Riforma della Polizia Locale: “Maggiori tutele a chi protegge i cittadini”. Parla Montaruli

I 40 anni della legge quadro

Riforma della Polizia Locale: “Maggiori tutele a chi protegge i cittadini”. Parla Montaruli

In una intervista al Secolo d'Italia la vicepresidente dei Deputati di Fratelli d'Italia e relatrice del provvedimento illustra i principi guida del testo, nel giorno in cui ricorre l'anniversario della norma del 1986

Politica - di Giovanna Ianniello - 7 Marzo 2026 alle 10:44

Augusta Montaruli, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera è relatrice della riforma della Polizia Locale. Il Secolo d’Italia l’ha intervistata oggi, 7 marzo, giorno in cui ricorre l’anniversario della legge quadro del 1986.

Onorevole Montaruli dopo 40 anni di attesa il governo Meloni ha deciso di intervenire sul tema. Quale sono le linee guida che ispirano il provvedimento?

Diamo maggiori tutele a chi deve tutelare i cittadini. La Polizia locale è lo strumento che i sindaci hanno a disposizione per garantire sicurezza entrando nella specificità di un territorio e affiancando le altre forze dell’Ordine, anche se non sempre vengono valorizzati in questa strategica funzione. Noi lo vogliamo e siamo consapevoli che devono corrispondere più tutele. Da qui la riforma.

Il tema della tutela dell’incolumità e dei diritti degli agenti sono stati a lungo al centro del dibattito e dell’attenzione di Fratelli d’Italia. Concretamente quali sono le novità che la riforma, di cui lei è relatrice alla Camera, introduce?

Con il provvedimento vogliamo dar delega al governo per il riconoscimento di tutele parificate come in tema di vittime del dovere, interveniamo in materia previdenziale e assistenziale con particolare riferimento all’infermità per causa di servizio, chiediamo un contratto integrativo separato e autonomo con un fondo specifico e la possibilità di accedere in maniera diretta alle banche dati affinché siano tempestivi negli interventi e nelle indagini, snelliamo la burocrazia cercando di superare i limiti finora subiti sia per territorialità sia per il porto dell’arma di cui l’agente dispone. Apriamo un varco che fino ad oggi era rimasto sigillato, facendo qualcosa su cui nessuno era riuscito prima. Già nella scorsa legislatura, quando Fratelli d’Italia era all’opposizione, una bozza di riforma aveva trovato a parole il consenso di tutte le forze politiche ma poi venne stravolta dal ministro Lamorgese diventando invotabile. Con il governo Meloni e con il ministro Piantedosi, per la prima volta da quando si parla di questi temi, tutti oggetto degli emendamenti della maggioranza di centrodestra, abbiamo la possibilità che diventino realtà.

Spesso anche in ambito di sicurezza si parla di riconoscimento del merito. Secondo lei in che modo il merito e la nuova organizzazione professionale cambieranno la vita dei cittadini?

Più professionalità con i rispettivi riconoscimenti in termini di tutele agli agenti significa più sicurezza. Tra i vari interventi che vogliamo introdurre infatti c’è anche una formazione più uniforme su scala nazionale che risponda a standard elevati a cui regioni e comuni devono attenersi. Va da sé che la maggiore formazione porta ad una preparazione tale da poter essere un supporto prezioso. Abbiamo esperienze nella storia della locale importanti. A quelle ci riferiamo come modello affinché ogni sindaco abbia a sua disposizione un corpo capace di intervenire sul territorio, nell’ambito delle competenze già riconosciute alla Polizia Locale, in maniera puntuale e rigorosa Ad approvazione della riforma lavoreremo sull’applicazione della delega. Riteniamo questo processo utile e urgente e un’occasione unica per iniziare a rispondere alle istanze che per troppo tempo la polizia locale ha avanzato invano.