La decisione del Gup
Maria Rosaria Boccia rinviata a giudizio per stalking e lesioni a Sangiuliano. Il processo inizia a ottobre
Soddisfatti i legali dell'ex ministro, che è parte civile insieme alla moglie e all'ex capo di gabinetto Gilioli: «Il processo riabilita l'immagine di Sangiuliano»
Maria Rosaria Boccia va a processo con le accuse di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione nei confronti dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Adnkronos, Boccia deve rispondere anche di una contestazione relativa a false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi. La decisione è stata presa dal Gup di Roma, che ha accolto così le richieste dei pm titolari dell’inchiesta scaturita da un esposto di Sangiuliano. L’ex ministro è parte civile, così come lo sono la moglie e l’ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli. Il processo inizierà il 6 ottobre davanti al giudice monocratico.
I legali di Sangiuliano: «Un processo che riabilita l’immagine» dell’ex ministro
«Ringraziamo la procura perché si tratta di un’imputazione fortemente innovativa e vede già nella relazione sentimentale l’attività di stalking. Sotto questo profilo è un capo di imputazione che riconosce la sottomissione nell’ambito della relazione, e ovviamente il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. Un processo che riabilita a nostro giudizio il dottor Sangiuliano», hanno commentato i legali di Gennaro Sangiuliano e della moglie, gli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe, dopo l’udienza preliminare.
È stato poi l’avvocato Renato Archidiacono, che rappresenta Gilioli, a spiegare che l’ex capo di gabinetto del Mic «si è costituito parte civile perché giustamente si è sentito diffamato dalle informazioni propalate da Boccia in ordine alla sottoscrizione di un contratto che non è mai stato sottoscritto e alla sparizione del contratto stesso». «Vediamo lesa la sua immagine di alto funzionario dello Stato», ha commentato il legale.
Il commento degli avvocati di Maria Rosaria Boccia
Prima dell’udienza, gli avvocati Francesco Di Deco e Saverio Sapia, che rappresentano Maria Rosaria Boccia, presente in aula, si erano detti fiduciosi che si potesse evitare il dibattimento. Dopo la decisione del Gup hanno detto che «da giuristi non comprendiamo come sia possibile la configurazione dello stalking con la potestà che aveva Sangiuliano di interrompere quando voleva questo rapporto» e che «anche sul discorso delle lesioni ci sono incongruenze tra i medici che lo hanno visitato quel giorno e basare un rinvio a giudizio su un certificato depositato due mesi dopo».
Le conclusioni dei pm, accolte dal Gup
Nell’atto di chiusura indagini, i pm scrivono che l’imprenditrice di Pompei «chiedeva dapprima velatamente e poi in modo sempre più esplicito di lavorare insieme con nomina fiduciaria del ministro, al fine di giustificare alla presenza quotidiana presso gli Uffici ministeriali, contestualmente ponendo in essere azioni volte a screditare i suoi collaboratori più vicini, con progressivo isolamento, e avanzando continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff». Inoltre, «effettuava plurime e pressanti richieste di consegnarle il telefono cellulare, utilizzato da Sangiuliano anche per i contatti istituzionali, per ispezionarlo, anche pretendendo la consegna di password o comunque lo sblocco delle applicazioni o, in alternativa, di consentirle indiscriminato accesso da remoto». Per questo hanno contestato a Maria Rosasia Boccia «condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale» nei confronti dell’ex ministro. Una lettura accolta dal Gup.