Pacchetto sicurezza, Piantedosi: «Gli italiani possono fidarsi di noi, non prendiamo lezioni da chi ci critica»

A breve su tavolo del Cdm

Pacchetto sicurezza, Piantedosi: «Gli italiani possono fidarsi di noi, non prendiamo lezioni da chi ci critica»

Politica - di Eugenio Battisti - 16 Gennaio 2026 alle 17:06

Il nuovo pacchetto sicurezza sarà presto sul tavolo del Consiglio dei ministri. Lo conferma in una lunga intervista in esclusiva all’Adnkronos il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi illustrando la filosofia e le misure principali del poderoso intervento legislativo. ”Confidiamo che ci possano essere tempi compatibili con l’approvazione in Consiglio dei ministri entro questo mese. E poi saranno trasmessi al Parlamento. Sarà l’occasione – dice il titolare del Viminale a colloquio con Giorgia Sodaro –  per tutte le forze politiche, anche quelle dell’opposizione, di occuparsi di un tema, quello della sicurezza, che è stato molto dibattuto negli ultimi mesi”. Più volte nel corso dell’intervista auspica un’ampia convergenza, “visto che su temi come quello della violenza dei gruppi di minorenni e dell’utilizzo dei coltelli e varie altre cose, tutte le forze politiche, tutti i movimenti di opinione si sono in qualche modo espressi con preoccupazione”.

Piantedosi: i regolamenti europei a giugno sbloccheranno i centri in Albania

Stretta sui coltelli, rimpatri più facili, norme più stringenti contro baby gang e maranza, maggiore tutela delle forze dell’ordine. Il pacchetto sicurezza affronta anche il contrasto all’immigrazione irregolare. Ma nulla che possa sbloccare la situazione dei centri in Albania (che continuano a operare come Cpr per rimpatriare gli irregolari). “Quello che darà rinnovato slancio ai centri in Albania sarà l’entrata in vigore prossima dei regolamenti europei a giugno”, spiega Piantedosi. E ancora – chiarisce – nessun disaccordo sul progetto Strade Sicure e l’impiego dei militari all’interno della maggioranza. “Il ministro Crosetto ha semplicemente segnalato che sarà opportuno in futuro, che i militari tornino a svolgere i compiti per i quali vengono reclutati e selezionati”. Sul tema dolente degli organici delle forze di polizia il ministro dell’Interno sottolinea di aver ereditato una situazione disastrosa. “Stiamo colmando già un impegnativo turn over e stiamo andando anche oltre. Continueremo ad estendere al massimo tutte le capacità assunzionali perché abbiamo l’ambizione di rendere gli organici delle forze di polizia massimamente efficienti”.

Crans Montana, la normativa italiana sulla sicurezza è molto rigorosa

Riflettori puntati anche sulla tragedia di Crans Montana. “È un obbligo riflettere sempre sulle cause e su quello che si può fare perché non si ripetano. Uno dei temi è sicuramente quello dell’utilizzo di artifizi pirotecnici all’interno di locali chiusi. La normativa italiana è già molto rigorosa in materia di sicurezza. Detto questo, la sicurezza non è mai un tema chiuso. Adeguare e rendere sempre più efficaci le misure di prevenzione è un dovere del legislatore e del governo”. Anche sul fronte immigrazione il pacchetto sicurezza prevede importanti novità. Si introduce la possibilità di interdizione temporanea del limite delle acque territoriali in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. È bene sottolineare che non si tratta di una norma anti-ong, “non vengono neanche citate”.

Sanzioni amministrative per l’uso dei coltelli e le violenze di piazza

Il governo prevede anche una stretta sull’uso dei coltelli e le violenze di piazza. Si introducono sanzioni amministrative. “È un tipo di sanzione che abbiamo proposto venga applicata in maniera più estesa. La sanzione amministrativa è quella che in alcuni ambiti ha manifestato una maggiore praticità ed efficacia, rispetto anche all’innalzamento della pena, che spesso rimane lettera morta”. Focus anche sullo sgombero  di alcuni centri sociali violenti, come Leoncavallo e  Askatasuna, “dopo decenni di immobilismo”, così come la fine del fenomeno dei rave abusivi tollerati. “Sono tutti risultati concreti sul fronte della legalità e della tutela della proprietà privata che ci spingono a fare ancora di più e ancora meglio”.

I cittadini devono fidarsi di un governo che mette la sicurezza al centro

Esiste un’emergenza sicurezza nella città? Come valutare i due omicidi di Bologna e Milano e i pestaggi nei pressi della stazione Termini? Piantedosi premette che si tratta di un tema molto complesso. “Tutti i parametri concreti, che sono frutto dell’azione del governo, ci dovrebbero portare a dichiararci soddisfatti per la strada intrapresa e che continueremo a percorrere”. Non minimizza la portata  anche di un singolo episodio drammatico. Ma invita i cittadini devono a fidarsi di un governo “che, da sempre, ha dedicato al tema la massima attenzione con convinzione e concretezza”. Non manca un pizzico di polemica con chi in passato, quando era al governo, ha sottovalutato o addirittura ignorato il problema  considerano la sicurezza “un mero costo”.

Chi ci attacca oggi non ha i titoli per farlo

“Insomma, chi ci attacca non ha i titoli per farlo. Per criticare bisognerebbe avere un po’ di credibilità e coerenza. Non sono credibili le critiche da chi si lamenta dei reati commessi da immigrati irregolari che avrebbero dovuto essere espulsi, dopo avere lungamente sostenuto posizioni di netta opposizione al sistema delle espulsioni, ai Cpr e a qualsiasi iniziativa di protezione dei confini. In Italia c’è un ‘tema sicurezza’ ma non c’è una ‘emergenza sicurezza’. Siamo messi meglio rispetto ai nostri partner europei. E siamo messi meglio rispetto a dieci anni fa come numero di reati, in particolare per quel che riguarda quelli più gravi come gli omicidi. Possiamo e dobbiamo fare di più e meglio ma senza cedere all’allarmismo”.

Nessuno scudo penale, ma un intervento di buon senso

Nel pacchetto sicurezza non c’è nessuno “scudo penale”. E non sarebbe neanche stato gradito dagli stessi rappresentanti delle forze di Polizia. “Quando è evidente che c’è una causa di giustificazione nella commissione di un fatto – spiega Piantedosi – si può evitare di iscrivere nel registro degli indagati un appartenente alle forze di polizia o qualsiasi cittadino ma restano le indagini e resta la autonomia del magistrato”.