Dopo gli attacchi a Nordio
Bignami: La sinistra monta polemiche per coprire le oscenità dette da Gratteri
Il capogruppo di FdI alla Camera vede nell'atteggiamento adottato dagli oppositori della riforma della giustizia "un deficit di onestà intellettuale" e in un colloquio con la Stampa li esorta a tornare sui contenuti
La polemica montata dalla sinistra sulle parole del Ministro Nordio, che ha pronunciato delle affermazioni di Nino Di Matteo del 2019 per Galeazzo Bignami, è solo «un tentativo maldestro della sinistra e dei magistrati di coprire le oscenità dette da Gratteri, ma non sta in piedi». E anche nello schema “azione reazione” per il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, c’è «un insopportabile doppiopesismo».
Al tempo Di Matteo non ebbe una sanzione disciplinare
Bignami fa notare in un colloquio con La Stampa che sulle affermazioni di Di Matteo «non mi pare che al tempo qualcuno avesse avuto da ridire. Nemmeno il Csm prese un’iniziativa per censurarle, nessuno chiese sanzioni disciplinari. Evidentemente, non erano ritenute così gravi».
Verso Gratteri atteggiamento assolutorio
Ora che c’è il referendum però pare non si possano nemmeno citare: «Quando tra le obiezioni si porta il fatto che le parole vadano calate nel contesto, mi sembra sia solo il segno che non ci sono altri argomenti e che c’è un deficit di onestà intellettuale» dice l’esponente del partito di Giorgia Meloni.
E la sinistra che oggi attacca Nordio è la stessa che ha avuto «un atteggiamento assolutorio» di fronte all’uscita del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che in una intervista al Corriere della Calabria ha detto voteranno per il No le persone perbene mentre voteranno sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente. «L’unico a stigmatizzare quelle dichiarazioni è stato Bachelet, il presidente del comitato per il No, mentre i magistrati e la sinistra sono rimasti in silenzio» sottolinea Bignami.
Di Matteo avrà parlato a ragion veduta
Il capogruppo di FdI sottolinea che «Non sono un pm antimafia e non sono un ministro della Giustizia ma se Di Matteo aveva parlato di metodo mafioso, lui che era procuratore antimafia, l’avrà fatto a ragion veduta». Proprio nel rispetto dei ruoli da sempre sostenuto, anche in virtù della nuova riforma, Bignami non entra nel merito della scelta del Csm di non intervenire sulle parole di Gratteri: «Non conosco le condizioni secondo le quali si possono attivare le procedure di sanzione e non ho chiesto al Csm di procedere contro Gratteri, ma se qualcuno ha altre opinioni, va bene» ed esorta: «il rischio che si perda di vista il merito della riforma. Dovremmo restare sui contenuti» conclude.