Il Risorgimento ucraino: una lezione tutta “occidentale”

L'editoriale

Il Risorgimento ucraino: una lezione tutta “occidentale”

L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 24 Febbraio 2026 alle 19:45

Al netto della geopolitica, del “grande gioco” fra le potenze, delle sfere di influenza e del multipolarismo, c’è un elemento naturale, prepolitico, che spinge da quattro anni la destra di Giorgia Meloni – prima da forza di opposizione, poi da guida politica del governo – a stare a fianco dell’Ucraina: il sostegno alla causa nazionale del suo popolo. Quale “missione” più grande può esserci, per chi crede da sempre nello spirito di autodeterminazione, che sostenere la sovranità dalle mire dell’invasore? Lo ha ricordato perfettamente, a sua volta, Arianna Meloni al Foglio rivendicando in questa vicinanza alla causa ucraina «il cuore» della politica conservatrice: «La difesa di un popolo aggredito contro ogni regola del diritto internazionale si inserisce coerentemente in questa missione».

Quattro anni dopo l’inizio del conflitto, la scelta di stare con l’Ucraina si conferma cosa buona e giusta. E più che doverosa: perché è stato il popolo ucraino a dimostrare ampiamente, armi in pugno sul campo di battaglia e armato di fede e stoicismo fra le mura di casa, come e perché si difende tale principio. E a forgiare così l’Ucraina delle e per le prossime generazioni. Se fino a qualche anno fa erano comprensibili i dubbi sulla tenuta delle istituzioni di Kiev, non ci possono essere perplessità – dopo più di millequattrocento giorni di assedio da parte di Mosca – sul fatto che gli ucraini abbiano ottenuto, agli occhi del mondo, il proprio Risorgimento, dimostrando anche di avere gli anticorpi per superare crisi interne.

E ciò, nonostante la parola pace non sia ancora scolpita da nessuna parte, rappresenta già l’infrastruttura politica che indirizza un percorso: oggi nessuno – eccetto la Russia – mette in discussione il futuro dell’Ucraina. Un futuro europeo, in un contesto di piena adesione ai valori e ai parametri occidentali. Non era così poche ore dopo il 24 febbraio 2022, quando le truppe di Vladimir Putin pensavano di ottenere bottino pieno (Donbass e cambio di regime) con una blitzkrieg: ben presto si sono dovute arrendere a una sanguinosa guerra di posizionamento che non ha fiaccato la resistenza ucraina mentre ha logorato, eccome, l’immagine e il peso dell’ormai ex superpotenza sovietica.

La crisi ucraina, insomma, ha cambiato tante cose. Non solo ad Est. Ha cambiato la Nato: da entità “zombie” a forza attrattiva, chiamata all’ingresso in una fase matura in cui gli europei (anche grazie al ciclone Trump…) dovranno attrezzarsi per costruire una propria colonna, dunque una propria agenda sovrana. Ha cambiato l’Europa. Se è vero, come è vero, che è stata spettatrice delle turbolenze nel suo confine Est; se è vero, come è vero, che non ha avuto (ancora) alcun ruolo nella triangolazione fra Kiev, Washington e Mosca; è altrettanto vero che non si è tirata indietro quando sembrava che l’asse euro-atlantico – l’unica vera garanzia per Kiev – potesse saltare dopo il ritorno di Donald Trump. E qui va riconosciuto, senza alcun dubbio, un merito: è stata Giorgia Meloni – fra lo scetticismo dell’intero mainstream politico-mediatico – a fare di tutto per tenere unito quest’asse, ribadendolo proprio al presidente Usa nella sua prima visita alla Casa Bianca. E anche a qualche partner europeo, in cerca affannosa di “bonapartismi” per ricalibrare il crollo della propria immagine in patria.

Il risultato è che se Kiev, oggi, può sperare concretamente nel proprio futuro è anche grazie a quelle garanzie che solo lo scossone di Trump, al momento, è stato in grado di mettere al centro della trattativa. Garanzie chiamate sovranità, sicurezza e prospettiva di far parte del blocco delle nazioni democratiche. Princìpi da cui non si torna indietro e la cui tenuta rappresenta – come ha spiegato Giovanbattista Fazzolari – un obiettivo strategico per la difesa e la promozione dell’intero blocco euro-atlantico: «E’ interesse dell’Italia e dell’Europa che l’Ucraina resista, che ci sia una Ucraina forte, nell’Unione europea. Il destino dell’Ucraina e quello dell’Europa sono un unico destino». Quando qualcuno si chiede a che serve ostinarsi a difendere ancora l’Occidente, la “lezione” del popolo ucraino sta lì a ricordarlo.