Pucci censurato dalla sinistra che ride per chi parla di “patonza” (Benigni) o si mette in mutande (Littizzetto)

Censura rossa

Pucci censurato dalla sinistra che ride per chi parla di “patonza” (Benigni) o si mette in mutande (Littizzetto)

Politica - di Luca Maurelli - 8 Febbraio 2026 alle 19:50

Andrea Pucci non avrebbe mai immaginato di poter essere accostato, un giorno, a giganti della comicità (si fa per dire) come Roberto Benigni, Luciana Littizzetto, Angela Finocchiaro, Daniele Luttazzi, e non per la capacità di far ridere – talento comunque relativo all’intelligenza di chi ascolta le rispettive spiritosaggini – ma nel livello di “sessismo”, scorrettezza, omofobia o volgarità. Eppure nel giorno dell’auto-epurazione di Pucci dal festival di Sanremo –  dopo una intensa campagna di discredito della sinistra originato dalla sua vicinanza alla destra – qualche ricordo di sketch eccessivi, volgari o politicamente scorretti, che tanto indignano oggi i compagni che alzano il ditino contro l’artista non omologato a loro – emerge prepotentemente dalla memoria, anche non troppo recente. Volgarità e sessismi espressi perfino in miti che oggi vanno in tv, sulla Rai, non a presentare Sanremo, ma a leggere seriosamente la Bibbia, la Divina Commedia, la Costituzione e altri testi sacri che servono a far sentire chiunque non declami a memori quegli scritti – profumatamente pagato come Benigni – una capra ignorante che per nobilitarsi deve abbeverarsi alla fonte del Vate che legge da un gobbo, osannato come il Dio della verità che non fa ridere ma insegna. E che fino a ieri declamava versi sulla patonza.

Pucci  no, ma la sinistra ride di comici ben più volgari

Qualche anno fa, non pochi, Benigni si beccava accuse di blasfemia dal Vaticano per le sue battute anti-clericali, per poi esibirsi in celeberrimi show sulla Rai con elenchi di sinonimi di vulve femminili e scena di assalto alla Carrà passate, per un motivo o per un altro, alla storia. Come dimenticare quando Benigni su ospite della trasmissione Fantastico 12 della Rai, nel 1991, inseguendo la Carrà fino a buttarsi addosso a lei nel segno dell’evviva la “patonza”.

Negli anni, poi, di comici politicamente scorretti se ne sono visti tanti, dai Daniele Luttazzi che invitata Anna Falchi a sfilare le mutande per odorarle, a Luciana Littizzetto, che si esibì, da Fazio, in escursioni metaforiche su oggetti fallici, inviti alla Meloni a non mettere il rossetto davanti a Trump, fino a sketch con Fazio dove si staccava un braccio protesico, criticato da disabili come offensivo. Per non parlare di quella scenetta nella quale si sollevava il vestito per mostrare le mutande. Si rideva, forse?

Ma negli anni abbiamo assistito a parodie ai limiti della blasfemia dei Paolantoni, alle parolacce contro i maschi “pezzi di m…” di Angela Finocchiaro, per non parlare delle volgarità dell’ex leader di coloro che oggi vogliono censurare il Pucci “omofobo”, quei grillini che si sganasciavano quando sul blog dei Cinque Stelle Beppe Grillo lanciava il raffinatissimo sondaggio: “Cosa fareste da soli in auto con Boldrini?”.