Giustizia
Compagni che votano sì al referendum: Ceccanti guida il fronte della sinistra favorevole alla riforma Nordio
Si allarga il fronte referendario per il Sì ai referendum sulla giustizia previsti a marzo. Stefano Ceccanti presenta l'iniziativa la sinistra che vota sì
“La riforma nasce come conseguenza del nuovo codice di Giuliano Vassalli, socialista riformista, e se si guarda la storia di queste aree politiche, c’erano posizioni piuttosto ampie per il si’ provenienti sia dai Ds che dalla Margherita. La nostra associazione ‘Liberta’ Eguale’, con persone tutte di centrosinistra, sostiene da 25 anni questa posizione. Era giusto rimarcare il pluralismo che esiste nel centrosinistra in modo chiaro e netto, e non solo come singoli dissensi”. In un’intervista a Avvenire, è allora il vicepresidente di ‘Liberta’ Eguale’, Stefano Ceccanti, a illustrare l’iniziativa di lunedì a Firenze, dal tema ‘La sinistra che vota Si”, e a guardare alla riforma della giustizia osservando che “la Costituzione prevede il Referendum come possibilità per l’elettore di esprimere un giudizio diverso rispetto al partito che si vota alle politiche”.
Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex senatore dem spiega il sì al referendum sulla giustizia
Stefano Ceccanti parla di “giudizio complessivo” e annota che “ognuno di noi semplifica, perché nessuno condivide del tutto le posizioni della forza politica che vota” e dunque, ricorda ancora, “il Referendum è una scelta puntuale di merito. Questo è ancora più vero per i Referendum costituzionali”.
“La Costituzione e’ molto piu’ importante e destinata a durare, non avrebbe senso votare sulla base degli schieramenti di oggi. Se dovessimo ragionare per appartenenze – avverte – tanto varrebbe eliminare i Referendum. Io avrei preferito i collegi uninominali al sorteggio, lo sostenni anche nella Commissione ministeriale in cui mi nominò il ministro Orlando, ma i magistrati volevano sistemi basati sulle correnti. Pur essendo uno strumento rozzo – spiega allora – il sorteggio comunque migliora lo status quo perche’ mette in discussione le rigidita’ correntizie. Stiamo comunque attenti a non demonizzare il sorteggio: la Costituzione già lo prevede per un compito importantissimo, per scegliere 16 giudici aggregati tra una lista di 45 votata dal Parlamento addirittura per giudicare il Capo dello Stato per alto tradimento o attentato alla Costituzione”.
Comitato per il Sì, aderisce la fondazione Tina Lagostena Bassi
“Il Comitato Nazionale Cittadini per il SÌ al referendum sulla giustizia si rafforza con l’adesione della Fondazione Tina Lagostena Bassi, presieduta dall’avvocata Andrea Catizone”. Ad annunciarlo l’avvocato Guido Camera, portavoce nazionale del Comitato Nazionale Cittadini per il Sì.
“Si tratta – prosegue la nota di Camera – di un contributo di grande valore, che arricchisce il percorso di informazione e confronto che il Comitato sta portando avanti. La Fondazione Tina Lagostena Bassi opera da anni nella promozione dei diritti delle donne, nel contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza e nella tutela dei diritti fondamentali. Un impegno che dialoga con l’idea di giustizia che il Comitato intende promuovere: una giustizia più equilibrata, rispettosa delle garanzie e capace di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Questa adesione – conclude la nota – si inserisce in una fase di forte crescita del Comitato Nazionale Cittadini per il SÌ, che nelle ultime settimane ha registrato un rafforzamento significativo anche sul piano territoriale, con la nascita di nuove realtà locali e l’intensificarsi di incontri pubblici e iniziative di approfondimento dedicate ai contenuti della riforma”.