Trump riformula l’ultimatum, si discute per una tregua in Iran di 45 giorni

Burrascosi venti di negoziati

Iran, trattative in corso su una tregua di 45 giorni: slitta la deadline dell’ultimatum di Trump. Ma i pasdaran smentiscono

Esteri - di Lorenza Mariani - 6 Aprile 2026 alle 09:27

Iran, la diplomazia corre contro il tempo: a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di Donald Trump, è in corso una mediazione per una tregua di 45 giorni. Ma da Teheran arrivano smentite.

La tensione tra Washington e Teheran ha raggiunto il culmine critico in vista della scadenza del termine fissato dal tycoon che, nonostante il linguaggio aggressivo, ha accennato alla possibilità di un’intesa imminente. A poche ore dallo scadere dell’ultimatum del presidente Usa all’Iran, Axios (piattaforma di annunci esclusivi e notizie in anteprima ndr) rivela che sono in corso delle mediazioni tra la Casa Bianca, le autorità iraniane e altri Paesi della regione per un cessate il fuoco di 45 giorni che porterebbe alla fine della guerra.

Axios: «In corso mediazione Usa-Iran per una tregua di 45 giorni»

E nel frattempo scatta il nuovo ultimatum del tycoon a Teheran. «Faccio saltare tutto il Paese per aria, sarà l’inferno se i bastardi dell’Iran non aprono il fottuto Stretto di Hormuz». Tra dichiarazioni e post su Truth, la deadline slitta però a quanto pare alle 20 – ora locale di Washington – di martedì 7 aprile: così almeno lascia intendere uno dei messaggi che Trump affida ai social. Ma secondo Axios sarebbe «in corso una mediazione per una tregua di 45 giorni».

Si discute sul cessate il fuoco di 45 giorni anche con messaggi fra Witkoff e Araghchi

Stati Uniti e Iran stanno discutendo, grazie al gruppo di Paesi mediatori (Pakistan, Egitto e Turchia), e con contatti diretti fra l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, con scambi di messaggi, i termini di un possibile cessate il fuoco di 45 giorni che possa portare alla fine della guerra, hanno reso noto quattro diverse fonti coinvolte nelle discussioni citate da Axios, sito di notizie americano usualmente molto bene informato.

Durante lo stop ai bombardamenti si negozierebbe la fine definitiva della guerra

La possibilità di una tregua più breve (come chiesto da Donald Trump, che ha esteso il suo ultimatum scaduto ieri di altre 20 ore, fino a domani alle otto di sera, ndr) sono poche. E lo sforzo per estendere il cessate il fuoco a 45 giorni è l’ultima possibilità per evitare una drammatica escalation del conflitto che includerà raid massicci contro le infrastrutture civili iraniane e una rappresaglia dopo i raid delle forze iraniane contro i siti per l’energia e la desalinizzazione dell’acqua nei Paesi del Golfo.

Ma Teheran smentisce…

Eppure, da un parte e dall’altra del tavolo dei negoziati sono tutti consapevoli che questo tentativo dell’ultima ora rappresenta l’unica possibilità per evitare una drammatica escalation del conflitto, che comporterebbe massicci attacchi alle infrastrutture civili iraniane, e una ulteriore rappresaglia contro gli impianti energetici e idrici degli Stati del Golfo.

Intanto, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Fars, nella notte alcuni attacchi aerei statunitensi e israeliani hanno causato la morte di quattro bambine e due bambini di età inferiore ai 10 anni nella provincia di Teheran. L’agenzia ha precisato anche che nell’attacco contro una zona residenziale nella contea di Baharestan sono state uccise in totale 13 persone.

Attacchi congiunti e annunci di ritorsioni “devastanti”

Dunque, a negoziati di una possibile lunga tregua in corso, il clima resta pesantemente segnato dalle ostilità sul campo che paventano ancora il rischio di una ulteriore recrudescenza dell’azione militare: raid congiunti Usa-Israele hanno causato vittime civili nell’area di Teheran, provocando la promessa di ritorsioni “devastanti” da parte dell’Iran e minacce velate alla sicurezza del Mar Rosso.

Non solo. Media iraniani vicini ai Pasdaran hanno liquidato le voci di un cessate il fuoco come pura propaganda psicologica, accusando Trump di voler mascherare un possibile ritiro diplomatico da ultimatum e annunci di escalation. Fonti israeliane, nel frattempo, confermano l’esistenza di un piano B che, in assenza di un accordo, prevedrebbe già una lista definitiva stilata su possibili obiettivi strategici da colpire, con un coordinamento operativo totale tra le forze di Washington e Gerusalemme.