L'Ue oltre Bruxelles
La sinistra ha fatto leva sugli “europeisti”. La destra dovrà investire sugli “europeenses”. Ecco chi sono
Gli "europeenses" sono patrioti italiani e patrioti europei nello stesso tempo ed è su loro che bisogna puntare per costruire una strategia politica di ampio respiro che consenta un vero cambiamento nelle istituzioni comunitarie
In un’epoca di profondi cambiamenti l’Unione europea è diventata sempre più centrale. Piaccia o meno, il destino di Roma passa da Bruxelles. È per questo motivo che bisogna occuparsi sempre di più (e meglio) di ciò che accade nel resto del continente e di come funziona l’Ue.
La fotografia dell’Ue di oggi
Il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha ridato all’Italia il ruolo che merita in seno all’Ue. Ma per incidere in profondità e in maniera duratura l’azione del governo e l’eccezionale leadership della Meloni non sono sufficienti. Nel corso degli anni la sinistra è stata molto attenta nel promuovere la propria agenda politica all’interno delle istituzioni europee. È riuscita a mettere persone ideologicamente affini nei posti chiave, soprattutto all’interno della Commissione europea. Nello stesso tempo, fedele alla sua tradizione gramsciana, è riuscita a imporre anche in questo ambito la propria egemonia culturale. Non è un caso, ad esempio, che nei mezzi di comunicazione si continui ad etichettare qualsiasi formazione di destra come “antieuropeista”.
I “tecnocrati di Bruxelles” sono il prodotto delle idee di sinistra
I “tecnocrati di Bruxelles” (che hanno causato enormi danni con iniziative quali il “Green deal”) non vengono dalla luna. Sono il prodotto di una strategia politica ben precisa. Sono il prodotto delle idee di sinistra. Per cambiare l’Ue (e dare più forza all’Italia) la destra deve estendere e rafforzare la rete di funzionari, diplomatici e rappresentanti del mondo privato che operano a Bruxelles. In sintesi: al di là dell’azione politica e istituzionale bisogna mettere al centro una certa idea dell’Europa e le persone in grado di realizzarla. La sinistra ha fatto leva sugli “europeisti”. La destra dovrà investire sugli “europeenses”.
Il passaggio da “europeisti” a “europeenses”
Gli “europeenses” sono patrioti italiani e patrioti europei nello stesso tempo. Fieri delle proprie radici culturali e consapevoli di essere parte di una civiltà millenaria. Non si rassegnano all’idea che il loro futuro sarà deciso in Asia o negli Stati Uniti d’America. Sono pragmatici e realisti. Rispettano il ruolo fondamentale degli stati-nazionali e non ritengono che la Commissione europea debba essere il “governo dell’Europa”. Vogliono un’Unione europea maggiormente rispettosa del principio di sussidiarietà e delle tradizioni storiche, culturali e religiose dei suoi popoli.
Il profilo di questi patrioti italiani ed europei
Pensano che sia giusto difendere i propri confini e decidere chi accogliere e chi no. Non vogliono cancellare le proprie tradizioni nel nome del politicamente corretto. Mettono al centro i rapporti interpersonali, i luoghi, i legami comunitari e nazionali. Non rinunciano a valorizzare l’aspetto spirituale della vita insieme alla ricerca e alla tutela del senso estetico e della qualità. Promuovono il ruolo sociale della famiglia. Investono sui giovani attraverso la valorizzazione del talento e la “cultura del merito”. Sanno che oltre ai diritti esistono anche i doveri. Desiderano l’ordine sociale e il rispetto della legalità. Promuovono un’economia sociale di mercato incentrata sul “capitale umano”, sulla tutela delle tecniche di lavoro tradizionali e la valorizzazione delle specificità dei territori.
Ripartire dalle persone per costruire una nuova strategia politica
Sono consapevoli che moneta e mercati sono solo degli strumenti nelle mani delle persone. Per loro lo Stato non deve rinunciare al suo ruolo attivo al fine di favorire lo sviluppo dell’economia reale piuttosto che quella incentrata sulla finanza. Difendono le produzioni europee e vogliono mettere fine al continuo processo di delocalizzazione e de-industrializzazione. Hanno una visione geopolitica e geoeconomica in grado di tenere insieme gli interessi nazionali con quelli europei. Perseguono l’autonomia strategica dell’Europa e la sua sovranità a partire da quella militare, energetica e tecnologica. È a partire da questa tipologia di persone che bisogna costruire una strategia politica di ampio respiro. Promuovendo al contempo una seria e continua formazione della classe dirigente a tutti i livelli.
Da dove viene il termine “europeenses”
Nel descrivere la battaglia di Poitiers, nel 732 d.c., il monaco lusitano Isidoro Pacensis usa per la prima volta l’aggettivo “europeenses” per attribuire un’identità collettiva ai guerrieri che avevano vinto la battaglia salvando il continente europeo. La sfida che la Destra Italiana deve assumere è quella di salvare il processo d’integrazione prima che sia troppo tardi. Mettendo definitivamente in soffitta il federalismo progressista e ambientalista propugnato dalle sinistre rosse e verdi (e da una parte dei popolari e dei liberali europei).