Insalata russa nel Pd, Bettini spacca il partito: “Trattare con Putin”. Scatta la rivolta, Conte ride, Schlein tace

Caos a sinistra

Insalata russa nel Pd, Bettini spacca il partito: “Trattare con Putin”. Scatta la rivolta, Conte ride, Schlein tace

Politica - di Luca Maurelli - 11 Gennaio 2026 alle 19:10

Parole durissime, “spaccanti”, quelle di Goffredo Bettini, di prima mattina, affidate al più “putiniano” dei giornali, “Il Fatto Quotidiano” di Marco Travaglio. Sulla Russia, dice uno dei fondatori del Pd, basta indugi, meno armi all’Ucraina, più trattativa con Mosca, nel segno del M5S di Giuseppe Conte. Nel segno della resa alla linea grillina.

Bettini vuole un Pd più aperto a Putin (e a Conte)

Una “bomba” sulla poltrona di Elly Schlein, che fa immediatamente accendere il Pd filo-ucraino, pronto a scatenare la controffensiva anti-putiniana, con Pina Picierno e Filippo Sensi in prima linea, e il “pesantissimo” Andrea Orlando che invita alla riflessione “moderata”. Bettini, nell’intervista al giornale di Travaglio (e dei grillini) inizia picconando la Ue: “Ritengo che la commissione europea guidata da Ursula von der Leyen sia arrivata al capolinea. Occorre una scossa. Del socialismo europeo però fa parte anche il Pd…”, riflette. Ma ha una soluzione: “La nostra delegazione in Europa ha ottenuto risultati e ha dovuto fare i conti con un pluralismo interno troppo divaricante. Schlein è stata un punto di tenuta per evitare uno scivolamento rovinoso verso politiche aggressive e di destra. Ora, tuttavia, questi temi vanno sottoposti ad un ampio confronto interno, rispettoso, schietto, che coinvolga gli iscritti e che sia risolutivo. È impossibile non fare chiarezza sulle posizioni di alcuni democratici convinti che con la Russia si possa dialogare solo con le armi. Quando, persino la Meloni che in politica estera ha fatto mille parti in commedia, ha detto che con quell’avversario si deve parlare…”. Si cita la Meloni, a sproposito, ma come al solito è la destra a mandare in crisi la sinistra, perfino sulla posizione internazionale su cui il Pd, fino a ieri, accusava la maggioranza di essere spaccata per le posizioni troppo “russofile” di Salvini. 

Insalata russa, mezzo partito si ribella alle epurazioni

L’insalata russa, invece, è tutta dal lato Schlein, che infatti, come sempre in questi casi, si finge morta. Ma intorno a lei si scatena l’inferno. “Con colpevole ritardo ho letto l’intervista di Bettini che invita il Partito Democratico a cambiare atteggiamento sul regime di Putin”, scrive sui social la vice presidente del Parlamento Ue Pina Picierno, alquanto arrabbiata. “Il caso vuole che io sia in Lituania per una serie di incontri di lavoro e che proprio oggi abbia visitato a Vilnius il museo dell’occupazione sovietica e del Kgb. Ho pianto di fronte a prove di una atrocità che faccio fatica a raccontare e che è durata praticamente fino a ieri qui, fino al 1991”. E arriva la scudisciata a Bettini. “Qui i partigiani sono quelli che si sono battuti contro i criminali sovietici e tutti ripetono la stessa cosa: oltre il confine, a pochi km da dove scrivo, non è diverso: è peggio di come era allora. E citano l’inferno di Navalny e dei dissidenti russi, o dei resistenti ucraini, con il rispetto che si deve a dei combattenti per la libertà”, aggiunge l’esponente del Pd.

Cerca di gettare acqua sul fuoco Orlando: “Le reazioni all’intervista di Goffredo Bettini dimostrano quanto sia urgente una discussione sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Europa. E’ auspicabile, magari, che la si possa affrontare con toni diversi da quelli utilizzati oggi. Infatti dire che il gruppo del Pd a Bruxelles ha avuto su questi temi posizioni divaricate, come fa Bettini, non mi pare un delitto di lesa maestà ma una mera fotografia dei fatti. Nessuno deve chiedere a nessuno di rinunciare alle proprie idee, sarebbe giusto però che tutte le posizioni possano esprimersi senza fare delle caricature ad esse”, dice l’ex ministro del Lavoro. Meno pacato l’ex delfino di Matteo Renzi, Filippo Sensi: “Un importante dirigente del mio partito oggi teorizza – a parte cacciare quelli come me, ma poco importa – di trasformare il Pd sul tema Ucraina nella Lega o nei Cinque Stelle. In un partito di destra, insomma. Più sensibile alle ragioni del Cremlino che di Kyiv. Non succederà”.

Ma c’è anche la pungente ironia di Giorgio Gori: “La simpatica idea che Bettini affida a questa intervista è, in sostanza, quella di allontanare il Pd dalla matrice del socialismo europeo – compattamente schierato a sostegno dell’Ucraina, per un’Europa sovrana in grado di difendersi e contrastare il disegno imperialista di Putin – e di somministrare olio di ricino a quanti, eletti nelle istituzioni europee, si sono macchiati della colpa di averne condiviso con coerenza le posizioni. Totale sovrapposizione coi 5Stelle ed epurazione di chi non ci sta. Non vedo l’ora che inizi, questo confronto ‘rispettoso, schietto…. ma risolutivo'”.  Le purghe “putiniane” sono iniziate già, nel Pd.