oghe e Sea Watch, un allineamento che indigna il governo di centrodestra

Indignazione del centrodestra

Non solo Carola Rakete, col governo che difende i confini alcune toghe firmano assegni in bianco alle Ong: verdetti politici

Tra risarcimenti record e fermi revocati, il centrodestra si compattata contro le "sentenze ideologiche": Meloni e La Russa denunciano l'abnormità di un sistema che premia chi sfida la legge

Politica - di Ginevra Sorrentino - 19 Febbraio 2026 alle 14:58

Sea Watch, toghe allineate con i disobbedienti. Non è più solo un cortocircuito giuridico, è una vera e propria sfida aperta a potere decisionale del governo. Le ultime notizie che arrivano dai tribunali siciliani delineano un quadro sconcertante: da un lato il Tribunale di Palermo che condanna lo Stato a risarcire con 76.000 euro (soldi dei contribuenti!) la Ong Sea Watch per il fermo della nave di Carola Rackete nel 2019. Dall’altro il Tribunale di Catania che revoca il fermo amministrativo alla Sea Watch 5, temendo che la sanzione possa “aggravarsi” in caso di nuove violazioni. In pratica, si smette di punire per paura di punire troppo.

Sea Watch, toghe all’attacco e indignazione del governo

E la risposta di Palazzo Chigi non si è fatta attendere. Con un video fermo quanto inappuntabile, Giorgia Meloni ha dato voce alla indignazione di milioni di italiani: «Qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo contrastare l’immigrazione illegale di massa?… Che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca, una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?». A chiederselo è il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video di oltre due minuti pubblicato sui social, ma non solo.

Gli interrogativi (retorici) della premier Meloni

Così, mentre la premier punta l’indice contro il paradosso di un sistema che premia chi si vanta di disobbedire: «Il compito delle toghe è far rispettare la legge o premiare chi la viola?», e la risposta del governo resta una sola: la determinazione nel difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, a rincarare la dose interviene anche la seconda carica dello Stato. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che stigmatizza quella che definisce una «sentenza abnorme», dichiara: «Si è iniziato a risarcire la Ong e una sentenza che è stata criticata anche dalla presidente del Consiglio».

La “sentenza” di Ignazio La Russa su toghe e Sea Watch

E a stretto giro aggiunge: «Ho visto il post della presidente del Consiglio e mi trovo pienamente d’accordo. E la ringrazio per non aver avuto esitazione a denunciare un qualche cosa che ci sembra soprattutto assurda», ha ribadito il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine della cerimonia inaugurale del Treno del Ricordo che si è svolta alla Stazione Ostiense di Roma, intervenendo sul tema della decisione che dispone il risarcimento a Sea watch.

«Non devo entrare nella polemica referendaria o cose del genere – conclude poi –. Ma credo che vada stigmatizzato un provvedimento che rende sempre più difficile fare rispettare le leggi in Italia», ha sottolineato La Russa. Rimarcando nelle more come sia «sotto gli occhi di tutti l’abnormità, secondo me, di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell’ordine».

E dopo l’ultimo “verdetto politico”, il centrodestra è compatto: «Sì alla riforma della giustizia»

Insomma, il fronte di governo è unito e compatto nel denunciare quello che il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, ha definito un «offensivo cortocircuito». E il vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli, parlando di «sentenza ideologica», ha bollato come un’«amara beffa» che per FdI rappresenta «un motivo in più per sostenere la riforma e separare giustizia e politica».

Da Montaruli («sentenza ideologica») a Salvini, il coro è unanime: motivo in più per sostenere riforma

Ed è in questo solco di commenti e reazioni che si inserisce il commento di Matteo Salvini, che chiama gli italiani alle urne per i referendum del 22-23 marzo: «Chi non vota Sì è complice degli speronatori». Per il leader della Lega, è inimmaginabile infatti che in nazioni come Stati Uniti o Cina si possa speronare una motovedetta militare e poi passare all’incasso con un risarcimento. Da noi invece?

Gasparri (FI): «Vergogna per la decisione del Tribunale di Palermo»

E ancora. Anche dalle file di Forza Italia e Noi Moderati, c’è chi, come Maurizio Gasparri, parla apertamente di «vergogna» e di decisioni politicizzate, asserendo: «Vergogna per la decisione del Tribunale di Palermo di condannare lo Stato a risarcire per oltre 76 mila euro la ong Sea Watch per il fermo della nave nel 2019. Ancora una volta i togati sembrano prendere decisioni politicizzate e incomprensibili. In questo modo si finisce per legittimare chi ha agito in contrasto con le scelte delle autorità nazionali in materia di immigrazione e sicurezza. Il risultato è sempre lo stesso: a pagare sono i cittadini italiani. Si violano le regole, si sfidano le decisioni dello Stato e alla fine si viene persino premiati con un risarcimento. Un paradosso inaccettabile», dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia.

Lupi: «La condanna al risarcimento sembra un invito a infrangere la legge»

Mentre Maurizio Lupi avverte del rischio emulazione, e ammonisce: «Questa sentenza, anche leggendo il commento a caldo di Sea Watch, sembra un invito alla disobbedienza e ad infrangere le leggi dello Stato. Per questo suscita più di qualche perplessità», assevera il presidente di Noi Moderati. Insomma, se il fronte del governo è unito nel denunciare, quello della magistratura lo è altrettanto nello smontare e delegittimare…