Pordenone pedopornografia

Scoppia il caso

Pedopornografia, dal web al campo di calcio: a Pordenone, arrestato in flagranza un allenatore

Sotto indagine la produzione di materiale pedopornografico legata all’ambiente sportivo: la società era ignara, l’inchiesta nasce da una rete online già smantellata

Cronaca - di Alice Carrazza - 27 Gennaio 2026 alle 08:52

Il confine tra attività sportiva e abuso sarebbe stato superato con metodo e continuità. È questo il quadro che emerge dall’arresto di un allenatore di calcio giovanile di 27 anni, residente in provincia di Pordenone, accusato di produzione di materiale pedopornografico. Un’indagine nata altrove, sviluppata in silenzio, arrivata a toccare un campo di calcio frequentato da minorenni e famiglie che non avevano mai manifestato sospetti.

Pordenone, l’operazione e il sequestro

La perquisizione, eseguita circa dieci giorni prima dell’arresto, era stata disposta nell’ambito di un fascicolo aperto inizialmente per detenzione di materiale pedopornografico. Gli investigatori della sezione operativa per la sicurezza cibernetica della polizia postale di Pordenone, su delega della procura di Torino, hanno però trovato elementi che hanno mutato il perimetro dell’accusa. Nei dispositivi sequestrati sarebbero stati rinvenuti filmati e fotografie collegati agli ambienti sportivi frequentati dal giovane e a minorenni inseriti nel contesto della società calcistica, del tutto ignara dei fatti.

Un passaggio che conferisce all’indagine una dimensione ulteriore, perché intreccia l’ipotesi di reato con un ambito fondato sulla fiducia: quello delle associazioni sportive giovanili.

L’arresto e le misure

Il 27enne è stato arrestato in flagranza di reato. La fase investigativa è stata coordinata dal sostituto procuratore Federica Urban. Il gip Francesca Vortali ha convalidato l’arresto, disponendo per l’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari. Il procedimento, per competenza, sarà ora trasmesso alla procura di Trieste.

Negli ambienti sportivi frequentati dall’allenatore, riferiscono gli investigatori, non erano mai emersi segnali o comportamenti tali da destare allarme. Un elemento che rende più complessa la lettura dei fatti e che lascia sullo sfondo un contesto colpito senza preavviso.

L’origine dell’inchiesta

Il filone che ha portato all’arresto di Pordenone affonda però le radici in un’indagine più ampia sulla pedopornografia online. L’attività investigativa, durata oltre due anni, è stata coordinata dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online e ha permesso di individuare una rete di scambi su piattaforme come Telegram.

Da quel circuito sono già emersi nomi e responsabilità: i presunti promotori, un sacerdote e un medico, erano stati arrestati nel 2025, rispettivamente a Brescia e Torino. Il gruppo, secondo gli accertamenti, funzionava come luogo di raccolta e diffusione di materiale illecito.

Gli altri arresti

Nell’ambito della stessa operazione sono stati arrestati altri due uomini: un 52enne residente nel Cuneese e un 40enne della zona di Genova, entrambi indagati per detenzione di materiale realizzato mediante sfruttamento sessuale di minori. Le perquisizioni, personali, domiciliari e informatiche, hanno coinvolto i Centri Operativi Sicurezza Cibernetica di Torino, Genova, Como e Pordenone.

È stato inoltre denunciato in stato di libertà un 17enne del Comasco, ritenuto amministratore del gruppo online da cui l’indagine aveva preso origine.

Un contesto delicato

Nel caso di Pordenone, l’attenzione degli inquirenti resta concentrata sul legame tra i contenuti sequestrati e l’attività sportiva svolta dall’indagato. Un intreccio che non riguarda solo l’ipotesi di produzione e diffusione di materiale pedopornografico, ma anche la vulnerabilità di contesti nei quali il ruolo educativo e di riferimento è affidato a figure giovani, apparentemente irreprensibili.

Le accuse saranno ora valutate dall’Autorità Giudiziaria. L’inchiesta, intanto, continua a scavare in una rete che ha dimostrato di non avere più confini.