Deterrenza pop
Macron, il gallo atomico: “I tempi sono cambiati”. La Francia annuncia la corsa al nucleare Made in Ue (Video)
«È più sicuro essere temuti che amati». Emmanuel Macron conosce bene la frase, dopotutto al caro Niccolò Machiavelli ha pur dedicato la sua tesi di laurea. Forse troppa l’ammirazione, forse Monsieur le Président si è spinto oltre l’interpretazione. Forse si è montato la testa. Perché alla base dell’Île-Longue, davanti ai sottomarini nucleari, ha scandito che «I tempi sono cambiati». Traduzione: la parentesi morale è chiusa, e – a quanto pare – il fine torna a giustificare i mezzi.
Macron e “il suo tesoro nucleare”
Il passaggio è tutt’altro che simbolico. La Francia custodisce meno di 300 testate dal 2008, la metà del picco della Guerra fredda. Sostiene il Trattato di non proliferazione, ha cessato i test nel 1996, ha smantellato gli impianti di produzione di materiali fissili. Tutto regolare, tutto responsabile. Ma resta un arsenale capace di infliggere devastazioni irreversibili. Non è un’arma come le altre. È la possibilità tecnica del suicidio collettivo quella che il presidente francese sventola.
Macron non si nasconde dietro l’idealismo, anzi nel video lo carica di enfasi. Parte dal mondo com’è: brutale, competitivo, instabile, crisi che implodono. La dissuasione, ribadisce Parigi, è «strettamente difensiva», destinata a circostanze estreme di legittima difesa. Esiste perfino un’opzione di «avvertimento nucleare», unica e non rinnovabile. Un colpo per ricordare all’avversario che la mano non trema.
Sovranità indivisibile, europeismo condizionato
Il punto più delicato non è l’arsenale, ma la sua eventuale estensione nelle mani, o menti, sbagliate. Nel marzo 2025 il presidente ha aperto il dibattito sulla protezione degli alleati europei, fissando tre paletti: nessun finanziamento francese per la sicurezza altrui, nessuna sottrazione alle esigenze nazionali, decisione finale sempre a Parigi.
Lunedì ha rassicurato tutti: «Non vi sarà alcuna condivisione della decisione ultima». E ancora: «Non vi sarà nemmeno condivisione nella definizione degli interessi vitali». L’ombrello può allargarsi, ma il pulsante resta in casa.
La credibilità, spiegano dal Ministero delle Forze Armate alla vigilia del discorso, si fonda su determinazione politica, presenza permanente in mare di almeno un sottomarino dal 1972, prontezza continua delle forze aeree strategiche dal 1964, più il programma scientifico Simulation del CEA che garantisce affidabilità senza test. La modernizzazione è in corso: M51.3 e ASMPA-R già operativi, nuova generazione in cantiere con orizzonte 2035. Continuità, ma con ambizione europea.
Le paure domestiche
Nel fine settimana, una parte dell’opposizione ha agitato lo spettro della perdita di sovranità. «La sovranità non si divide, la deterrenza nucleare francese non si condivide», ha scritto l’ex titolare degli Interni Bruno Retailleau.
Poi il clima si è raffreddato. «La deterrenza nucleare francese non si divide. Su questo punto, il Presidente della Repubblica ci ha rassicurati sull’essenziale», ha riconosciuto Retailleau. Jean-Louis Thiériot, responsabile delle questioni di difesa per i Repubblicani ed ex ministro delegato alle Forze Armate, ha aggiunto: «Non c’è nulla da eccepire al discorso di Emmanuel Macron: le sue parole sono adeguate alla minaccia e i principi della deterrenza nucleare alla francese sono salvi». L’avvertimento, però, “meritava di essere fatto”.
Anche il Rassemblement National ha «preso atto», pur giudicando «difficile cogliere l’interesse della deterrenza avanzata». Jordan Bardella, giovane leader del Rn, aveva ricordato che la dottrina secondo cui gli interessi vitali non si fermano ai confini nazionali esiste già, ma ha precisato che l’assistenza è «anzitutto convenzionale». Il suo consigliere è stato più diretto: «Chi può credere che si arriverebbe a vetrificare Washington per la Groenlandia o Mosca per i Paesi baltici, rischiando di vedere Parigi cancellata dalla carta geografica? Assistenza convenzionale, sì. Nucleare, no».
Potenza e fragilità
In ogni caso, il quadro internazionale rende il dibattito meno accademico di quanto sembri. La guerra in Ucraina e La guerra nel Golfo hanno riacceso la discussione sulla sicurezza europea mentre si avvicina una nuova Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione (TNP). Parigi invoca la funzione stabilizzatrice della deterrenza tra grandi potenze, ma ogni ampliamento del club atomico rende più evidente la vulnerabilità collettiva.