A tutto campo
Arianna Meloni blinda il governo: avanti fino alla fine con serietà, niente voto anticipato o pastrocchi tecnici. Giorgia? Non solo Trump: è rispettata da tanti leader
L’impegno deciso a proseguire nel lavoro di ripresa e stabilizzazione continua e conferma il radicamento di FdI accanto alla gente, a differenza di una sinistra che ne parla senza conoscerla. In un’intervista al Corriere della sera Arianna Meloni blinda il governo e ne ribadisce coerenza e fermezza: «Avanti con serietà, l’Italia oggi sta meglio».
Arianna Meloni, intervista a tutto campo
Nessun passo indietro, nessuna concessione al populismo dei “palloncini” e una rotta tracciata nel segno del pragmatismo: la responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia nella conversazione giornalistica con quotidiano di Via Solferino scatta una fotografia nitida della tenuta dell’esecutivo e rilancia l’azione del centrodestra di governo.
La tenuta della legislatura
Il messaggio agli alleati e alle opposizioni è inequivocabile: il governo punta al termine naturale del mandato. La parola d’ordine è coerenza: «Non ci presteremo ad alcuna soluzione ambigua, a governi tecnici o di larghe intese. I governi funzionano solo se alla base ci sono programmi condivisi». Niente “pastrocchi”, dunque, ma «serietà e responsabilità». Più precisamente: «Non ci saranno regalìe dell’ultimo minuto che andrebbero a pesare sul futuro dei nostri figli», afferma con nettezza Arianna Meloni.
Arianna Meloni: ecco come vogliamo costruire un’Italia migliore
E ancora, in un altro passaggio dell’intervista: non si lanceranno in aria «palloncini destinati a sgonfiarsi in un attimo», non si dovrà «inventare niente». Ma si continuerà «ad operare per fare il bene dell’Italia: vogliamo costruire un Paese che sia migliore oggi, ma anche domani, non vogliamo inseguire un consenso facile, dal primo giorno ci siamo rimboccati le maniche e messi a lavorare a testa bassa, continueremo a farlo con slancio e abnegazione, nonostante un quadro internazionale mai così difficile».
Non solo. Perché per Arianna Meloni, il bilancio è già attivo: «È sul fatto che l’Italia oggi sta meglio di quando Giorgia Meloni è diventata premier che vogliamo essere giudicati al voto». Pertanto, nessun isterismo o inattesi colpi di scena e, soprattutto, nessuna tentazione o cedimento sul voto anticipato. Tanto che sottolinea: «Noi non ci presteremo ad alcuna soluzione ambigua, a governi tecnici o di larghe intese». Insomma, conclude sul punto: «Niente pastrocchi per tirare a campare».
Successi accreditati e polemiche rispedite al mittente
Del resto, sul fronte dei risultati riscontri politici e dati numerici parlano chiaro. E tra i vari punti che potrebbe citare, Arianna Meloni menziona e rivendica il calo del 40% degli sbarchi illegali e il successo del modello Albania, ormai bussola per l’Europa. E sui progetti in fieri, rilancia: «Il decreto Primo Maggio andrà ancora nella direzione di combattere il lavoro povero e rafforzare i diritti dei lavoratori. E il piano casa: l’obiettivo è rendere disponibili oltre 100 mila alloggi nei prossimi 10 anni, tra popolari e a prezzi calmierati».
I progetti concreti del governo per l’immediato futuro
E ancora. «Con il decreto bollette siamo andati incontro alle esigenze di milioni di famiglie e continueremo a sostenere le nostre imprese, anche spingendo per una revisione delle normative europee in ambito di energia, e per una sospensione del Patto di Stabilità, se sarà necessario». Non solo uno sguardo concreto sull’immediato futuro. Anche a fronte del recente esito referendario, Arianna Meloni propone un’analisi lucida e coerente. «Intanto secondo gli ultimi sondaggi il partito è dato al 29%, più di quello che abbiamo ottenuto quando ci siamo presentati agli italiani. Primo e unico caso nella storia d’Italia dopo tre anni e mezzo di governo. Il centrodestra è ancora in vantaggio sul Campo largo, che allo stato è più impegnato a lanciarsi strali al proprio interno che a costruire un’alternativa».
Arianna Meloni sul post referendum
Mentre sul tema Giustizia sottolinea: «La riforma della Giustizia era nel nostro programma, era doveroso portarla avanti. Dopodiché gli italiani hanno fatto una scelta e ne prendiamo atto. Ma in questa partita sono entrate anche altre variabili: la guerra, le tensioni, le paure, l’instabilità mondiale e la prospettiva di un futuro poco chiaro». E sui congedi post referendari, spiega: «Ci sono state dimissioni dovute a ragioni di opportunità di persone che peraltro avevano svolto benissimo il proprio lavoro. Siamo tutti esposti alla legge del click, alle notizie ripetute e rilanciate, agli attacchi strumentali. Non è un bene, ma è un fatto. Il governo deve lavorare in tranquillità».
Su Piantedosi: è un ottimo ministro, il gossip non mi appassiona
A margine del discorso, poi, a domanda sulla vicenda Piantedosi, liquida lapidariamente la questione e chiarisce: «Piantedosi è un ottimo ministro, le vicende personali che diventano gossip non mi appassionano. E – se non esistono problemi sul piano dell’azione del governo o comportamenti non corretti – non vedo perché dovremmo interessarcene». Quindi aggiunge anche: «Andrò a fare assemblee in tutte le regioni e a vedere come vanno le cose sul territorio: siamo un partito con grande radicamento e vicinanza alla gente, se qualcosa andrà migliorata lo faremo. Quando Conte e Schlein parlano della “gente che sta male” non so se sanno davvero di chi stanno parlando. Noi sì».
L’autorevolezza internazionale della premier: un punto su cui non si discute
Infine, un netto altolà alle polemiche strumentali sui rapporti con Washington. Il legame con Trump non è un limite, ma parte di un mosaico di autorevolezza: «Giorgia è rispettata e in buoni rapporti con la stragrande maggioranza dei leader internazionali». Gode di una grande considerazione da parte dei leader del mondo arabo, puntualizza. Ed è «rispettata da Merz, da Starmer, dalla premier giapponese, e chi più ne ha ne metta». Una credibilità che permette all’Italia di essere perno tra Ue e Usa e di «dire quello su cui non siamo d’accordo». Perché, conclude Arianna Meloni, «non possiamo riscrivere la storia, siamo persone serie».