Askatasuna, Torino a ferro a fuoco

Askatasuna, furia ideologica

Torino assediata dai “nemici dello Stato”: le reazioni delle istituzioni. Il “caso Avs”: in piazza coi violenti e condanna con un “ma”

Politica - di Ginevra Sorrentino - 1 Febbraio 2026 alle 10:00

Pianificazione, violenza cieca e odio ideologico: ieri Torino è tornata a respirare l’aria pesante degli anni di piombo. Quello che doveva essere un corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna che ha richiamato in piazza finanche gli esponenti di Avs, si è trasformato in interminabili ore di guerriglia urbana, caos e scontri dalla furia cieca nel corso dei quali gruppi a volto coperto, black block, antagonisti e facinorosi feroci, hanno sparso il sangue delle forze dell’ordine e seminato feriti tra cittadini e manifestanti. Tra agenti e attivisti si contano almeno 70 feriti.

Torino a ferro e fuoco: la guerriglia di Askatasuna tra violenza cieca e odio ideologico

Hanno lanciato di tutto contro gli agenti: molotov, bombe carta, estintori, pali e cartelli stradali, carrelli della spesa, una bici, e finanche un ombrello. In ore di scontri hanno presidiato la città con ogni mezzo: cassonetti e blindati dati alle fiamme, pali divelti, cassiere e clienti barricati dentro i negozi aperti. Un blindato della polizia è stato bloccato con un cassonetto dei rifiuti nel controviale di Corso Regina Margherita e ha preso fuoco dopo che alcuni manifestanti hanno lanciato contro un oggetto in fiamme. Un attacco brutale calcolato quanto esploso in una furia incontrollabile, che ha raggiunto il culmine delle virulenza con l’aggressione al poliziotto a calci in testa, pugni e martellate ovunque: e quel video continua a girare a loop da ieri, suscitando orrore e indignazione senza sosta…

Molotov, bombe carta, estintori e pali divelti: un’operazione premeditata

I disordini sono scoppiati soprattutto quando il corteo è arrivato nei pressi di Largo Rivella e ha girato lungo Corso Regina Margherita per raggiungere la sede di Askatasuna. A quel punto un gruppo di manifestanti a volto coperto riconducibili all’area anarchica e antagonista ha cominciato a lanciare petardi, bombe carta e fuochi d’artificio all’indirizzo delle forze dell’ordine, che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Insomma: una vera e propria operazione militarizzata nell’ottica di una guerriglia urbana pianificata nei minimi dettaglia da professionisti della violenza e del disordine, fautori dell’illegalità a tutti i costi.

L’equipaggiamento del terrore dei “miliziani” di Askatasuna

Sì, perché quelli in strada ieri a Torino non erano manifestanti, ma veri e propri “miliziani”. Il gruppo di testa, rigorosamente a volto coperto, ha sfilato con un arsenale pronto all’uso, che nell’equipaggiamento base ha previsto persino tubi di metallo utilizzati come mortai per lanciare artifizi pirotecnici contro le forze dell’ordine, e con i cittadini ostaggi di una violenza che non ha risparmiato nemmeno i giornalisti: come la troupe di Far West (Rai), aggredita brutalmente per impedire di documentare il massacro.

La reazione delle istituzioni. Meloni: «Non sono manifestanti, ma nemici dello Stato»

Un orrore sferrato contro lo Stato che, come detto, ha raggiunto il suo apice di violenza e il momento più drammatico nel vile pestaggio del poliziotto aggredito con calci in testa e martellate ovunque. Un’azione che la premier Giorgia Meloni ha definito senza mezzi termini: «Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato… Concludendo che «questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni».

I ministri parlano di “terroristi” e “guerriglieri” spinti da odio ideologico

Parole, quelle di Giorgia Meloni, a cui hanno fatto eco quelle del ministro Piantedosi, che ha parlato di «vigliacco e infame pestaggio da parte di squadristi rossi», e quelle del ministro Crosetto, che ha evocato metodi terroristici e asserito con nettezza a sua volta: «Questi non sono manifestanti. Non sono nemmeno delinquenti. Questi si comportano da nemici, da terroristi, da guerriglieri, vogliono fare male, sono spinti dall’odio. Se avessero altre armi le userebbero. E allora vanno trattati per quello che sono, senza sconti, senza alcun tipo di attenuante».

Askatasuna, immagini bestiali e furia senza fine

E ancora. «Sono indignato da queste immagini che arrivano da Torino. Come si può prendere a martellate qualcuno? Per di più un poliziotto in servizio. Questi sono i figli di papà, i facinorosi e vigliacchi dei centri sociali. Mi stringo a tutte le forze dell’ordine, a chi con grande sacrificio e senso del dovere rappresenta lo Stato e le Istituzioni», ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri e leader di FI Antonio Tajani. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini che ha parlato di «immagini bestiali da Torino. Calci in faccia, pugni e sassi. In tanti contro uno. Per questa gentaglia il carcere non basta… Infami vigliacchi, loro e chi li protegge».

Naturalmente, anche il Presidente Mattarella ha espresso la sua immediata solidarietà agli agenti feriti. Così come il ministro Giuli che, nell’esprimere vicinanza alle forze dell’ordine come tutti i rappresentanti istituzionali, ha condannato la «brutale violenza estremista, a sfondo ormai semi eversivo, dei “miliziani” di Askatasuna» e, contestualmente, invitato a «una riflessione unanime sulla necessità di proteggere gli spazi di civiltà e di libertà d’espressione sapendo tenerli distinti da ogni ambigua ombra che rievoca il peggiore secondo Novecento».

Orrore contro lo Stato: un caso politico

E di «maleodorante e criminale galassia anarchica a Torino» ha parlato Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia e sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia. Augurandosi che «questi criminali vengano perseguiti e che la magistratura applichi con inflessibilità le norme contenute nei decreti sicurezza contro chi devasta le nostre città e aggredisce le forze dell’ordine. Gli italiani si ricordino che questa è la gente con cui il Sindaco del Pd di Torino e le anime belle della sinistra dialogavano per tentare la legalizzazione di Askatasuna, covo di criminali e palestra di comportamenti antisociali».

Lucio Malan: «Violenze inammissibili, attendo prese di posizione da Avs e alleati»

Dunque, oltre la cronaca di sangue, esplode il caso politico. Anche perché, e non è un dettaglio da poco, al corteo della violenza ha partecipato ufficialmente Alleanza Verdi e Sinistra (Avs). Una presenza che getta un’ombra inquietante sull’intera coalizione del “campo largo”. Non a caso Lucio Malan, capogruppo di FdI al Senato, è stato durissimo nel suo rilievo sul punto: «Violenze pianificate che non possono essere derubricate a ragazzate. Chi ferisce poliziotti e carabinieri è nemico di tutti i cittadini. Mi attendo chiare prese di posizione da Avs e dai partiti alleati. Come può una coalizione che ambisce a governare accettare che propri militanti siano coinvolti in simili manifestazioni?».

La nota di Avs tra condanna tardiva e retorica “dei due forni”

E mentre il centrodestra chiede a gran voce l’applicazione dei Decreti Sicurezza e la fine di ogni ambiguità su Askatasuna, da Avs nella tarda serata di ieri arriva una nota che sembra un manufatto di equilibrismo politico firmato Bonelli e Fratoianni. I due leader, pur definendo «inaccettabili» le violenze, e manifestando solidarietà a feriti e giornalisti, non rinunciano alla retorica dei “due forni”. Parlando di una presunta «frangia» di violenti che nulla avrebbe a che fare con la «maggioranza pacifica», tentano di salvare la faccia e, contemporaneamente, la difesa d’ufficio degli spazi sociali occupati.

Una condanna che appare tardiva e di circostanza, utile solo a respingere quelli che definiscono «volgari attacchi» per la loro partecipazione al corteo. Troppo comodo: la violenza di Torino non è nata dal nulla, ma è il frutto di un clima d’odio alimentato da chi, per anni, ha giustificato l’illegalità di Askatasuna in nome di una presunta «funzione sociale». Tra le martellate agli agenti e i comunicati di rito, resta il fatto che la loro piazza è finita nel sangue.