Trump Stato dell’Unione

Dai dazi all'Iran

Stato dell’Unione, Trump battagliero: “Non torneremo indietro. È l’età dell’oro dell’America”

Nel discorso più lungo della storia Usa, il presidente prepara il piano B commerciale e riapre i fronti con Iran e Venezuela

Esteri - di Alice Carrazza - 25 Febbraio 2026 alle 10:01

La novità non è stata il tono, ma lo strumento. Dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato i dazi imposti unilateralmente dall’amministrazione, Donald Trump ha usato il palco dello Stato dell’Unione per annunciare la contromossa tra le righe: «Stasera, dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale», ha esordito. Il riferimento al passato non è casuale. Quel “dove eravamo prima” fa riferimento al Trade Act del 1974, in particolare il tycoon guarda a due sezioni specifiche che consentirebbero al presidente di imporre tariffe fino al 15% in caso di squilibri strutturali della bilancia dei pagamenti opure il per messy di imporre dazi a Paesi che utilizzano pratiche commerciali sleali: la sentenza, dunque, non chiude il dossier commerciale.

Il piano sui dazi e la sfida istituzionale

Trump ha definito “infelice” la decisione della Corte, assicurando che i nuovi dazi saranno «più complessi» e non richiederanno un voto preventivo del Congresso. «Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito». Una visione che ridisegna il rapporto tra fisco e commercio estero, con implicazioni dirette sui partner europei e asiatici.

I democratici, rimasti in gran parte seduti durante gli applausi repubblicani, sono stati attaccati frontalmente: «Dovreste vergognarvi». Nella replica, la governatrice della Virginia Abigail Spanberger ha parlato di «politiche commerciali sconsiderate» che avrebbero già pesato sulle famiglie.

Immigrazione e scontro interno

Il presidente ha rivendicato poi che «nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell’ultimo anno» e ha chiesto il «ripristino completo e immediato» dei fondi per la sicurezza delle frontiere. L’aula si è infiammata quando ha citato il Minnesota, accusando settori della comunità somala di aver “saccheggiato” fondi pubblici. La deputata Ilhan Omar ha gridato «bugiardo», accusandolo di «aver ucciso degli americani». Trump ha replicato di nuovo: «Dovresti vergognarti».

Venezuela, Iran e la proiezione esterna

Sul piano internazionale, Trump ha definito il Venezuela «nuovo amico e alleato», rivendicando 80 milioni di barili di petrolio ottenuti dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte di forze speciali statunitensi. Ha dichiarato di lavorare «a stretto contatto» con Delcy Rodríguez per «guadagni straordinari per entrambi i Paesi». Un cambio di linea che altera gli equilibri energetici regionali.

Sull’Iran il messaggio è stato duplice: apertura negoziale ma linea rossa invalicabile. «Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare». Teheran, ha aggiunto, dispone già di missili capaci di colpire Europa e Stati Uniti.

Economia, record e ombre

«Our country is back», ha scandito. «Il nostro paese è tornato, più grande, più forte e più ricco che mai». Aggiungendo: «Stiamo vincendo così tanto che davvero non sappiamo cosa farcene». Ha così parlato di 18 trilioni di dollari di investimenti promessi

Ha ironizzato su un «terzo mandato» e affidato al vicepresidente JD Vance la guida della «guerra alle frodi» per riportare in pareggio il bilancio. Con un’ora e cinquanta minuti, ha superato il primato di Bill Clinton per il discorso più lungo.