Reggio Calabria, macellaio sorprende i ladri in casa e ne uccide uno accoltellandolo: negata la legittima difesa e condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione

La legge del paradosso

La difesa non è sempre legittima, negata al macellaio che sorprese e uccise un ladro in casa: condannato a 15 anni e 6 mesi

Cronaca - di Greta Paolucci - 3 Aprile 2026 alle 19:21

Uccise il ladro che trovò in casa: condannato. Niente sconti per il macellaio che accoltellò il malvivente sorpreso in azione. Per la vittima di un crimine, diventato imputato, nessuna giustificazione e meno che mai ricorso alla legittima difesa. Il tribunale ha sentenziato per lui 15 anni e sei mesi di pena…

Fatta la legge, trovato l’inganno (della legge). L’ultima paradossale conferma che qualcosa ancora non funziona arriva da Reggio Calabria, dove Francesco Putortì, l’uomo che sorprese due malviventi in casa propria, e che reagì uccidendo a coltellate uno dei ladri beccati in azione, è stato condannato a oltre 15 anni di carcere. La Corte d’Assise gli ha negato la legittima difesa. E ancora una volta per un tribunale chi reagisce all’invasione della proprietà privata rischia di diventare il colpevole perfetto.

I fatti risalgono al 28 maggio 2024. E culminano nella decisione finale dei giudici della Corte d’Assise che non hanno riconosciuto le attenuanti generiche della legittima difesa domiciliare. O della legittima difesa putativa, come avevano auspicato gli avvocati dell’imputato. Legali che puntavano in una riqualificazione del reato in eccesso colposo di legittima difesa o all’omicidio preterintenzionale.

Macellaio uccise a coltellate un ladro che gli era entrato in casa: condannato a 15 anni e 6 mesi

Dunque, ancora una volta, in un’aula di tribunale si ripete il copione kafkiano che vuole la difesa della propria casa, o comunque della proprietà privata o dei propri cari, in trasformarsi in un azzardo giudiziario. L’ultima conferma arriva da Reggio Calabria, dove la Corte d’Assise ha condannato a 15 anni e sei mesi di reclusione Francesco Putortì, 50 anni, accusato di omicidio e tentato omicidio. La sua colpa? Aver sorpreso due ladri nel piano superiore della propria abitazione, in contrada Rosario Valanidi, e aver reagito per difendere se stesso e i propri beni.

Per la Corte d’assise di Reggio Calabria l’imputato-vittima dell’intrusione criminale è responsabile di omicidio volontario

Come anticipato, i fatti risalgono al maggio 2024. Putortì, di professione macellaio, rientrando a casa si ritrova faccia a faccia con due criminali in trasferta da Catania. La situazione, già di per sé concitata e grave, degenera. Ne nasce una colluttazione convulsa e frenetica: l’uomo afferra un coltello e colpisce i due intrusi, che nel fuggire perdono persino le pistole (regolarmente detenute dal proprietario) che avevano appena sottratto dall’abitazione.

La sorte dei due malviventi

Uno dei malviventi morirà poco dopo, abbandonato dai complici nei giardini dell’ospedale reggino Morelli, dove poi sarebbe deceduto. Mentre il secondo, dopo aver raggiunto la Sicilia, costretto a recarsi all’ospedale di Messina essendo ferito, verrà rintracciato nel nosocomio.

Macellaio che uccise uno dei ladri entrati in casa sua: nella sentenza nessuna giustificazione

E alla fine della fiera, nonostante la dinamica di un furto in atto e la violazione della proprietà privata, tutto si conclude con i giudici che non hanno voluto sentire ragioni e che non hanno dato credito alla ricostruzione della vittima, imputato al banco, che non ha convinto gli inquirenti. Pertanto, niente legittima difesa domiciliare, nemmeno nella forma “putativa”. E nessuna derubricazione in eccesso colposo.

Per la Corte, Putortì avrebbe colpito i ladri accoltellandoli alle spalle mentre erano in fuga, trasformando la reazione in un atto punitivo. Così, ancora una volta, il diritto alla difesa viene compresso da interpretazioni che sembrano ignorare lo stato di terrore e di adrenalina di chi si trova degli estranei armati nelle proprie stanze. Tanto da far ipotizzare che, mentre i criminali agiscono con fredda pianificazione, al cittadino perbene si chiede di calcolare con precisione millimetrica la “proporzionalità” della risposta in pochi secondi di caos.