e che non si tratti soltanto di una scelta personale: dalla vicenda sono emersi interrogativi inquietanti su scelte, frequentazioni con personaggi legati all’estremismo antifascista e l’utilizzo di risorse pubbliche che richiedono trasparenza. Per questo motivo, la maggioranza degli intervistati ritiene che la questione non sia stata strumentalizzata, chiedendo chiarezza sull’accaduto.
L’assistente di Ilaria Salis ha precedenti penali e il suo è un caso politico: ecco il sondaggio del Secolo
Il 14,8% degli intervistati, invece, sostiene che sia necessario fare piena chiarezza su Ilaria Salis. Tutto questo perché, al di là delle polemiche, è fondamentale accertare i fatti e chiarire i ruoli e le responsabilità prima di trarre conclusioni definitive. Ma il punto è che Bonnin non è l’unico dell’entourage di Salis che può vantare dei trascorsi non proprio eccellenti. Ultimamente, dalla squadra di assistenti dell’eurodeputata, si è dimesso anche Mattia Tombolini, lo stesso che alla fiera di Roma “Più libri, più liberi” non voleva che partecipasse la casa editrice “Passaggio al bosco”. Insomma, sembra che tra i suoi collaboratori l’intolleranza contro chi la pensa diversamente regni sovrana.
Soltanto il 6,4% degli intervistati sostiene che la polemica su Bonnin e Salis sia stata costruita ad arte e che il caso sia stato amplificato per colpire politicamente, trasformando un episodio marginale in uno scontro mediatico. Eppure, se l’europarlamentare di Avs non si fosse lamentata sui social per la presenza della Polizia alla sua camera d’hotel, probabilmente la vicenda non avrebbe avuto tutta questa risonanza mediatica. Voleva denunciare un presunto sopruso e alla fine ha dovuto giustificare ben altro. Tra l’altro, nel post pubblicato su Instagram ha definito l’Italia come una «dittatura», non dando minimamente peso al significato di questa parola, che tra l’altro è ben lontana dal nostro Paese.