Pacchetto sicurezza, le norme al vaglio. E Meloni stana Schlein e campo largo sfidandoli su un voto unitario

Campo largo, giù la maschera

Pacchetto sicurezza: le misure in arrivo. Meloni sfida le opposizioni che nicchiano e svicolano: “Votiamo insieme”

Politica - di Ginevra Sorrentino - 3 Febbraio 2026 alle 10:14

Pacchetto sicurezza, tra le nuove misure al vaglio e il pressing di governo e premier Meloni, la maschera dell’opposizione sta per cadere. Mentre le strade di Torino portano ancora i segni della guerriglia scatenata dalle frange dell’estremismo rosso e dai sodali di Askatasuna, Giorgia Meloni decide di rompere gli indugi e sparigliare le carte. Non più solo parole, ma un atto formale che costringa il “campo largo” (o presunto tale) a scegliere da che parte stare: con lo Stato o con chi lo assalta.

Non solo. Dopo la devastazione di Torino e le violenze sulle forze dell’ordine, il governo mette il turbo al pacchetto sicurezza che vuole portare rapidamente al traguardo. Gli scontri di piazza e le brutali aggressioni agli agenti durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna fanno da sfondo al vertice di ieri a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per fare il punto sui recenti episodi di violenza e sulle misure che l’esecutivo vorrebbe portare all’esame del Consiglio dei ministri già domani (mercoledì 4 febbraiondr), nel pomeriggio. E tra agende e punti all’ordine del giorno, la premier stana la sinistra che all’appello all’unitarietà sul varo dei provvedimenti per ora sembra replicare con un “ni” che suona già come un no.

Pacchetto sicurezza, la sfida di Giorgia Meloni alle opposizioni: votiamo una risoluzione unitaria

Palazzo Chigi ha lanciato il guanto di sfida. Di fronte al solito balletto di distinguo — tra il giustificazionismo neanche troppo velato di Avs e la timidezza di Elly Schlein – che condanna a mezza bocca esortando continuamente a «non strumentalizzare»– la premier ha risposto con una mossa tattica magistrale. L’appello è a una «stretta collaborazione istituzionale». A una risoluzione unitaria sulla sicurezza da votare in Parlamento già questa settimana, in calce alle comunicazioni del ministro Piantedosi.

È la prova del nove per il Pd e i Cinque Stelle. Se davvero, come dicono, le istituzioni devono unire, allora non avranno problemi a votare un documento che ribadisca la ferma condanna alle devastazioni di sabato. E il sostegno incondizionato alle forze dell’ordine. Ma il silenzio della Schlein, durato ben sette ore prima di una replica fumosa, la dice lunga sull’imbarazzo che regna al Nazareno…

Pacchetto sicurezza: nessuna marcia indietro. Ecco cosa prevedono le nuove misure al vaglio

Non solo. La strategia del governo non si ferma alla dialettica parlamentare. Giorgia Meloni è intenzionata a dare una risposta concreta e immediata. Come anticipato, già domani il Consiglio dei ministri esaminerà il nuovo pacchetto sicurezza. Un binario doppio composto da un decreto legge e un disegno di legge. Tra i punti fermi che il governo considera imprescindibili – nonostante i consueti “osservatori” pronti a sollevare dubbi di costituzionalità – ci sono due norme di buon senso: 1) Fermo preventivo: per bloccare i professionisti del disordine prima che inizino a sfasciare le città. 2) Scudo penale per gli agenti: per tutelare chi rischia la vita in strada e non può essere lasciato solo di fronte a denunce pretestuose.

Alla riunione hanno partecipato i vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani, in collegamento da Palermo, e Matteo Salvini. I ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia). E i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, insieme ai vertici delle forze di polizia: il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro.

Pacchetto sicurezza, vertice con Meloni a Palazzo Chigi: lo Stato fa quadrato

Il vertice fiume di ieri, dunque, ha tracciato la rotta. Il governo non si farà intimidire né dalle piazze urlanti né dai tatticismi di chi, nell’opposizione, nicchia per non scontentare l’ala massimalista. Il messaggio è chiaro: la sicurezza dei cittadini non è una bandierina elettorale, ma una priorità nazionale. Se la sinistra deciderà di sfilarsi anche stavolta, certificando la propria contiguità con certe aree del dissenso violento, ne risponderà davanti agli italiani. La Meloni li ha chiamati in aula: vedremo chi avrà il coraggio di votare contro la legalità.

Sul piano operativo, allora, il provvedimento è ancora in fase di affinamento. I tecnici dei ministeri coinvolti sono al lavoro per rifinire il testo, anche alla luce dei rilievi del Colle, con l’obiettivo di arrivare in Consiglio dei ministri con un impianto giuridicamente solido. Secondo quanto filtra, il confronto con il Quirinale rappresenterebbe uno dei passaggi più delicati del dossier, tanto da richiedere ulteriori verifiche sul piano costituzionale. Di certo il lavoro prosegue a ritmo serrato: dopo il vertice politico di ieri mattina, il guardasigilli Nordio sarebbe tornato a Palazzo Chigi per proseguire il confronto tecnico. L’orientamento che si va consolidando è quello di spacchettare l’intervento, distinguendo le misure di immediata urgenza, da quelle che richiedono un iter parlamentare ordinario.

Da baby gang a scudo penale forze ordine: le norme allo studio

L’attenzione è concentrata soprattutto sul fenomeno delle baby gang, con l’obiettivo di una stretta sull’uso dei coltelli, l’inasprimento di alcune misure già previste dal decreto Caivano e procedure di espulsione più rapide per gli immigrati irregolari. Altro capitolo centrale è quello dello scudo per le forze dell’ordine: secondo fonti di FdI, l’intenzione è estendere una tutela a tutte le persone che agiscono per ragioni di servizio o in una situazione di legittima difesa. Su questo punto, la misura potrebbe trovare collocazione già nel decreto legge, trattandosi di un intervento considerato prioritario.

Pacchetto sicurezza, il pressing del governo Meloni: le proposte della Lega

Più articolata la posizione della Lega. Il vicepremier Matteo Salvini, intervenendo ai microfoni di Rtl, rilancia l’ipotesi di una cauzione a carico degli organizzatori dei cortei. Per Salvini «certi disordini avvengono quando li organizzano i centri sociali, che dovrebbero essere sgomberati uno per uno», e «i danni non possono ricadere sui cittadini».

E ancora. Fonti della Lega confermano la volontà di approvare «tutti i provvedimenti possibili». Tra le norme considerate prioritarie dal Carroccio figurano allora la stretta sull’uso dei coltelli. La riforma delle polizie locali. Il fermo preventivo delle persone ritenute sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei. Ma anche lo sgombero di tutte le case occupate – e non soltanto delle prime –. E il rafforzamento dell’utilizzo del taser anche nelle città che ancora non lo adottano. Infine, l’incremento dell’operazione “Strade sicure”, con il passaggio dagli attuali 6.100 militari a 10mila.

Tajani pensa a una “Daspo” per le manifestazioni

Più prudente Forza Italia, che punta soprattutto sul rafforzamento degli strumenti di prevenzione. Il vicepremier Antonio Tajani parla di “una sorta di Daspo”, volto a impedire la partecipazione alle manifestazioni a chi è già pregiudicato per reati di violenza. Sulla stessa linea il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, che al termine del vertice a Palazzo Chigi auspica «un’ampia condivisione» anche da parte delle opposizioni.