Il sottosegretario alla Difesa
Groenlandia e rotte polari: Isabella Rauti fa il punto sulla posizione italiana sull’Artico
“L’Artico non è più un lontano Nord e le trasformazioni climatiche, insieme alla progressiva apertura delle rotte polari, stanno ridefinendo la geografia dei traffici globali, con effetti diretti sulle catene logistiche e sui flussi che attraversano il Mediterraneo e i suoi choke point strategici, a partire dal Canale di Suez”. Lo afferma, in una intervista a Il Riformista, il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, spiegando che “per l’Italia, Paese ponte tra Nord e Sud dell’Europa, la stabilità dell’Artico è quindi un fattore diretto di sicurezza nazionale e mediterranea. L’Artico è diventato uno spazio di crescente competizione geopolitica: la Russia rafforza la propria postura militare, mentre la Cina, che si definisce Near Arctic State, persegue una strategia di lungo periodo basata su investimenti e ricerca”.
Isabella Rauti: nell’Artico l’impegno della Difesa è multilivello
Secondo il sottosegretario, questo scenario “richiede attenzione senza allarmismi ma senza sottovalutazioni, rafforzando la consapevolezza situazionale e la protezione delle infrastrutture critiche, comprese quelle sottomarine e spaziali, nel quadro di una deterrenza credibile a scopo difensivo. Questo momento può rappresentare un’occasione positiva se porta l’Unione europea e la Nato ad assumere una responsabilità condivisa per la sicurezza del Grande Nord, nel rispetto del principio secondo cui ogni decisione sul futuro della Groenlandia spetta al suo popolo e al Regno di Danimarca”.
In merito all’azione italiana, Rauti precisa che “l’impegno della Difesa è integrato e multilivello: le Forze armate contribuiscono allo sviluppo di capacità operative in ambienti estremi e al monitoraggio dei domini marittimo, aereo, spaziale e cibernetico. L’impiego di capacità satellitari come il sistema Cosmo-SkyMed rafforza la consapevolezza situazionale anche alle alte latitudini. La nuova Strategia artica italiana aggiorna le Linee guida del 2015 e prende atto di un cambiamento profondo: l’Artico non è più soltanto un laboratorio scientifico, ma un quadrante strategico centrale. L’obiettivo è preservare l’area come zona di stabilità e cooperazione attraverso una deterrenza difensiva credibile, in sintonia con Nato e Unione europea”.