Festa della recriminazione
25 aprile, l’Anpi sventola il copyright, perde la bussola e spara a zero su tutti: preti, comunità ebraica e motociclisti. Ecco dove e perché
Mancano dieci giorni al 25 aprile e il teatro dell’assurdo che l’Anpi riallestisce disloca i suoi set a macchia di leopardo in varie città del Bel Paese: da Arcore a Senigallia, passando per Torino, è un fuoco di fila di scintille e recriminazioni che, tra aut aut e dissensi declamati a profusione, alzano la temperatura delle polemiche prima ancora che eventi e celebrazioni abbiano inizio.
25 aprile, l’Anpi sul piede di guerra: da Senigallia e Torino è la Festa della recriminazione
Del resto si sa: quando mai con il 25 aprile alle porte la gran cassa di perorazioni e sentenze non si è abbattuta sulla giornata con i tumulti dell’anteprima? Così, stupisce fino a un certo punto, ma non se ne può tacere, che anche quest’anno – puntuale come un orologio svizzero – l’Anpi torni a rispolverare il vecchio riflesso condizionato dei diktat da dispensare tra approvazioni e divieti, arrivando a scagliarsi, nello spazio di pochi chilometri, contro Chiesa, motociclisti e Comunità Ebraica. Ma procediamo con ordine.
Dalla Brianza alle Marche è tutto un profluvio di comunicati e polemiche
In Brianza, ad Arcore, il bersaglio nel mirino della sezione locale, è don Mario Viganò: responsabile della comunità pastorale Santa Maria di Lesmo. La sua “colpa”? Aver fissato le prime comunioni dei bambini proprio il 25 aprile. Tanto da “impugnare” decisione e calendario. E, segnala Libero in edicola, ribadire in un comunicato: «Appare una decisione inopportuna perché non permette ai cittadini di partecipare alla celebrazione istituzionale (…) È una ricorrenza che appartiene a tutti, credenti e non credenti, e che merita attenzione e rispetto».
L’Anpi, dai preti agli harleysti, tutti i competitor nel mirino
Per i custodi dell’ortodossia rossa si tratta di un peccato quasi irredimibile, con il comitato locale arrivata ad ergersi sul pulpito cercando di dare lezioni di catechismo (partigiano?) al parroco, ricordandogli i preti che parteciparono alla Resistenza, e aggiungendo nelle more pure qualcos’altro: «Celebrare un Sacramento così importante proprio il 25 Aprile, senza considerare il significato della giornata, rischia di essere una mancanza di rispetto verso la memoria di chi ha combattuto e sacrificato la propria vita – compresi tanti uomini di Chiesa – per la libertà di cui godiamo oggi». Peccato che la fede, per i fedeli, non vada in vacanza e non guardi il calendario per solennizzare sacramenti e riti. Così, il buon don Mario ha replicato nella forma più solenne e sonora: con il silenzio.
Comunioni e motoraduno, i diktat dell’Anpi a parroci e sindaci
Sempre a proposito di fede, allora, quella degli ex partigiani non solo invoca deroghe al calendario religioso, ma non ammette neppure confini amministrativi e decisioni territoriali. A Senigallia, allora, l’Anpi ha levato gli scudi e gridato al “metodo antidemocratico” perché il sindaco del posto ha avuto niente poco di meno che “l’ardire” di spostare di qualche passo la celebrazione del 25 aprile dal quadrante solitamente dedicato alle celebrazioni annuali della Liberazione a una piazza adiacente. Tutto per adempiere alle necessità organizzative e contemplare la richiesta anche di un raduno internazionale dei motociclisti targati Harley-Davidson: lo “Spring Rally 2026”.
La guerra dei comunicati
Si dà il caso, infatti, che il motoraduno – spiega sempre Libero – in programma dal 30 aprile al 3 maggio, prevede che gli organizzatori prendano possesso degli spazi e della piazza da allestire già a partire dal 24 aprile, stante la portata internazionale dell’evento e la massiccia partecipazione annunciata. Anche qui, l’Anpi ha accusato il colpo e gridato alla lesa maestà: «La nostra comunità grida vergogna per questo trattamento antidemocratico, irrispettoso, prevaricante e arrogante. L’amministrazione non considera il 25 Aprile come data fondativa del nostro Paese, ma probabilmente come data di una gita fuori porta», si legge nel comunicato diffuso dalla sezione Anpi locale.
E tra i “niet” dell’Anpi finisce anche la Comunità ebraica di Torino
E da un presidio all’altro, in un minestrone ideologico che conferma come tutto diventi clava politica da sventolare all’occasione, arriviamo a Torino, dove l’Anpi si è opposta allo spostamento della fiaccolata del 24 aprile, chiesto dalla Comunità Ebraica perché la data coincide con lo Shabbat. Risposta dei partigiani? No, la festa è «laica». Curioso, detto da chi non batte ciglio se le scuole chiudono per il Ramadan, ma nega un piccolo gesto di cortesia a chi, della libertà, è stato la vittima principale. e alla fine della fiera delle vanità e delle recriminazioni, dieci giorni ci separano dalla ricorrenza: ma a giudicare da queste premesse, il festival del grottesco è partito in anticipo. E siamo solo all’inizio…