Torna Telekabul?
Scontro Vespa-Provenzano, il Pd vuole silenziare il giornalista. Lui li asfalta: “Sono abituati a non avere controparte”. Ira di FdI: vogliono epurarlo (video)
Il fatto è chiaro, e si può riassumere in poche battute: dopo lo scontro tv tra Vespa e Provenzano, il Pd attacca il giornalista di lungo corso, ma lui non ci sta. E controbatte: «La par condicio è la mia religione». e scatta immediata la solidarietà (e l’allarme) di FdI: «Vogliono epurarlo»…
In poche parole cioè, su Vespa si aziona minaccioso il manganello dem. Perché non c’è niente da fare: al Nazareno il pluralismo proprio non va giù. L’ultima vittima della furia censoria del Pd è nientemeno che Bruno Vespa, “reo” di aver preteso il rispetto delle regole democratiche nel suo studio durante un acceso confronto tra il dem Peppe Provenzano e il capogruppo di FdI Lucio Malan. La colpa del conduttore? Aver osato silenziare l’esponente della sinistra che, tra un’interruzione e l’altra, aveva provocatoriamente invitato Vespa a sedersi tra le fila del centrodestra (e solo perché il conduttore lo aveva invitato a lasciar parlare l’interlocutore al termine di un suo intervento)…
Tutto parte dalla sfuriata del giornalista nello studio della sua storica trasmissione, o meglio: da una discussione tra il dem Provenzano e Lucio Malan, nel momento in cui l’anfitrione invita l’esponente del Pd a lasciar parlare il suo interlocutore. «Stavamo interloquendo, dottor Vespa, è legittimo, siamo in uno studio democratico», ha subito replicato il piddino mentre il conduttore, che non è rimasto a guardare, ribatte sul pezzo: «Vuole venire al posto mio?». «Ci mancherebbe, non lo farei mai. Forse lei dovrebbe sedersi da quella parte», sono state le parole del dem in riferimento alle poltrone dall’altro lato dello studio, dove sedevano gli esponenti del centrodestra.
Scontro vespa-Provenzano: la nota del giornalista che mette i puntini sulle “i”
Di lì la reazione indignata del giornalista e la successiva reprimenda del Pd. Apriti cielo. Ma la risposta di Vespa, affidata ad una nota, non si è fatta attendere. E si manifesta sin dalle prime battute come una lezione di giornalismo e coerenza che non ammette repliche. «Come sanno bene Agcom e Rai, Porta a porta ha sempre fatto dalle origini della par condicio costante la sua forse stupida religione (in questa stagione il Pd è da noi numericamente presente più di ogni altro partito)», sottolinea il giornalista Rai.
«La “par condicio” è una religione a “Porta a Porta”»
Quindi prosegue: «Ma comprendo perfettamente il disagio dei componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai. Abituati nella televisione d’oggi a non avere quasi dappertutto controparte, se non talvolta in misura simbolica, capisco che trovino normale che l’onorevole Provenzano – che ha avuto un tempo di parola superiore al senatore Malan interrotto costantemente – rivolga la più grave delle offese a un giornalista che già prima che Provenzano nascesse aveva dimostrato quanto doveva in fatto di correttezza professionale». E come contro-replica il Partito democratico? Come ci si aspetta, declamando: «Vespa inaccettabile e sproporzionato contro Provenzano. L’azienda prenda le distanze»…
FdI s’indigna: «Il Pd vuole epurare Vespa»
E con tanto di provocazione estensiva finale: «Comprendiamo il nervosismo nel governo dopo l’esito del referendum, ma non è accettabile da chi ricopre un ruolo nel servizio pubblico», insistono pesantemente i dem… Però, a fronte dell’ennesima richiesta dem di «prendere le distanze» dal conduttore, anche Fratelli d’Italia non esita a replicare e a fare muro a difesa della libertà di informazione. Tanto che, lo stesso Lucio Malan (presidente dei senatori di Fratelli d’Italia), testimone oculare del diverbio, parla di «provocazione bella e buona di un Provenzano irrispettoso verso il pubblico».
Vespa, da Malan a Bignami, passando per Donzelli, è levata di scudi
Parole, le sue, a cui fanno fanno eco quelle del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo cui «qualsiasi conduttore all’ennesimo richiamo avrebbe fatto quel che ha fatto Bruno Vespa. Forse a forza di andare su La7 e in programmi smaccatamente faziosi la sinistra si è abituata e ritiene che sia normale interrompere, impedire di parlare e chiedere di cacciare chi non glielo lascia fare. Ed è così che immaginano la Rai»…
La richiesta di scuse ufficiali per l’offesa a un professionista la cui storia parla da sé
E mentre Giovanni Donzelli denuncia senza giri di parole: «Il Pd vuole epurare Bruno Vespa. Dopo la vittoria al referendum sulla giustizia si sentono già in diritto di fare liste di proscrizione in Rai partendo da uno dei conduttori più autorevoli e seguiti dai telespettatori, che ha fatto la storia del servizio pubblico. Non hanno una sola idea su come affrontare i problemi degli italiani, pensano solo alla censura dei giornalisti che osano essere indipendenti e non al loro servizio», Francesco Filini stigmatizza il «solito manganello mediatico». Con Ester Mieli e Raffaele Speranzon che chiedono scuse ufficiali per l’offesa a un professionista la cui storia parla da sé.
Vespa, Unirai: «La Rai non ha padroni»
Infine, a corredo di dichiarazioni di buon senso e attestazioni di solidarietà, il sindacato Unirai ricorda che «la Rai non ha padroni». E resta il dato politico: una sinistra che, sconfitta nel merito, non sa far altro che tentare di abbattere chi non si piega ai suoi diktat. Ma l’epoca degli editti bulgari al contrario, fortunatamente, è finita da un pezzo. I sostenitori di Telekabul se ne facciano un ragione.
Scontro fra Provenzano e Vespa a #PortaaPorta.
“Forse dovrebbe sedersi da quella parte”
“Questo non glielo consento”
🤣 pic.twitter.com/NNKPcyVwY4— GiuCri28 (@GiuCri13) April 9, 2026