BigMama torna sana e salva da Dubai, ma si lagna: “Ho dovuto pagarmi il volo di ritorno”

I giorni dell'Iran

BigMama torna sana e salva da Dubai, ma si lagna: “Ho dovuto pagarmi il volo di ritorno”

I Video del Secolo - di Luisa Perri - 7 Marzo 2026 alle 14:52

I fan di Marianna Mammone, al secolo BigMama, possono tirare un sospiro di sollievo. La paladina anti-patriarcato prestata al rap, è tornata sana e salva dalla disavventura di Dubai.

In un melodramma girato in 4K per le storie di Instagram, BigMama, dopo aver pianto sui social per la sua condizione di prigioniera sotto le bombe di Dubai, ha annunciato di essere tornata a Milano. Ma – udite udite – a sue spese, senza che lo Stato italiano non le abbia pagato neanche un centesimo del biglietto del volo di ritorno.

BigMama: pago le tasse, ho diritto a chiedere aiuto

E pensare che ha dedicato ben undici storie social per spiegarci che lei non è una privilegiata. Con la foga di chi ha appena scoperto il concetto di “IRPEF”, la rapper napoletana ha tuonato: “Sono italiana, pago le tasse”. Un’affermazione che ha il sapore di uno scoop da prima pagina: scopriamo oggi che pagare le tasse non serve solo a finanziare sanità e istruzione, ma funge da polizza assicurativa “All Inclusive” per essere rimpatriati con tappeto rosso quando un aeroporto internazionale chiude improvvisamente per cause di forza maggiore. È la nuova battaglia di BigMama dopo quelle contro patriarcato e grassofobia: il diritto al volo di rientro garantito dal Ministero degli Esteri per ogni cittadino italiano.

La lagna della cantante napoletana (rientrata dalle Maldive): mi sono pagata pure il taxi

La nostra eroina raggiunge vette altissime quando sente il bisogno di farci sapere, con la modestia che la contraddistingue, di essersi pagata il biglietto “di tasca propria”. Merita una standing ovation: un’artista di successo che paga un biglietto aereo dopo una vacanza alle Maldive è effettivamente una notizia da prima pagina. Ci saremmo aspettati che, in coerenza con la sua estetica punk-populista, pretendesse un passaggio su un cacciatorpediniere della Marina Militare in cambio di un canzone sul bullismo, e invece no: ha pagato il taxi. Di tasca propria. Big in tutto, tranne che nell’umiltà. 

 

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E poi, il tocco magistrale: il missile intercettato sopra l’hotel. Il racconto diventa un reportage bellico, quasi che il conflitto in Medio Oriente fosse stato orchestrato solo per fare da scenografia al suo post-vacanza. Mentre il mondo trema, BigMama si assicura che il suo legame con l’Italia sia chiaro: “La amo da morire”. Un’attestazione d’affetto che arriva puntuale come un orologio svizzero non appena si ha bisogno dell’ambasciatore.

La lezione di BigMama: una di noi che può chiamare i giornalisti

La critica agli “haters” è il tocco finale, l’ingrediente segreto che non manca mai. Se osi far notare che forse, e sottolineiamo forse, una popstar che mobilita giornalisti e diplomatici ha un canale preferenziale rispetto al signor Rossi bloccato nello stesso scalo, la risposta è pronta: “La vostra ignoranza è disarmante”. È la solita retorica del “noi contro di loro”: chi critica non è un osservatore disincantato, è solo un ignorante che non capisce il peso di pagare le tasse a Milano.

In fondo, BigMama ci ha regalato una lezione preziosa: si può essere paladine degli ultimi anche mentre si sorseggia un drink in un resort extralusso, a patto di avere abbastanza giga per caricare undici storie e ricordarci che, nonostante tutto, lei è “una di noi”. Una di noi che però, in caso di imprevisti, chiama l’ambasciatore e i giornalisti per ricordare quanto è Big.