Dopo Il Fatto
Renzi, dopo Travaglio, batosta in tribunale anche con Belpietro: “La Verità” non ha diffamato babbo Tiziano
Uno due da kappaò in tribuale per Matteo Renzi e congiunti. Tre giorni fa lo sconfitta davanti al Tribunale di Firenze contro il Fatto quotidiano: i giudici di Appello hanno infatto condannato l’ex premier a restituire oltre centomila euro a Marco Travaglio e a pagare circa 120mila euro di spese processuali.
Stavolta la sonora sconfitta porta la firma di babbo Tiziano. Il giudice monocratico Massimiliano Sturiale della Quarta sezione civile, sempre del Tribunale di Firenze, lo ha infatti condannato a pagare 14.000 euro di spese legali nel procedimento promosso contro il direttore Maurizio Belpietro (per cui, però, i legali del babbo non hanno chiesto la condanna), contro chi scrive e contro la nostra società editrice per tre articoli pubblicati da questo quotidiano tra il 2018 e il 2019.
Come riporta lo stesso quotidiano, nella sentenza, Sturiale ha dato ai Renzi una lezione di libertà di stampa. «Il ruolo centrale dell’attività giornalistica per il corretto funzionamento di una società democratica è stato più volte sottolineato anche sul piano internazionale ed europeo», sottolinea la toga, e cita la giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo «secondo cui l’incriminazione della diffamazione costituisce un’interferenza con la libertà d’espressione». Il Tribunale fa anche riferimento allo storico ruolo dei media di «guardiano» a tutela del bene pubblico e dei valori democratici».
L’incredibile gaffe di Babbo Renzi: allegato un articolo sbagliato, quello del Fatto
In altri passaggi la sentenza rammenta ai Renzi che esistono il «diritto di critica politica […] espressione del diritto d’opinione» e il giornalismo investigativo e d’inchiesta politica che, spesso, non si basa su atti giudiziari, ma su autonome ricerche. Per questo tipo di informazione «il requisito della Verità (anche putativa) va inteso in un’accezione meno rigorosa, implicando una valutazione non tanto dell’attendibilità e della veridicità della notizia, quanto piuttosto il rispetto dei doveri deontologici di lealtà e buona fede gravanti sul giornalista». Tale interpretazione fa da scudo a due dei tre articoli contestati.
Nella causa contro La Verità Tiziano Renzi si è poi “fatto un autogol” allegando alla citazione, al posto di uno dei tre articoli contestati, un servizio del Fatto quotidiano che riprendeva quello del giornale di Belpietro. L’argomento era l’attività di distribuzione dei giornali da parte dell’azienda di famiglia. Ma il giudice non ha potuto valutare «la portata lesiva dell’articolo», perché Tiziano ha allegato quello sbagliato. L’ultimo servizio sotto esame riguardava il supporto offerto da Tiziano alla cooperativa che aveva preso in gestione il bar del campo di calcio di Rignano sull’Arno.
La toga non ha trovato «nessun riferimento diffamatorio» nell’articolo de La Verità
In conclusione, il quotidiano di Belpietro ha legittimamente criticato «l’influenza indiretta di Tiziano Renzi in un’attività imprenditoriale», ma senza addossargli una formale violazione della misura cautelare. Per questo il giudice ha rigettato le domande risarcitorie e ha condannato Renzi senior a pagare le spese di lite. Dopo la sconfitta con Travaglio, per i Renzi in tribunale è davvero un momentaccio. Per la libertà di stampa, invece, è decisamente un bel giorno.