Lollobrigida: “Tanti voteranno sì per convinzione e non per appartenenza”

Verso il referendum

Lollobrigida: “Tanti voteranno sì per convinzione e non per appartenenza”

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla nuova riforma della giustizia. Il ministro dell'Agricoltura sottolinea un dato: in molti a sinistra sosterranno apertamente il sì contro la linea del loro partito

Politica - di Eva De Alessandri - 13 Marzo 2026 alle 09:29

L’affluenza al voto sembra essere il tema principale degli ultimi giorni della campagna elettorale per il referendum sulla riforma della giustizia. La scelta di ogni singolo cittadino di andare alle urne o meno il 22 e 23 marzo può fare la differenza tra la vittoria del sì e del no. Lo ha fatto intendere Giorgia Meloni nel suo intervento al Teatro Parenti di Milano ed è quello che sembra trapelare tra le righe dell’intervista a La Stampa del Ministro dell’Agricolotura, Francesco Lollobrigida. L’esponente del governo spiega:«La mia sensazione è che la partita sia ancora aperta. Nei sondaggi sul merito della riforma, quando la domanda viene spiegata bene, il consenso arriva anche al 60%. Per questo resto ottimista. Molte persone stanno valutando la questione non per appartenenza politica, ma per convinzione».

Negli ultimi giorni si è vista una inversione di tendenza

«Nella mia esperienza politica certe cose si percepiscono più dalle sale che dai sondaggi. E le nostre sono piene ovunque. Negli ultimi quindici giorni, secondo me, il clima sta cambiando. Il fronte del “no” ha avuto una forte avanzata all’inizio, anche perché aveva un vantaggio competitivo: non doveva proporre una riforma alternativa, bastava dire di no. Se avessero dovuto mettere insieme una proposta comune, difficilmente avrebbero trovato una sintesi». Tuttavia secondo Lollobrigida «negli ultimi giorni si è vista un’inversione di tendenza. Io la vedo così: loro hanno fatto una grande avanzata iniziale. Ora, però, quella spinta sembra essersi fermata e noi siamo nella fase della controffensiva che porterà alla liberazione. Diciamo che loro sono l’esercito tedesco durante la seconda Guerra mondiale, i tedeschi e noi gli alleati (ride ndr)».

Esponenti del Pd votano apertamente per il sì

Il tema dei sondaggi comunque sembra non appassionare l’esponente del governo e di Fratelli d’Italia: quelli «che ho visto io mostrano ancora scenari molto diversi e molte analisi contrastanti. Il punto è che la questione, volenti o nolenti, si è già politicizzata. Ma devo dire che, anche dentro altri partiti, ci sono molte posizioni non allineate. Parlavo con un parlamentare europeo del Partito democratico che mi diceva che, secondo lui, almeno il 20% del Pd voterà diversamente dalla linea ufficiale. Anche se fosse il 10%, sarebbe comunque un dato incredibile. Ci sono esponenti del Pd che votano apertamente dall’altra parte e molti amministratori locali che non sono affatto convinti della posizione del loro partito. Sui social, per esempio, sembra prevalere il fronte contrario».

Il governo va avanti comunque, con un occhio alla stabilità

Di certo comunque a prescindere dall’esito del voto «Il governo non cade, non cambia niente. È evidente però che un risultato del genere avrebbe un impatto politico. Dire che non succederebbe nulla sarebbe sbagliato. Gli osservatori internazionali, gli investitori, guardano queste cose. Se a una proposta un’ampia maggioranza ti dice di “no”, l`Italia potrebbe apparire meno stabile. Non significa che il giorno dopo succeda qualcosa di drammatico, ma l’effetto sulla percezione della stabilità del Paese ci sarebbe».