La scorrettezza
L’Anm a gamba tesa, fa propaganda per il No all’interno del palazzo della Cassazione. Il Comitato per il Sì insorge
La questione è di interesse nazionale, non è un discorso di parte. Al punto che il Partito radicale ha inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un intervento urgente: "Un abuso che altera la parità di condizioni della consultazione referendaria e mina la fiducia dei consociati nello Stato di diritto"
Nel dibattito legato al referendum si inserisce una questione relativa all’utilizzo di spazi all’interno dei palazzi di giustizia da parte dell’Anm sostenitrice del No alla riforma. Al caso del tribunale di Varese di cui ieri il Secolo ha dato conto, segue un’altra scorrettezza relativa all’utilizzo di spazi all’interno del Palazzo di giustizia di Roma. “È legittima l’occupazione del sesto piano della Cassazione da parte dell’associazione privata Anm?”. E’ l’interrogativo che insieme ad altre associazioni e gruppi professionali, il Comitato nazionale per il Sì al referendum ha posto in maniera perentoria. Un luogo che dovrebbe essere terzo rispetto alle dinamiche che si stanno confrontando, come può diventare un palco di propaganda per il No? Il comitato per il Sì ha dunque annunciato l’intenzione di chiedere chiarimenti in merito alla presenza di una sede dell’Associazione nazionale magistrati al sesto piano del cosiddetto “Palazzaccio”, edificio che ospita la Corte suprema di Cassazione.
Il partito radicale chiede a Mattarella di intervenire
La questione è di interesse nazionale, non è un discorso di parte. Al punto che il Partito radicale ha inviato una lettera ufficiale al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un intervento urgente “quale Garante della Costituzione”, proprio dopo l’esposizione di materiale di propaganda per il ‘No’ all’interno del Tribunale di Reggio Calabria e di altre sedi giudiziarie italiane. Ai quali si è aggiunto il caso del Palazzo di giustizia di Roma, dove ha sede la Cassazione. Secondo gli esponenti del Partito radicale, “i manifesti affissi dal ‘Comitato per il No’ —riconducibile all’Associazione nazionale magistrati— violano apertamente i principi di imparzialità e neutralità della magistratura sanciti dagli articoli 54 e 97 della Costituzione. Il cittadino che accede a un Tribunale deve incontrare un giudice terzo, non un’arena politica”.
Un abuso che altera la consultazione referendaria
Viene richiamata la giurisprudenza della Corte costituzionale, sottolineando che “i magistrati hanno il dovere non solo di essere, ma anche di apparire indipendenti”. L’uso di spazi istituzionali per veicolare messaggi unilaterali rappresenterebbe “un abuso che altera la parità di condizioni della consultazione referendaria e mina la fiducia dei consociati nello Stato di diritto”. La lettera si conclude con l’appello al Quirinale “affinché venga ripristinata la legalità e la natura neutra dei luoghi di giustizia, a tutela dell’integrità delle istituzioni repubblicane”.
Intanto il Comitato per il Sì al referendum ha comunicato di aver incaricato il vicepresidente, l’avvocato Romolo Reboa, “di esercitare il diritto di accesso ai documenti amministrativi (previsto dal decreto legislativo 33/2013)”- riporta il Giornale -. Al fine di verificare l’esistenza di eventuali contratti o atti amministrativi che “legittimino l’utilizzo da parte dell’Anm del sesto piano del Palazzaccio. Sottraendolo all’attività giurisdizionale o comunque al servizio pubblico”. L’iniziativa accerterà anche le modalità di copertura delle spese relative all’uso di tali spazi. L’obiettivo è ottenere risposte documentate e tale documentazione sarà resa pubblica.