Silvia Salis versione glamour e le scarpe da 1200 euro. L’ultimo sgambetto a Elly è servito

Comunisti col rolex

Silvia Salis versione glamour e le scarpe da 1200 euro. L’ultimo sgambetto a Elly è servito

Politica - di Romana Fabiani - 11 Aprile 2026 alle 17:12

Bella, bionda e glamour. La sinistra ha trovato l’anti-Meloni: si chiama Silvia Salis e da dieci mesi fa la sindaca di Genova. Se si escludono i liguri e gli addetti ai lavori della politica non è molto conosciuta. Ma piace a Matteo Renzi che l’ha sponsorizzata per primo un anno fa dal palco della Leopolda, ed è perfetta per dare la spallata a Elly Schlein. Scarsissime chance di disarcionare la presidente del Consiglio, ma ottime carte per buttare giù dalla torre la segretaria dem. Sempre più isolata e assediata da ogni parte. Così la sindaca si è messa a guardare in direzione di Palazzo Chigi.

La candidatura ‘ingenua’ di Silvia Salis è l’ultimo sgambetto alla Schlein

Poca esperienza, borsa di Louis Vuitton, scarpe da 1200 euro (è la polemica del giorno) e tanta voglia di scalate, Salis starebbe pensando di lasciare i caruggi genovesi in direzione Roma. Intanto scalda i muscoli. Tonici da ex campionessa olimpica di lancio del martello. E spariglia le carte. Con quelle due paroline pronunciate con finta ingenuità (se me lo chiedessero non mi tirerei indietro) si candida a rompere il fragile giocattolo di Elly Schlein. E irrompe come uno tsunami sul Nazareno come alternativa ‘elegante’ alla fallimentare deriva massimalista e radicale della segretaria dem. Meglio radical chic. Qualcuno storce il naso, altri preparano il tappeto rosso.

Marattin: dopo 10 mesi da sindaco già si sente pronta a fare la premier…

Luigi Marattin, segretario del Partito liberaldemocratico, la infilza così. “Non sono incline all’invidia. Ma invidio sinceramente chi, dopo nove mesi di attività politica e amministrativa, già si sente pronto a fare il presidente del Consiglio. Io, dopo 30 anni di politica di cui 20 nelle istituzioni, a qualcuno che fosse così folle da chiedermelo risponderei che ancora ho molto da imparare”. Matteo Renzi ostenta grande ottimismo, baldanzoso di fare lo sgambetto a Elly. E già la vede veleggiare verso le primarie. “Personalmente credo che le primarie si faranno e che Silvia Salis partecipi insieme a Schlein e Conte. Vedremo, c’è ancora un anno, è lunga”. A Elena Boschi “la Salis mi piace molto. Però al momento ha detto che non è intenzionata a fare le primarie. Quindi se non è disponibile ci sarà una alternativa”. Tutto rigorosamente declinato al futuro perché sotto i cieli del campo largo regna molta confusione.

Silvia Salis sfoggia scarpe da 1200 euro. Ma alla sinistra va bene così

Più che per il talento, la neosindaca spicca per opportunismo, vanità e una discreta smania di fare carriera. Dopo aver raccolto consensi giocando sul curriculum da società civile e fascino moderato di ispirazione centrista, una volta seduta a palazzo Tursi si è precipitata a vestire i panni antifà. E a coccolare antagonisti e centri sociali genovesi. Oggi però della fascinosa Silvia si parla per una svista di immagine, uno scatto evitabile. Ma difeso dalla sinistra anti-meloniana che è disposta a perdonarle tutto. Anche una foto pubblicata sui social che ha scatenato il dibattito del giorno. Tailleur  grigio di ottima fattura, gambe accavallate, piedi nudi e un paio di costosissimi décolletés lasciato con non chalance sul pavimento accanto alla poltrona. Trattasi di scarpe firmate Manolo Blahnik dal valore di circa 1.200 euro. Il dettaglio non è sfuggito ai navigatori del web e ne è nata una bufera online. Non sappiamo se è un regalo o un acquisto. Nulla da dire, ognuno si veste e spende i soldi come desidera.

Alla bionda e glamour anti-Meloni si perdona tutto. La Santanchè venne messa alla gogna

Quello che non torna, però, è il solito strabismo dei paladini progressisti della democrazia. Se hai il cuore batte a sinistra l’avvenenza, l’ostentazione del lusso e l’outfit firmato non è un problema. Anzi è un inno alla libertà. Se invece sei di destra e non ami il saio francescano diventi un modello immorale, un nemico giurato del popolo. Di certo la mise immortalata – come osserva Maria Teresa Meli che pubblica due foto con la sindaca griffata – poco si addice ai suoi sproloqui sul salario minimo. Oggi i difensori della lotta di classe cresciuti a invidia sociale non hanno nulla da dire. Pronti, nel nome del pauperismo e della sobrietà, ad azzannare Daniela Santanchè per il suo fashion style. Tifosi incalliti di Silvia quando a sfoggiare lusso e griffe ‘mentre il popolo langue nella povertà’ è una fiera antifascista, il volto nuovo del fronte progressista. È la superiorità morale della sinistra, autoreferenziale e antipatica (per dirla con Luca Ricolfi).