Decisioni paradossali
Migranti, sentenze choc e curriculum dell’orrore: così le toghe svuotano l’Albania e ci infliggono predatori sessuali (e non solo)
Mentre il governo Meloni prosegue nella sua battaglia di legalità per ridurre gli sbarchi e garantire la sicurezza dei cittadini che accolgono, una parte della magistratura sembra aver ingaggiato una sfida ideologica contro il “modello Albania“. Insomma, mentre l’esecutivo stringe le maglie dell’illegalità, le toghe pro-migranti sembrano continuare a remare in direzione ostinata e contraria, smantellando provvedimenti e decreti a colpi di mancate convalide. Un dossier relativo ai dati a disposizione dell’esecutivo scoperchia una realtà inquietante: decine di immigrati irregolari, con precedenti per reati atroci, sono stati riportati in Italia e rimessi a piede libero grazie a cavilli giuridici e domande di protezione internazionale dell’ultimo minuto.
Migranti e toghe, sentenze choc a loro favore: la galleria degli orrori tra reati sessuali e pedofilia
Ma, come noto, il caso appena citato non è un unicum e il report scoperchia il vaso di Pandora: decine di immigrati irregolari, con curricula criminali da brividi, che sono stati riportati in Italia e rimessi a piede libero. E badate bene: non si tratta di “povere anime” in fuga. Bensì di soggetti che hanno già manifestato una ferocia inaudita sul nostro territorio.
Il documento, dunque, elenca profili criminali che lasciano senza fiato, accomunati dalla stessa strategia: utilizzare la richiesta di asilo come scudo per evitare l’espulsione. Tra i casi più eclatanti spicca un cittadino marocchino del ’87, con un curriculum che spazia dallo spaccio alla violenza sessuale di gruppo. E come sottolinea il dossier: «Nonostante l’evidente pericolosità del soggetto, giunto sul territorio nazionale nel 2016, la Corte d’Appello di Roma ha deciso di non convalidare il trattenimento nel centro per i rimpatri di Gjader, in Albania, a seguito della presentazione, da parte dello stesso migrante, di richiesta protezione internazionale».
Migranti, tra sentenze e paradossi di cronaca, verdetti e toghe
Non solo. Perché l’elenco prosegue con la descrizione di profilo che tolgono il sonno. 1) Violenza sessuale su minori: è il caso di A.C., 66 anni, «condannato a due anni di reclusione per il reato di violenza sessuale su un minore di 14 anni. Anziché essere espulso tornerà in Italia a seguito della presentazione dell’istanza di protezione internazionale». 2) Violenza sessuale e furti: A.A., 33 anni, condannato nel 2023 per violenza e nel 2024 per furto aggravato. 3) Sequestro di persona e violenza di gruppo: M.L., 49 anni, un “curriculum” che include rapina, lesioni aggravate, stalking e sequestro di persona. 4) Omicidio e lesioni: M.E.A., 22 anni, già condannato per omicidio doloso (poi riqualificato).
Migranti e toghe pro, a prescindere: un sistema ideologico che minaccia la sicurezza
Il dossier denuncia quello che appare come un vero e proprio “sistema” per aggirare i rimpatri, che coinvolgerebbe non solo giudici ma anche medici compiacenti. Tanto che, spiega il documento in oggetto, «secondo le statistiche il numero di provvedimenti di questo tipo da parte dell’autorità giudiziaria negli ultimi dieci anni si è impennato durante i governi che hanno messo in atto politiche migratorie restrittive. E in particolare da quando è in carica il governo Meloni. E tanto che, la vicenda delle false certificazioni mediche per liberare i migranti dai Cpr che sta venendo a galla con l’inchiesta della Procura di Ravenna, evidenzia «un approccio ideologico da parte di alcuni al tema della sicurezza e del contrasto all’immigrazione clandestina».
L’emblematico caso della povera Aurora…
Il caso simbolo, allora, è l’omicidio di Aurora Livoli, uccisa da un peruviano che era stato liberato dal Cpr per una banale patologia urinaria. «L’inchiesta sta svelando quello che appare come un vero e proprio apparato di metodo che va ad opporsi alle decisioni del governo, facendo leva su uno dei requisiti per la permanenza all’interno dei centri di rimpatrio». Ovvero: «L’assenza di patologie», sottolinea il documento. «Si tratterebbe – sottolinea il documento – di un meccanismo estremamente pericoloso non solo per la natura ideologica. Ma soprattutto perché spesso i clandestini rimessi in libertà hanno poi commesso nuovamente reati contro la persona».
Un quadro giuridico che…
Non a caso, secondo un dossier dell’Anticrimine reso pubblico da Il Tempo, tra il primo e il 31 gennaio 20256 l’80% dei 60 soggetti con storie di pericolosità sociale dimessi dai dieci Cpr attualmente attivi in Italia per mancata convalida del trattenimento da parte dell’autorità giudiziaria, negli undici mesi successivi è stato denunciato o arrestato per reati contro la persona e il patrimonio. E l’elenco potrebbe proseguire quasi all’infinito…
E non è ancora tutto. Perché il nuovo quadro giuridico che si sta delineando in Europa, come sottolinea lo stesso report, «anche con la prossima entrata in vigore a giugno 2026 del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, smentisce totalmente le illazioni riguardo una presunta incompatibilità dell’accordo Italia-Albania con il diritto europeo».
Migranti, la sfida del governo e di Fratelli d’Italia
Eppure, la posizione politica è netta: la sicurezza dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare dell’ideologia. Il dossier, non per niente, conclude con un duro attacco al silenzio delle opposizioni: «La sinistra e le femministe dovrebbero insorgere: come dovrebbero sentirsi, infatti, le vittime di questi soggetti di fronte alla notizia che per effetto di una sentenza… saranno di nuovo liberi di circolare – ed eventualmente reiterare i reati – in Italia?». Nonostante l’ostruzionismo, i numeri del governo Meloni parlano chiaro: sbarchi crollati e rimpatri in aumento. La battaglia per la legalità continua. Nonostante le toghe pro-migranti…