La replica della premier
Diritto internazionale, Meloni stana lo strabismo delle sinistre e dà una lezione di responsabilità a Conte e Schlein
La responsabilità, di fronte a una crisi “tra le più complesse negli ultimi decenni”, è la bussola che guida del governo sulla crisi in Medioriente. Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Parlamento sceglie accuratamente le parole, avverte che “noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni”. Lancia un appello all’opposizione (non raccolto) per affrontare l’emergenza “con spirito costruttivo e di coesione” e ribadisce che quello di Usa e Israele in Iran è “un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”, In sede di replica però, dopo lo stanco refrain delle sinistre sulla sudditanza al presidente Trump e la complicità italiana, la premier non resiste a dare una lezione di coerenza alle sinistre. Che in fatto di ‘guerre’ non possono vantare un percorso trasparente all’insegna del rispetto del diritto internazionale. L’intervento della premier Giorgia Meloni a Montecitorio si apre con la sintesi della riunione dei leader del G7 che si è tenuta durante “la pausa” dei lavori parlamentari e si chiude con una sonora sveglia a Giuseppe Conte. “Campione” di propaganda a buon mercato. Che oggi accusa Meloni di essere schiava del presidente Usa e di non condannare l’attacco all’Iran ma quando sedeva a Palazzo Chigi non si stracciò le vesti per l’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli Usa. E nessuno lo processò per questo.
Meloni straccia Conte: non l’ho mai definito uno schiavo, sono seria
Meloni, rivolta all’opposizione, legge in aula, senza citarlo, quanto dichiarò l’allora premier 5Stelle dopo la morte di Solemaini: “Considerate insufficiente dire che l’obiettivo del governo è evitare un’ulteriore escalation che rischierebbe di superare un punto di non ritorno, che siamo preoccupati ma soprattutto vigili, che stiamo facendo e faremo il possibile per garantire la sicurezza ai nostri militari, è insufficiente? È da vigliacchi?”. Al “sì” dall’opposizione la premier svela che quelle pronunciate erano le parole di Conte. Meloni poi legge la sua dichiarazione dell’epoca dal fronte dell’opposizione improntata alla responsabilità: “La complessa situazione in Medio Oriente non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione”. Questa .- conclude – “è la differenza che esiste tra le persone serie e quelle che sono disposte a qualsiasi cosa pur di raggranellare consenso facile, sono molto contenta di essere diversa da voi”.
La democrazia esportata con le bombe lo strabismo delle sinistre
Un lungo passaggio della replica è dedicato al tema della “democrazia esportata con le bombe”, refrain utilizzato in aula dalle opposizioni per attaccare il governo che sarebbe ‘alleato e suddito’ di Trump. “Argomento di dibattito da molto tempo – dice la premier – da una parte il rischio di dar vita a un atto di arroganza tipica di una visione se vogliamo eurocentrica del mondo, dall’altra il dubbio se sia giusto rimanere inermi di fronte al massacro di innocenti, quando si avrebbe la possibilità di agire. Però mi si consenta di aggiungere che c’è un dilemma ancora più complesso di questo. Ed è capire come sia possibile che alcuni sposino l’una e l’altra tesi con la stessa convinzione, in modo altalenante, con una disinvoltura sorprendente”.
II diritto internazionale non dovrebbe dipendere da chi è il capo degli Stati Uniti
Parole scandite dagli applausi dell’aula mentre la premier ripercorre i casi più eclatanti di strabismo delle sinistre. “Signori scusate viva gli americani che liberano l’Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo. Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo. Viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia per rimuovere l’impresentabile dittatore Gheddafi, ma no a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro. Ora io francamente non condivido questo strabismo. Ed è difficile oggettivamente capire come questo possa stare insieme. Cioè – insiste la premier – non credo che il tema del diritto internazionale si possa risolvere stabilendo che un attacco unilaterale, un bombardamento o la rimozione di un dittatore vanno bene quando a capo degli Stati Uniti c’è un governo democratico e non vanno più bene quando a capo degli Stati Uniti c’è un governo repubblicano”.
Nessuno si confronta con il Parlamento neppure il campione Sanchez
Poi una frecciata al nuovo eroe delle sinistre italiane, l’uomo con la presunta schiena dritta che dice no alla guerra. “Nelle grandi democrazie occidentali nessun capo del governo o presidente della Repubblica ad oggi è andato a confrontarsi in Parlamento su questa crisi. Non l’ha fatto neanche il campione della democrazia Pedro Sánchez che giustamente prendiamo a punto di riferimento”. Ce n’è anche per il renziano Richetti, per il quale l’unico organismo che può difendere il diritto internazionale è l’Unione europea. “Io credo che l’unico l’organismo che avrebbe la competenza di difendere il diritto internazionale sono le Nazioni unite, su questo dovremmo essere d’accordo. Solo che lo sappiamo che c’è un problema di efficacia, oggi, delle Nazioni unite”.
Se non volete il dialogo lo rispetto, ma non vi nascondete
Parole ultimative anche a chi nel Pd, come Quartapelle e Braga, hanno vincolato il sì al dialogo con il governo al ritorno in Parlamento della premier prima del Consiglio europeo. “L’ordine del giorno del Consiglio c’è da mesi, c’è già la bozza delle conclusioni. Quello che vi ho portato in Aula è quello di cui si parlerà la prossima settimana. Non volete accogliere l’appello, avrete le vostre ragioni. Ma non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra, ditelo, lo rispetto. Comunque se cambiate idea la mia proposta resta valida”.