Stallo negoziale
Fumata nera a Islamabad tra Usa e Iran. Vance: “Noi accomodanti, ma non c’è stato accordo”. I nodi su nucleare e Hormuz
«Non abbiamo raggiunto un accordo». Arriva nella notte europea l’annuncio di JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, della fumata nera nei colloqui con l’Iran a Islamabad. La delegazione Usa lascia il Pakistan. I principali scogli: Hormuz, Libano, nucleare, sanzioni, asset congelati e riparazioni di guerra. Gelo sui negoziati con Islamabad che chiede di rispettare comunque il cessate il fuoco.
Stando a quanto riferisce Al Jazeera Vance avrebbe sottolineato un’apertura americana che gli iraniani avrebbero disconosciuto: «Siamo stati piuttosto flessibili, ma non siamo riusciti a compiere progressi», il resoconto di Vance. Secondo Teheran, invece, «i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa».
Usa-Iran, non c’è accordo. L’annuncio di Vance
Vance fa il punto dopo 21 ore di colloqui in Pakistan. «Abbiamo avuto discussioni sostanziali con gli iraniani. Ed è una buona notizia», dice oggi, all’alba di domenica 12 aprile, riferendosi al confronto per consolidare la tregua che ha congelato la guerra. «La brutta notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo. E credo sia una notizia negativa per l’Iran molto più di quanto lo sia per gli Stati Uniti. Quindi, torniamo negli Usa senza avere un’intesa. Abbiamo chiarito quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a cedere e su quali punti non lo siamo», dice il numero 2 dell’amministrazione, accompagnato nella conferenza dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero e inviato del presidente Donald Trump.
Gelo sui negoziati con Islamabad
Di più. Entrando nel merito della negoziazione Vance spiega anche: «Siamo stati accomodanti. Il presidente ci ha detto “dovete negoziare in buona fede e fare il massimo sforzo per ottenere un accordo”. Lo abbiamo fatto. Purtroppo non siamo riusciti a compiere nessun progresso. L’Iran non ha accettato i nostri termini. Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice», sottolinea senza troppi particolari Vance, facendo riferimento a un’imprecisata «offerta finale e migliore» che lascia aperto uno spiraglio. «Vedremo se gli iraniani l’accetteranno», afferma, auspicando una risposta positiva. Una risposta che finora non c’è stata.
«Teheran non rinuncia al programma nucleare»
L’Iran, dice Vance rispondendo alle domande, non è disposto a rinunciare al proprio programma nucleare: «Il fatto è che dobbiamo vedere un impegno concreto da parte loro. Non devono cercare di dotarsi di un’arma nucleare. E non devono cercare gli strumenti che consentirebbero loro di farlo rapidamente». Teheran ad oggi dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, una base che consentirebbe rapidamente di arrivare a disporre di materiale utile per la produzione di armi atomiche. «La domanda è: “Vediamo un impegno fondamentale da parte degli iraniani a non sviluppare un’arma nucleare, non solo ora, non solo tra due anni, ma a lungo termine?”. Non l’abbiamo ancora visto. Speriamo di vederlo».
Vance: «Abbiamo trattato in buona fede»
Trump, dice Vance, è stato continuamente aggiornato sugli sviluppi. «Ovviamente abbiamo parlato costantemente con il presidente. Non so quante volte l’abbiamo sentito, una mezza dozzina nelle ultime 21 ore», fa sapere il vicepresidente, che ha avuto contatti anche con il segretario di Stato, Marco Rubio, con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, con il segretario al Tesoro Scott Bessent, oltre che con l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, il comando centrale degli Usa. «Siamo stati in contatto costante con il team perché abbiamo negoziato in buona fede».
La replica dell’Iran: «Gli Usa hanno chiesto troppo»
Di contro, la posizione dell’Iran viene resa nota inizialmente dalla tv di Stato. Secondo Teheran, «le richieste eccessive degli Stati Uniti» hanno impedito il raggiungimento di un accordo. «Nonostante diversi approcci creativi della delegazione iraniana, gli americani si sono spinti troppo in là. E le richieste irragionevoli hanno impedito i progressi nei colloqui».
Il rebus Stretto di Hormuz
Il vicepresidente lascia il Pakistan con un punto interrogativo sullo Stretto di Hormuz: cosa faranno ora gli Stati Uniti? Lo Stretto, vitale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, è sostanzialmente paralizzato da settimane. L’Iran, anche al tavolo negoziale, ha rivendicato un ruolo di gestione del braccio di mare. Nelle ultime ore gli Usa hanno reso noto che due navi – i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy – hanno attraversato lo Stretto e hanno iniziato a «stabilire le condizioni» per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione «nei prossimi giorni».
E immediata arriva la replica dei pasdaran: «Qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo Stretto sarà oggetto di una risposta severa. La marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz». I nodi da sciogliere e i punti di stallo rimangono gli stessi: nucleare e Hormuz.