Fratelli di Sì, la spinta di Arianna Meloni: “Riforma storica, noi da sempre con giudici eroi come Falcone e Borsellino”

L'evento di Roma

Fratelli di Sì, la spinta di Arianna Meloni: “Riforma storica, noi da sempre con giudici eroi come Falcone e Borsellino”

Politica - di Lucio Meo - 19 Marzo 2026 alle 19:56

Nel segno dei giudici eroi, quelli fuori dalla politica, oltre gli schemi, quelli sempre dalla parte della legalità e non delle ideologie. Fratelli d’Italia chiude la campagna referendaria per il “Sì” alla riforma della giustizia con un’adunata romana dal sapore antico, quello della destra legalitaria ma mai giacobina. “Noi abbiamo iniziato a fare politica perché non potevamo accettare che due eroi, come Borsellino e Falcone erano stati ammazzati, come si fa a dire che non siamo dalla parte della magistratura”, dice Arianna Meloni, responsabile della segreteria di Fdi e del tesseramento, aprendo la manifestazione “Roma per il sì” al Palazzo dei Congressi. “Questa è una riforma per l’Italia, che ci consegna una giustizia più giusta”, aggiunge.

Referendum, la festa di FdI per il “Sì” e il discorso di Arianna Meloni

Sala gremita al palazzo dei Congressi di Roma, dove Meloni apre i lavori nel segno della sorella-premier – “Non oso immaginare in questa fase così complessa se non ci fosse stata Giorgia a Palazzo Chigi” – col sottofondo di una colonna sonora con prevalenza dei brani di Rino Gaetano, tra le tantissime bandiere di partito presenti. Nel giorno della festa del Papà, Arianna saluti tutti, i genitori e le nuove generazioni accorse, i militanti e i curiosi, tutti quelli attratti dalla battaglia per la riforma Nordio, di cui di lì a poco si occupa il sottosegretario Alfredo Mantovano, magistrato, in trincea fin dal primo giorno sul fronte del “Sì”.

Arianna Meloni ricorda “la storia di Fdi, del rapporto con la gente, della politica di chi ama la propria terra, la politica del coraggio, della coerenza che non abbiamo mai tradito”, poi va nel merito. “Siamo arrivati al governo e abbiamo scritto una pagina di storia -ricorda- . E ci siamo resi conto della grandezza del compito che il destino ci aveva dato, abbiamo risvegliato un popolo e la sua coscienza, oggi italiani sono orgogliosi di essere figli di questa nazione”.

Domenica e lunedì si vota e l’esponente di FdI ricorda che manca poco, pochissimo a quel traguardo tanto atteso. “Questa è una riforma che può fare la storia, gli italiani la aspettano da oltre 30 anni. Noi siamo dalla parte della magistratura e questa riforma lo conferma perché non solo rafforza l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ma la rende libera, la rende libera dai condizionamenti della politica e la rende libera dalle correnti politicizzate -aggiunge-. E vedete dobbiamo smetterla veramente di credere a questa fake news, che è stata spammata delle mani della politica sulla magistratura, non se ne può più, è una bugia, è una bugia e lo dimostra il fatto che ci sono decine di giuristi, di politici, di giornalisti di sinistra che stanno sostenendo in modo convinto questa riforma, perché questa è una riforma per l’Italia, questa è una riforma per i cittadini italiani, questa è una riforma che porta l’Italia nella modernità, è una riforma che ci consegna una giustizia più efficiente, più responsabile, più moderna, più meritocratica, più giusta”.

“Le uniche nazioni rimaste in Europa che non hanno la separazione delle carriere sono l’Italia e la Grecia, ci siamo detti tutto”, sottolinea la Meloni, che lancia alla sala un messaggio di moderazione, a fronte delle aggressioni verbali e non arrivate dal fronte del No. “Questa è una buona riforma, questa è una riforma di buon senso, abbiamo ancora qualche giorno, ci hanno provato in tanti” a riformare la giustizia “nessuno ci è mai riuscito, noi possiamo e dobbiamo farcela. Casa per casa, in questi giorni raccontiamo ai cittadini quali sono le ragioni del sì, perché noi stiamo raccontando la verità, non gli stiamo raccontando delle bugie, noi gli stiamo raccontando esattamente cosa rappresenta questa riforma e allora concentrati, fino alla fine, lo dobbiamo alla nostra storia, lo dobbiamo alla nostra nazione, ma soprattutto lo dobbiamo ai nostri figli”. Poi l’appello a votare sui contenuti. “Oggi non siamo qui per parlare del governo, per quello gli italiani potranno valutarlo nel 2027 quando ci saranno le elezioni politiche. Oggi noi siamo qui per un altro tassello del nostro programma: la riforma costituzionale sulla giustizia”.

Arriva il turno di Mantovano: “La giustizia ci è così connaturata che se noi la negassimo sarebbero le pietre a richiamarci, la riforma della giustizia è richiesta da decenni dai cittadini, da decenni la fiducia nei magistrati si è affievolita, lo dico da magistrati, da decenni l’Italia viene frenata da un sistema giudiziario inadeguato”, dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. “Noi oggi abbiamo l’occasione storica di dimostrare che c’è il coraggio di arrivare fino in fondo, che le interdizioni non valgono più”. E aggiunge: “Qualcuno dice che viene distrutta la Costituzione, ma la Carta non è una cosa da museo, è un documento vivo, i padri costituenti hanno chiuso con l’art.138 che prevede la possibilità di modificare la stessa costituzione”.