Sea Watch 5, le toghe revocano il fermo alla Ong

E due... Senza parole

Il tribunale di Catania revoca il fermo alla Sea Watch 5. Lauti risarcimenti e stop annullati: le Ong brindano alle toghe alla salute degli italiani

Politica - di Martino Della Costa - 19 Febbraio 2026 - AGGIORNATO ALLE 09:03

Revocato il provvedimento di fermo della Sea Watch 5. A deciderlo il tribunale di Catania che ha provveduto a stoppare il blocco di 15 giorni e la relativa multa. Non c’è pace per i confini italiani, né per il buon senso. Mentre il governo tenta faticosamente di ripristinare la legalità nel Mediterraneo, da Catania arriva l’ennesimo “schiaffo togato”. Una sospensione del fermo amministrativo per la Sea Watch che sa di resa incondizionata. Dopo l’astronomico risarcimento concesso alla capitana speronatrice Carola Rackete, la magistratura siciliana torna a dettare legge, o meglio, a smontarla: trasformando la “disobbedienza civile” delle Ong in un titolo di merito accreditato dai tribunali.

Migranti, i giudici di Catania revocano il fermo di 15 giorni alla Sea Watch 5

Nuovo round del braccio di ferro tra Stato e magistratura ideologizzata sul tema migranti e Ong. O meglio: sulle sentenze che vanificano gli sforzi dell’esecutivo di porre un argine all’immigrazione di massa e per far rispettare regole e confini. Così, mentre premier e parlamentari di centrodestra – e buona parte dell’opinione pubblica – ancora faticano a smaltire l’amarezza per la condanna del Tribunale siciliano — che ha stabilito un risarcimento di 76.000 euro in favore della Ong Sea Watch per il fermo della nave con al timone Carola Rackete nel 2019 — da Catania arriva l’ennesimo stop alle politiche del governo. Ma procediamo con ordine.

E la Ong festeggia: pronti a tornare in mare

E ripartiamo, dunque, dal Tribunale di Catania che ha revocato il provvedimento di fermo della nave Sea-Watch 5. L’Ong era stata fermata per 15 giorni e multata. Ora, con nuovo via, rilancia e annuncia: «Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito», scrive sui social la Ong tedesca. Dichiarazioni che fanno seguito a quanto scrivono i giudici del Tribunale di Catania nel provvedimento con il quale hanno sospeso il fermo amministrativo di 15 giorni per la nave Sea watch. Una decisione che fa riferimento al salvataggio di 18 migranti, tra cui die bimbi piccoli, lo scorso 25 gennaio, e all’assegnazione di Catania quale porto sicuro.

 I giudici che sentenziano sulla Sea Watch parlano di “pregiudizio nel possibile aggravamento risposta sanzionatoria”

Un provvedimento per cui le toghe mettono nero su bianco. «Rilevato che dal tenore complessivo delle allegazioni emergono i presupposti per la sospensione inaudita altera parte in quanto, pur essendo decorso il termine di fermo amministrativo, si rinviene un pregiudizio nel possibile aggravamento della risposta sanzionatoria a fronte di eventuali reiterazioni della violazione, sospende l’efficacia esecutiva dell’ordinanza emessa dal Prefetto della Provincia di Catania».

Sea Watch beffa bis

La motivazione? Secondo il Tribunale, esiste il rischio di un «pregiudizio nel possibile aggravamento della risposta sanzionatoria» in caso di future violazioni. In sostanza, si blocca l’esecutività del provvedimento prefettizio per evitare che la Ong, accumulando sanzioni, subisca danni troppo pesanti. Una logica che ribalta il concetto stesso di deterrenza: la legge viene sospesa proprio perché la sua applicazione rigorosa funzionerebbe “troppo bene”.

Il paradosso è servito

E alla fine della fiera, il paradosso è servito: in Italia lo Stato viene condannato a pagare chi lo sfida e a disarmare chi lo difende. Se la legge diventa uno scudo per chi viola i blocchi navali, e un fardello per chi deve farli rispettare, non siamo più di fronte a una libera interpretazione del diritto. Ma a una vera e propria supplenza ideologica…