La Russa: «Giorgia Meloni è una leader coraggiosa. Dopo il referendum il governo non rischia nulla»

Il presidente del Senato

La Russa: «Giorgia Meloni è una leader coraggiosa. Dopo il referendum il governo non rischia nulla»

Politica - di Redazione - 27 Marzo 2026 alle 08:52

Giorgia Meloni «è una leader coraggiosa, seria, che mantiene la parola. E anche se oggi questa sconfitta può farle male, io credo che alla fine farà bene». Queste le parole di Ignazio La Russa, che in un’intervista al Corriere della sera ha parlato della recente sconfitta al referendum sulla giustizia, che comunque non ha messo in pericolo la stabilità del governo e neppure la figura della premier. «Staremo a vedere quali saranno gli effetti concreti sul consenso al governo – ha spiegato -, che io ritengo ancora solidissimo, ma sicuramente la sua immagine (di Giorgia Meloni ndr) ne può uscire rafforzata».

E tutto questo è possibile perché, come ha ricordato il presidente del Senato, «un premier coraggioso, determinato e rispettoso della parola data, fa quello che ha fatto lei. Porta avanti una battaglia anche se non è quella di bandiera del proprio partito ma di un altro della coalizione, rispetta il programma presentato agli elettori che prevedeva anche la riforma della giustizia, e lotta e si spende in prima persona anche sapendo che una sconfitta può toccare la propria immagine. Molti leader non lo avrebbero fatto». Per giunta,  nonostante i suoi dubbi iniziali sul referendum, La Russa ha spiegato che dopo i suoi avvertimenti non vuole prendersi meriti, né tantomeno fare la figura del grillo parlante.

Ignazio La Russa: «Meloni leader coraggiosa, il referendum non ha messo ha rischio il governo»

Comunque fosse andata al referendum, «la sconfitta sarebbe stata data in carico». Dunque, in fin dei conti, La Russa ritiene che Giorgia Meloni abbia fatto «benissimo a giocare la partita nell’ultima settimana per cercare di invertire l’esito negativo che si profilava. Anche io nel mio piccolo ho dovuto superare i miei dubbi sull’opportunità del referendum in nome dell’unità della coalizione e del tenere fede al programma». Se è vero che da un lato il referendum ha generato qualche conseguenze, il presidente del Senato ha ricordato che «con il “Sì” le avrebbe avute il centrosinistra, con il “No” le abbiamo noi, anche se io credo che pure i nostri avversari presto capiranno che dovranno affrontare nodi».

Quanto alle personalità del centrodestra, il messaggio è chiaro: «Non ci sono impresentabili da cui liberarsi, né rese dei conti. Si sta cercando — se saranno scelte giuste o sbagliate lo vedremo — di creare le condizioni per una ripartenza in vista dell’ultimo anno di legislatura sottraendo agli avversari facili argomenti di strumentalizzazione». Inoltre, Sulle vicende di Delmastro, Santnachè e Gasparri, ha precisato che «Nessuno verrà decapitato. A quanto ne so Gasparri andrà a rivestire altri ruoli importanti, Santanchè, che io ringrazio per la scelta di responsabilità non dovuta, sarà una risorsa per il partito, non certo un peso». Adesso per ripartire «si deve assorbire la sconfitta, che ripeto per chiunque sarebbe stata amara anche se il governo non rischia nulla, e appunto ripartire con il nostro programma».

Qualcuno ha la memoria corta sugli obiettivi raggiunti dal governo

Come ha spiegato il presidente del Senato, qualcuno non vuole ricordare «quello che abbiamo ereditato dai precedenti governi: spese enormi per il reddito di cittadinanza, il Superbonus,  il livello dello spread, della credibilità dell’Italia del 2022 e quello che siamo oggi. Nel periodo più turbolento degli ultimi ottant’anni sul piano internazionale, tra guerre e crisi energetiche, abbiamo tenuto ferma la barra, i fondamentali del Paese sono buoni, l’occupazione cresce, il rating è forte». Nonostante ciò, «ci sono cose invece su cui dobbiamo puntare di più, non darle per scontate. Serve inoltre fare battaglie popolari in cui la gente si identifichi. Per fortuna i sondaggi dicono che gli italiani danno oggi più fiducia sul piano politico al governo addirittura rispetto a quando è nato».

«Se prima la sinistra poteva accusare la Meloni di voler fare una legge “pigliatutto”, dopo il 53% di No sul referendum dovrebbe stare più tranquilla, no?» – ha ripreso Ignazio La Russa, parlando della prossima legge elettorale. «Se credono di poter vincere (anche se è un errore pensare che tutti i no siano matematicamente loro) allora come fanno ad opporsi ad una legge elettorale che prevede che governerà chi otterrà un voto in più? Dovrebbero volerla quanto noi, se non vogliono la palude e governi figli di un pareggio, dove si arriva a Palazzo Chigi senza indicazione degli italiani e senza stabilità».

«Fiero di essere figlio della destra di governo»

Alla fine dell’intervista, La Russa ha concluso con un messaggio di lealtà che va oltre ogni sconfitta: «Io, pur el mio ruolo, sono fiero di essere figlio di una destra di governo che lavora per il bene del Paese. Che non ha paura di fare le proprie battaglie a viso aperto. Se gli italiani, come sono convinto, ridaranno la fiducia a FdI e al centrodestra, continueremo nel nostro lavoro, altrimenti abbiamo dimostrato che non abbiamo alcun problema a fare una seria e responsabile opposizione. Questo siamo noi. E loro?» .