Rampelli denuncia l’internazionale della violenza antifascista: «Fare chiarezza sui collegamenti tra Lione e Roma»

Giustizia per Quentin

Rampelli denuncia l’internazionale della violenza antifascista: «Fare chiarezza sui collegamenti tra Lione e Roma»

Politica - di Federica Parbuoni - 16 Febbraio 2026 alle 19:36

C’è un collegamento tra gli antifascisti che a Lione hanno ucciso il 23enne Quentin, pestandolo a morte, e quelli che a Roma, la notte del 6 gennaio, hanno aggredito – nella misura di una ventina contro quattro – i ragazzi di Gioventù Nazionale? A chiederlo è il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che sul caso ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Rampelli: «L’assassinio di Quentin mostra l’internazionale dell’antifascismo violento»

«La tragica uccisione di Quentin a Lione per mano di estremisti di sinistra ha messo in luce una rete internazionale del movimento antifascista violento», ha sottolineato Rampelli, spiegando che «tra le notizie diffuse ci sarebbe l’arrivo a Roma, alla vigilia dell’anniversario di Acca Larenzia, di Raphael Arnault, fondatore di Jeune Garde movimento estremamente violento, lo stesso che ha brutalmente aggredito e ucciso Quentin». L’assistente di Arnault, Jacques Élie Favrot, indicato dalle ragazze del Collettivo Nemesis fra gli autori dell’aggressione e – secondo quanto emerso – riconosciuto da un testimone, oggi è stato interdetto dal Parlamento. La procura di Lione, inoltre, dopo l’autopsia di Quentin ha aperto un fascicolo per omicidio volontario.

C’è un legame tra la rete di Arnault e gli aggressori dei ragazzi di Gioventù Nazionale?

«Con diversi precedenti penali alle spalle – ha ricordato Rampelli – Arnault è legato alla rete europea degli antifascisti militanti violenti che girano per tutto il territorio europeo dando la caccia a ragazzi di destra. Alla luce dell’aggressione che vi è stata la notte del 6 gennaio, quando quattro attivisti di Gioventù Nazionale sono stati assaliti da 20 giovani appartenenti a uno dei centri sociali attivi nelle vicinanze di Acca Larenzia collegato a una rete di centri sociali presenti in vari quartieri, ci potrebbe essere un legame tra la rete di Arnault e l’aggressione del 6 gennaio».

Un dubbio che deve essere sciolto

Già in tempi non sospetti, vale a dire a ridosso dell’aggressione, era stata segnalata la presenza di stranieri nel gruppo che si è scagliato contro i ragazzi di Gioventù Nazionale. «Ci viene il dubbio che la recrudescenza della violenza politica – ha sottolineato il vicepresidente della Camera – sia rafforzata da agenti esterni in una sorta di squallida internazionale eversiva dell’antifascismo militante che programma guerriglie urbane e assalti organizzati la cui premeditazione è ormai dimostrata da ripetuti inquietanti indizi».

Quell’appello firmato da Salis e Lucano

Si tratta di uno scenario di per sé preoccupante, che diventa vero e proprio allarme dopo i fatti di Lione, e che getta una luce particolarmente sinistra su una circostanza emersa in queste ore: il fatto che più o meno un mese fa i due eurodeputati di Avs, Mimmo Lucano e Ilaria Salis, come denunciato dall’europarlamentare di Ecr Nicola Procaccini, hanno firmato un appello «internazionale per il rafforzamento dell’azione antifascista e antimperialista», che incitava ad azioni «concrete» e fra i cui firmatari vede anche Cem Yoldas, già portavoce della Giovane Guardia Antifascista, che in queste ore sui propri social ha rilanciato l’indegna tesi vittimista di Melenchon sulla morte di Quentin: gli aggrediti sarebbero gli antifascisti.