Metal detector nelle scuole più a rischio: Valditara sente Piantedosi

Dopo la morte di Abu

Metal detector nelle scuole più a rischio: Valditara sente Piantedosi

La proposta del ministro dell'Istruzione per evitare l'ingresso a scuola di coltelli e armi da taglio, ha raccolto il favore di Don Patriciello, parroco di Caivano e del Moige. Al momento solo Avs dice no: 'ghettizzazione'

Cronaca - di Eva De Alessandri - 19 Gennaio 2026 alle 15:53

La morte di Abu Youssef ha inevitabilmente aperto un confronto su quali strumenti sia possibile usare per fare in modo che mai più un ragazzo debba morire a scuola, per mano di un coetaneo armato di coltello. Il governo è già al lavoro per cercare possibili soluzioni che diano risultati immediati. Il ministro Valditara, ieri a La Spezia, è tornato oggi a parlare a margine della visita all’istituto comprensivo Barozzi Beltrami di Rozzano, nel Milanese, spiegando che se da un lato bisogna «favorire l’inclusione dei ragazzi più fragili», dall’altro «c’è la necessità di difendere la comunità scolastica e quindi di difendere gli studenti, i docenti, il personale ata e i dirigenti. Ecco perché in alcune scuole, laddove la comunità scolastica ritenga necessario – attraverso il suo preside – controllare e verificare che i ragazzi non portino a scuola coltelli, ho ritenuto giusto consentire l’utilizzo di metal detector, ovviamente d’intesa con il prefetto. Ne ho parlato anche con il collega Matteo Piantedosi e affronteremo tutto questo in uno schema organico. Molti presidi hanno concordato con questa misura».

Sentito preside della scuola di Ponticelli

Il ministro Valditara ha comunicato di aver «sentito ieri la preside di quella scuola di Ponticelli, che ha chiesto in via sperimentale al prefetto l’utilizzo del metal detector e i risultati sono stati straordinari, molto positivi. Quindi non bisogna fare polemiche sterili perché l’obiettivo prioritario è quello di garantire la sicurezza dei nostri ragazzi e la sicurezza del personale scolastico. Tutte le altre polemiche stanno in secondo piano». Il metal detector sarebbe “mobile”, ha spiegato Valditara, e potrebbe essere utilizzato non tutti i giorni, ma «avrebbe comunque un effetto fortemente dissuasivo».

Don Patriciello: sì a uso metal detector nelle zone a rischio

E a dirsi favorevole all’uso del metal detector è un uomo simbolo della lotta alla criminalità organizzata e alla violenza giovanile, Don Maurizio Patriciello. Il parroco di Caivano, all’agenzia di stampa Adnkronos ha detto: «Sono convinto che tutto ciò che si fa per aiutare i ragazzi sia utile. La scuola, come la casa, deve essere un luogo sicuro, è un santuario che deve essere tutelato più di ogni altro posto al mondo, i genitori devono essere tranquilli sui propri figli a scuola, quindi dico sì all’uso del metal detector nelle scuole più a rischio, ma se pensiamo che così risolviamo la questione, siamo fuori strada, se quel ragazzo è avvezzo alla violenza e non può portare il coltello in classe perché intercettato, lo riprenderà fuori». L’uso dei metal detector in alcuni degli istituti scolastici in aree a rischio di Napoli, per esempio a Ponticelli, ha avuto inizio un paio di anni fa. Per il parroco di Caivano impegnato anche per il recupero dei minori e contro la dispersione scolastica «si deve risalire alle radici, perché questo ragazzo aveva questa rabbia in corpo? che educazione ha avuto? Si parte dalla famiglia, ma servono servizi sociali e psicologi nelle scuole».

Moige: sì al metal detector in casi particolari

«Decreto Sicurezza sì al metal detector come misura estrema in casi particolari, ma fondamentale avviare azioni formazione ed educazione anche ai genitori». Così in una nota le associazioni dei genitori Moige, Age, Art.26, Faes, Generazione Famiglia, dopo quanto accaduto in una scuola di La Spezia dove uno studente ha ucciso un suo compagno con un coltello. «In vista dell’imminente approvazione del pacchetto sicurezza in Consiglio dei Ministri, le associazioni dei genitori italiane rivolgono un appello urgente al Governo affinché non si limiti a introdurre sanzioni, – continua la nota delle associazioni dei genitori – ma integri il decreto con misure concrete di formazione e supporto ai genitori. Comprendiamo la necessità di affrontare con fermezza il fenomeno della criminalità giovanile e dell’uso di coltelli tra i minori e quindi l’uso del metal detector come misura estrema in casi particolari. Tuttavia, riteniamo che prevenzione e repressione debbano procedere insieme, come le due gambe dello stesso corpo».

Salvini: dl sicurezza in lavorazione, divieto lame per i giovani

Intanto sul tema è intervenuto anche il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. Parlando del dl sicurezza in lavorazione ha spiegato a Rtl 102.5 che «il decreto è in lavorazione da alcuni mesi, sono una sessantina di articoli ed era già previsto il divieto di possesso di lame di qualsiasi genere soprattutto da parte di ragazzi. In alcune scuole problematiche i presidi avevano già richiesto controlli e metal detector. Anche sui minori non integrati nel decreto ci sono alcuni provvedimenti come la cessazione di accoglienza per chi commette reati. Non puoi militarizzare ma ci sono alcune scuola problematiche, ci sono alcune realtà con tassi di studenti stranieri che sono superiori al 50%, non è automatico, ma se c’è una quantità di etnie, di famiglie problematiche e difficoltà a parlare in italiano è chiaro che l’attenzione va portata».

Sicurezza: Gasparri (FI), necessario intensificare la spesa

Sulla proposta del metal detector è intervenuto anche il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri che nel corso della trasmissione di Raitre Restart, condotta da Annalisa Bruchi, ha detto: «Servono strumenti di deterrenza che vanno dal metal detector fino alla norma penale. Certo, sono fondamentali anche la cultura e l’educazione, e su questo si potrebbero fare molti discorsi. In Italia, fino a qualche decennio fa, esisteva una norma che attenuava la sanzione per il cosiddetto delitto d’onore. Fortunatamente quella visione arcaica e barbarica del diritto è stata superata».

AVS contro i metal detector: così si ghettizza, no alle ‘etnie’ dei coltelli

Dall’altra parte della barricata, come sempre, Avs, voce contraria all’ipotesi dei metal detector. La capogruppo di Avs dell’Emilia Romagna, Simona Larghetti, in una nota, dice no perché così «si alimentano paure e stereotipi, spesso anche razzisti: dimenticando, ad esempio, che a uccidere un ragazzo straniero di 16 anni a Bologna lo scorso anno è stato un coetaneo italiano. Forse il problema non sono ‘le etnie dei coltelli’». Cosa c’entrino le etnie dei coltelli rispetto a una proposta che guarda le tasche, controlla i giubbotti ma di sicuro non il colore della pelle, non è chiaro. Certamente però l’avrà intesa il consigliere compagno di partito Paolo Trande, secondo il quale l’idea di installare metal detector solo nelle cosiddette scuole a rischio «è particolarmente grave, perché introduce una logica di ghettizzazione che stigmatizza intere comunità scolastiche». Quindi in pratica, non si deve isolare chi porta i coltelli a scuola ma come dice il terzo consigliere di Avs in Emilia Romagna, Burani bisogna «ascoltare ciò che i ragazzi chiedono davvero: supporto psicologico, adulti presenti, responsabilità condivisa».

Zio di Abu: la famiglia chiede giustizia

Lo zio del ragazzo racconta in una intervista al Corriere della Sera, il dolore e i dubbi su una tragedia che forse poteva essere evitata, perché a suo dire «non era una novità che quel ragazzo veniva a scuola portandosi dietro il coltello. Sarà successo almeno altre quattro volte. Ve lo possono confermare tutti i compagni di scuola. Questa cosa andava bloccata subito invece di arrivare a questo punto». E che la richiesta della famiglia durante l’incontro con il ministro Valditara è stata solo una: «giustizia».