Imbarazzo e feeling pro Pal
Antisemitismo, primo sì al Senato. Sinistre allo sbando, Pd spaccato: in 6 votano con il centrodestra
Primo via libera dell’aula del Senato al disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo, con 105 sì, 24 no e 21 astensioni. Come previsto alla vigilia, anche su un tema che dovrebbe registrare unanimità, le opposizioni vanno in ordine sparso, ognuna per sé. E il Pd si spacca uscendo massacrato dal voto. Nessun quadra tra maggioranza, massimalista e pro Pal che si cimenta in dissertazioni lessicali ai limiti del ridicolo, e la minoranza guidata da Graziano Delrio. Che per la sua proposta di legge sull’antisemitismo è stato processato dai vertici del Nazareno.
Antisemitismo, Pd si spacca: in 6 votano con la maggioranza
Al momento del voto sono in sei a tradire i diktat della segretaria Schlein e votare sì al testo insieme alla maggioranza, a Italia Viva e Azione. Oltre a Delrio, dai tabulati risultano i nomi di Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa. Il resto dei dem scelgono di non scegliere, con un’astensione che pesa. E fotografa plasticamente gli imbarazzi sul tema dell’antisemitismo. Un’astensione – si arrampica sugli specchi il capogruppo Francesco Boccia – “che vuole essere un segno di vicinanza. E l tempo stesso, la promessa che il nostro impegno non terminerà con il voto di oggi”.
Ambiguità e feeling pro Pal, i dem scelgono l’astensione
Nel mirino delle opposizioni la definizione operativa di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), citata nell’articolo 1. Al centrosinistra (esclusi Renzi e Calenda) non va bene perché sarebbe “generica, unilaterale e con ambiguità”. Così i 5Stelle pasdaran pro Pal votano no e i dem se la cavano con l’astensione. Il ddl è nato dalla proposta del capogruppo leghista Massimiliano Romeo, adottato come testo base: 5 articoli, due in più rispetto alla versione iniziale. Nell’esame davanti alla commissione Affari costituzionali sono stati accolti emendamenti (sia della maggioranza sia dell’opposizione) e sono stati cancellati due aspetti molto criticati. Il divieto di manifestazioni (che ha registrato la contrarietà di Fratelli d’Italia) e le norme penali.
Nel mirino delle sinistre la definizione di antisemitismo dell’Ihra
È rimasta invece la definizione di antisemitismo dell’Ihra e l’elenco degli esempi (o indicatori) che, per le sinistre, rischierebbe di applicarsi a ogni critica al governo e allo stato di Israele. Tanto basta per alzare una polemica contro la maggioranza. Con azioni di disturbo, tipo l’ordine del giorno del dem Francesco Verducci per chiedere di rafforzare il contrasto all’utilizzo dei simboli riconducibili al fascismo e al nazismo. Per poi urlare alla destra imbarazzante.
Rispediti al mittente gli appelli di Liliana Segre
Rispedito al mittente, in sostanza, l’auspicio di Liliana Segre perché il disegno di legge sull’antisemitismo fosse largamente condiviso, se non all’unanimità. La senatrice a vita sperava in “una convergenza trasversale, la più ampia possibile”, per dimostrare che davvero chi odia gli ebrei è “un nemico di tutti”. Così non è andata, a fronte dei 963 episodi di odio e violenza contro gli ebrei denunciati nel 2025 e cresciuti del 100% rispetto al 2023. Dalla Lega rivendicano di aver fatto il possibile per andare incontro alle richieste di tutte le forze politiche. “Chi, fra i banchi dell’opposizione, oggi ha votato contro o si è astenuto, ha perso un’occasione unica per dimostrare alla società civile che il Parlamento è unito nella tutela degli ebrei che vivono nel nostro Paese”, dicono i senatori del Carroccio in commissione.
FdI: la maschera è caduta, chi non vota è indifferente
Da Fratelli d’Italia, Ester Mieli, sottolinea che il voto sul dl antisemitismo fa cadere le maschere a chi “non ha coraggio di fare le cose giuste. A chi non ha preso le distanze da quelle piazze che incitavano all’odio e alla distruzione di un popolo. A chi invitava gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele e chi non ha condannato la violenza. Chi non vota questa legge o chi vota contro, oggi decide di essere indifferente”. La senatrice ricorda ben altre posizioni assunte dalle sinistre, non ultima la mozione di Pd e 5Stelle del 2020. “Forse la spiegazione di questo cambio di passo, è che a quei tempi l’opposizione non aveva come spin doctor Francesca Albanese”