I numeri reali
L’autogol delle “lezioncine” di economia a Meloni: le analisi degli esperti smascherano i prof improvvisati
Per fortuna le grandi istituzioni sopravvivono ai pessimi allievi. È il caso della prestigiosa Bocconi, uscita indenne dalla notorietà dell’ex studentessa Sara Tommasi, il cui core business non è mai stato il sapere accademico. Ora l’università deve fare i conti con la pessima pubblicità di un altro ex allievo: Stefano Feltri, partito per dare una lezione di economia a Giorgia Meloni e finito invece per fare la figura del somaro.
L’autogol delle lezioncine a Meloni su tasse e pressione fiscale
Il «bocconiano», laureato in economia, qualche tempo nel salotto di Lilli Gruber ha attaccato la premier con sorprendente livore: «Lei non sa niente. Le mancano anche i fondamentali. Non sapere cos’è la pressione fiscale vuol dire che non hai imparato le frazioni, che si imparano credo in terza o quarta elementare».
Il riferimento poco garbato è a quanto detto dalla premier nel corso di recenti dichiarazioni in Aula: «La pressione fiscale sale perché sale il gettito fiscale, ma il gettito fiscale non sale solo nel caso in cui aumentano le tasse sui lavoratori e sulle famiglie». In altre parole, spiega Meloni, il gettito può crescere per ragioni indipendenti dalle imposte dirette sulle famiglie, «ad esempio, perché oggi lavorano un milione di persone in più che pagano le tasse».
Meloni distingue tra tasse effettive pagate dai contribuenti e pressione fiscale complessiva, che può salire per altri fattori senza gravare sulle famiglie. Uno dei fattori è l’aumento dell’occupazione, che con questo governo ha toccato livelli record.
Il chiarimento della Cgia di Mestre non lascia dubbi
I dati della Cgia di Mestre confermano il ragionamento della premier, parola per parola. Negli ultimi quattro anni, le famiglie italiane hanno beneficiato di un alleggerimento fiscale di oltre 33 miliardi grazie ai tagli del cuneo fiscale, all’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e all’innalzamento della flat tax per i lavoratori autonomi. Complessivamente, le imposte sulle famiglie sono diminuite di 45,7 miliardi, con un beneficio netto di 33,3 miliardi considerando le misure precedenti.
E allora perché la pressione fiscale complessiva è salita al 42,8% nel 2025? La Cgia spiega che l’aumento non riguarda le famiglie, ma la crescita dell’occupazione e il maggior prelievo su grandi imprese, banche e assicurazioni. Parte dei bonus e dei tagli sul lavoro dipendente viene contabilizzata come spesa pubblica, facendo apparire più alta la pressione fiscale pur sostenendo concretamente i redditi dei lavoratori.
Insomma, le accuse di Feltri crollano davanti ai dati. La premier non solo conosce le dinamiche fiscali, ma le ha gestite per alleggerire concretamente il carico sulle famiglie italiane. Chi usa il «giochino della pressione fiscale» (per dirlo con le parole di Meloni) per insinuare che le tasse aumentano, o è gravemente ignorante o mente. E la Bocconi? Anche stavolta reggerà il colpo.