Foibe, Bocchino: “Io censurato. Giani mette il bavaglio ai giornalisti di destra, politico con la ‘p’ minuscola”
FdI e Forza Italia sono usciti dall'Aula del Consiglio della Regione Toscana per protesta. Il direttore editoriale del Secolo d'Italia ha presentato il cortometraggio da lui curato sull'esodo istriano-dalmata nella sala degli Affreschi del Consiglio. "Per Giani un boomerang gigantesco"
E alla fine censura fu. Il Giorno del Ricordo alla Regione Toscana finisce con una giornata da dimenticare. “Sono stato censurato. Di Giani mi interessa poco, il problema è un altro: proviamo a immaginare, al contrario, se fosse successo a un giornalista di sinistra. La mia colpa è semplicemente di non essere di sinistra, anche se sono uno studioso delle Foibe. Me ne occupo da 40 anni”. Sono le parole del direttore editoriale del Secolo d’Italia, Italo Bocchino, parlando con i giornalisti all’iniziativa organizzata da Fratelli d’Italia e Forza Italia in Consiglio regionale, a latere della seduta solenne del giorno del Ricordo.
Foibe, Bocchino: “Io censurato. La mia colpa è non essere di sinistra”
A palazzo del Pegaso i due gruppi di opposizione hanno contestato la decisione dell’assemblea legislativa di cancellare l’intervento di Bocchino dalla seduta dedicata alla celebrazione delle vittime delle foibe. Come raccontato su queste colonne Italo Bocchino era stato invitato inizialmente, in quanto curatore di un cortometraggio sull’esodo giuliano-dalmato-istriano. Poi il grottesco dietrofront della Regione Toscana guidata dal dem Eugenio Giani, che ha ceduto ai diktat dell’Anpi e della sinistra radicale, decidendo di cancellare la partecipazione dei relatori “esterni” alla seduta solenne del Consiglio regionale. Insomma: l’intervento di Italo Bocchino, già ufficializzato e programmato, ” non s’ha da fare”. L’ultrasinistra ha parlato, e il consiglio regionale si è adeguato. Bocchino non si era certo lasciato intimidire: “Tanto io ci vado lo stesso»”, aveva assicurato. “Non mi fanno entrare? Mi metto lì davanti, sul marciapiede, in piedi su una cassetta della frutta e parlo”.
Bocchino, il cortometraggio sull’esodo presentato nella Sala degli Affreschi del Cosiglio
Non c’è stato bisogno di parlare per strada. “Ci sposteremo in sala degli Affreschi per fare quello che era stata concordato: cioè proiettare il docufilm e parlarne con alcuni familiari delle vittime delle foibe”. Così Chiara La Porta, consigliera di FdI che insieme ai colleghi di partito e a quelli di Forza Italia hanno lasciato dopo l’inno l’aula del Consiglio regionale in segno di protesta contro la decisione di non far partecipare Italo Bocchino. FdI e Fi si sono quindi riuniti insieme al direttore editoriale del Secolo nella sala Affreschi del Consiglio, riservata poche ore fa: dove sarà presentato e proiettato il cortometraggio sull’esodo giuliano-dalmata: “Il silenzio dopo” del regista David Lopardo. Interverranno il regista, Bocchino e Federica Martini Masoni, la nipote del protagonista del cortometraggio.
“Ci sono politici con la “p” minuscola come Giani”
“Sono fra i dieci giornalisti in Italia che ha letto tutto ciò che è stato scritto, conosce la storia, sono firmatario della legge che istituisce il giorno del Ricordo- ha sottolineato Bocchino- tutto questo, però, non basta perché ci sono politici con la ‘p’ minuscola come Giani che si fanno dettare l’agenda dall’Anpi nel 2026″. Bocchino ammonisce: “Qualcuno ha voluto portare indietro la lancetta della storia per pavidità. Giani non conosce la storia dei confini orientali d’Italia: perché solo chi non la conosce la può affrontare in maniera così superficiale”. Una caduta di stile vergognosa ma anche un errore politico per il presidente della Regione Toscana, anzi, più di uno, incalza Italo Bocchino lo incalza.
Bocchino contro Giani: “Errore storico ed istituzionale”
“Questa è la casa dei cittadini e nessuno può vietare di entrarci. Penso che Giani abbia fatto tre errori, uno storico, uno istituzionale e uno politico. L‘errore storico è stato di farsi dettare la linea dall’Associazione nazionale dei partigiani. Io sono grato – ha aggiunto- ai partigiani per aver contribuito a combattere il nazifascismo e a darci la libertà. Ma sul tema delle foibe e dell’esodo non hanno diritto di parola. Noi volevamo semplicemente portare in una sede istituzionale – qui c’è l’errore istituzionale- un cortometraggio, di cui sono un protagonista e voce narrante, perché sono uno studioso di quella vicenda. E’ molto grave quello che ha fatto istituzionalmente Giani”.
“Il boomerang terribile di Giani: mettere il bavaglio a un giornalista di destra”
Per Bocchino la vicenda assume i contorni di un autogoal gigantesco: “L’errore politico di Giani è il fatto di essersi fatto un boomerang terribile, si è creato da solo una notizia nazionale: un presidente di Regione che mette il bavaglio a un giornalista perché è un giornalista di destra. Questa cosa è molto grave. Ma noi abbiamo le spalle larghe e non ci facciamo intimorire o censurare da Giani”. Non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto a parti rovesciate: “Sono stato censurato – stigmatizza il direttore editoriale del Secolo d’Italia – ma immaginiamo, al contrario, se fosse successo a un giornalista di sinistra”…
Il vicepresidente del Consiglio regionale: “Oggi si infoiba la libertà di parola”
Molto critico anche il vicepresidente del Consiglio regionale toscano Diego Petrucci (Fdi): “Dobbiamo registrare nuovamente un atteggiamento da infoibatori. Oggi si infoiba la libertà di parola: perché chi come il direttore Bocchino appartiene ad un’area politica diversa dalla sinistra non può parlare. Nonostante che, prima l’ufficio di presidenza, e poi la conferenza di programmazione dei lavori avesse deliberato che Bocchino fosse invitato dal Consiglio regionale della Toscana a partecipare”. Brutta pagina.