Il sottosegretario all’Istruzione, Paola Frassinetti: “Dobbiamo tutti essere al fianco delle donne iraniane e della rivolta per la libertà di quel popolo”

L'intervista

«Noi in piazza per le donne iraniane: di fronte al loro coraggio non ci si può girare dall’altra parte». Parla Paola Frassinetti

Il sottosegretario all'Istruzione in piazza con le donne di FdI per il sit in "Libertà per l'Iran": «Spero che su questo tema si possa andare oltre gli schieramenti politici e dare un segnale di unità»

Politica - di Annamaria Gravino - 12 Gennaio 2026 alle 15:38

Un «segnale concreto di solidarietà» verso il popolo iraniano, e le sue donne in particolare. E un «no all’indifferenza diffusa» verso quello che sta accadendo, perché la sua portata chiede un impegno più concreto delle sole dichiarazioni di sostegno. Paola Frassinetti, deputata e sottosegretario all’Istruzione, è tra le donne di FdI che oggi saranno in piazza a Milano per il sit in “Libertà per l’Iran”, al fianco soprattutto della donne oppresse dalla dittatura.

Onorevole, quanto è importante in questo momento manifestare solidarietà al popolo iraniano e alle donne in particolare?

«Moltissimo. Io penso che vada dato un segnale concreto di vicinanza a questo popolo che si batte per la libertà con un coraggio straordinario, sfidando la repressione più feroce. Le notizie che arrivano, seppur con le difficoltà del black out informativo, sono veramente tragiche: le guardie della rivoluzione che sparano ad altezza uomo, centinaia di morti… Questa battaglia di libertà, la richiesta di rispetto dei diritti fondamentali non possono lasciare indifferenti i popoli occidentali. Dobbiamo dare un segnale concreto di vicinanza a questo popolo e alle donne in particolare, che sono quelle che pagano il prezzo più alto dell’oppressione del regime, ma anche quelle che stanno guidando la rivolta».

Il sit in è aperto alle donne di ogni schieramento. Avete avuto adesioni da parte della sinistra?

«Per ora non mi risulta, ma spero che su questo tema si possa andare oltre gli schieramenti politici e dare un segnale di unità, come auspicato anche dal presidente La Russa».

Cosa pensa del silenzio delle femministe?

«Mettiamola così: io penso che tutti dobbiamo sostenere il coraggio delle iraniane, rendere omaggio alla loro battaglia di libertà, alla forza di questo movimento femminile che è il primo motore della rivolta. Perché è vero che quello che succede oggi succede sulla scorta della crisi economica, ma è il sintomo di qualcosa di più profondo, che viene da lontano, che prima di oggi ha trovato il suo simbolo nel volto di Mahsa Amini. La portata e la durata delle proteste iraniane, la loro diffusione in tutto il Paese parlano di una rivolta intrisa di aspirazioni di libertà. Noi non possiamo sottovalutare questa richiesta, dobbiamo farci amplificatrici della voce di queste donne e del loro popolo, dobbiamo aiutarli, non possiamo girarci dall’altra parte».

I leader della sinistra istituzionale hanno espresso solidarietà, ma non c’è stata una mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica come si è visto, per esempio, su Gaza…

«Ben vengano le dichiarazioni, però, sì, stride un po’ il fatto che non ci sia una solidarietà di piazza proporzionata a quello che sta accadendo. Comunque, anche rispetto a questo, io auspico da parte di tutti una solidarietà che sia all’altezza di un evento così grave e così sanguinoso».

Ritiene possibile che a sinistra rispetto all’Iran vi sia una sorta di riflesso pavloviano dettato dall’anti-trumpismo? Una sorta di paura di trovarsi dalla parte di Trump se ci si schiera con forza contro Teheran?

«Credo che ci sia una disabitudine a prendere in considerazione le istanze di libertà di quel popolo. Da parte della sinistra non c’è mai stata una particolare attenzione. Ugualmente le femministe, che in passato sono rimaste in silenzio di fronte a tanti episodi di violenza contro le iraniane. E questo anche negli anni in cui Trump non c’era».

Lei è sottosegretario all’Istruzione, pensa che sia auspicabile anche un’attenzione degli studenti?

«Io penso che sia sempre auspicabile l’attenzione degli studenti su ciò che avviene nel mondo, specie su fatti di questa portata e che, come in questa rivolta, vedono protagonisti dei ragazzi, degli studenti come loro. Spero che sapere che ci sono dei loro coetanei nelle strade che si battono per la libertà susciti un moto di riflessione e di profonda indignazione nei nostri ragazzi. Mi auguro che ci siano questi sentimenti e mi auguro che siano convogliati nelle corrette modalità del dibattito, della riflessione, del confronto, che rappresentino un momento di costruzione, non di distruzione».