Le violenze alla manifestazione di Torino per Askatasuna

Leggere per credere

Ecco a voi Askatasuna: «Il corteo di Torino un successo al di là di tutte le aspettative»

Gli antagonisti hanno diffuso un delirante comunicato, in cui parlano della manifestazione di sabato come di «una vera boccata d’ossigeno» e rivendicano di aver «indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo»

Politica - di Federica Parbuoni - 2 Febbraio 2026 alle 21:19

«Un successo al di là di tutte le aspettative». Così Askatasuna, in un lungo comunicato diffuso sui propri social, definisce la manifestazione di sabato a Torino, segnata da devastazioni e violenze, culminate nel brutale pestaggio del poliziotto 29enne e padre di un bambino, Alessandro Calista.

Il delirante comunicato di Askatasuna

Nel comunicato non c’è alcun accenno a un minimo di autocritica, o per lo meno di riflessione, su quanto accaduto. Gli scontri sono invece rivendicati come capacità di «resistenza», di fronte a quello che viene definito «l’apparato repressivo messo in campo dal governo». L’impressione che si ricava dal lungo, delirante comunicato, è di un assoluto scollamento dalla realtà. Una sorta di vaneggiamento autoreferenziale, in cui mentre il Paese si ritrova sgomento davanti alle immagini arrivate da Torino e si sente vicino a Calista, a Lorenzo Virgulti, il collega che lo ha soccorso, e si stringe intorno ai rappresentanti dello Stato, quelli di Askatasuna scrivono «costruiamo piazze in tutto il Paese» e rivolgono la propria solidarietà ai tre arrestati, fra i quali anche il 22enne considerato fra gli aggressori dell’agente.

Per gli antagonisti il corteo è stato «una vera boccata d’ossigeno»

Secondo gli antagonisti, il corteo di sabato segnerebbe «un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza» e «una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle anche ai più ottimisti». In questo contesto, si legge ancora, «lo sgombero di uno spazio sociale storico è diventato occasione per ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi». «Questo è un fatto politico enorme», sostengono quelli di Askatasuna, spiegando che la manifestazione li ha fatti sentire «più forti e meno soli».

La loro ricostruzione degli scontri: è stata «resistenza»

Quanto agli scontri, la ricostruzione che ne fanno è questa: «In corso Regina, l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni, intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro, senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli andata giù».

L’idea di farsi capofila della «opposizione sociale»

Poi, facendo riferimento anche alle manifestazioni pro-Pal, gli antagonisti scrivono che «non vedere il continuum dell’apparato repressivo messo in campo in questi giorni è pura miopia. Prima è arrivato l’allarmismo securitario per scoraggiare la partecipazione, poi la violenza poliziesca in piazza, infine, oggi, l’uso sistematico di una narrazione mediatica criminalizzante. Tutto converge verso un unico obiettivo: impedire che si strutturi un’opposizione sociale reale e dal basso a questo governo». Alla quale, secondo Askatasuna, parteciperebbero giornalisti, politici, «opinionisti di regime», chiunque in sintesi abbia l’ardire di condannare quanto accaduto.

Il rifiuto del paragone con gli anni di piombo

«Si azzardano paragoni storici ridicoli (gli anni di piombo) per provare a nascondere una verità quasi banale: se la politica chiude spazi, tanti giovani gli spazi decidono di prenderseli, se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza», si legge ancora nel comunicato che se la prende anche con Pd e M5S «intenti ad affannarsi a inseguire la destra sul terreno dell’ordine e del manganello». Critiche che non vengono rivolte, invece, ad Avs.

L’invito a «costruire piazze in tutto il Paese»

Anche la conclusione del comunicato è coerente con il resto. Quelli di Askatasuna sono convinti che i manifestanti – «50mila», scrivono – scesi in piazza sabato abbiano «fatto una proposta politica al Paese». Che abbiano «indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo». «Costruiamoci in comunità. Moltiplichiamo assemblee e momenti di confronto. Costruiamo piazze in tutto il Paese. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza. E soprattutto: non fermiamoci a guardare il dito, se osserviamo bene la luna appare più luminosa che mai. Ne avremo bisogno in questa lunga notte», è dunque l’invito non si capisce bene rivolto a chi.