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Il selfie dell’ex assistente di Ilaria Salis davanti a Libero e Giornale: «C’è puzza». La stampa “sgradita” di nuovo nel mirino antifà
Da quando centri sociali e anarchici sono tornati in piazza si sono moltiplicati gli attacchi a giornali e giornalisti, in un clima di ostilità e volontà censoria cui contribuisce anche la sinistra istituzionale e culturale
Con il favore della notte, Mattia Tombolini, ex assistente parlamentare di Ilaria Salis e soggetto attivo nella galassia antagonista, presumibilmente dopo aver partecipato alla manifestazione antifa Liberiamo Milano, ha “fatto visita” alle redazioni milanesi di Libero e del Giornale, documentandola con un selfie sui social e un post a corredo dal tenore ironico – «J’ho portato il curriculum» – che non è passato inosservato né nelle redazioni coinvolte né negli ambienti anarchici. Perché, al di là di come ha cercato di farla passare Tombolini, la foto ha il sapore di una intimidazione. A maggior ragione se inserita nella cornice dei ripetuti attacchi che ormai da tempo la galassia antifascista, dai centri sociali agli anarchici, scaglia nei confronti della stampa “sgradita”, per lo più in un clima di distrazione generale da parte della sinistra istituzionale e, in alcuni casi, in continuità.
Il selfie dell’ex assistente di Ilaria Salis davanti alla sede di Libero e Giornale
Dopo il legittimo rilievo dato dalle due testate al suo “prode” gesto, Tombolini ha rilanciato nelle storie su Instagram l’articolo del Giornale sulla vicenda, scrivendo: «Come diceva Berlusconi “non sapete nemmeno scherzare”». Ma il punto è, come titola Libero, che «non c’è niente da ridere»: l’ex assistente della Salis, che ha qualche precedente, di recente è balzato alle cronache per essere stato tra coloro che hanno aizzato la canea censoria contro Passaggio al Bosco a “Più liberi, Più liberi”. Sotto il selfie davanti alle redazioni di Libero e Giornale si è prodotto in un commento, poi cancellato, sulla «puzza» che avrebbe aleggiato in loco.
L’assalto a La Stampa
Ne emerge complessivamente un disprezzo per le opinioni differenti che si fa particolarmente preoccupante di fronte ai ripetuti attacchi diventati anche fisici nei confronti di persone e luoghi identificati come da mettere a tacere. Il precedente più immediato che viene alla mente è quello dell’assalto a La Stampa del novembre dello scorso anno. Oggi su Libero, Filippo Facci offre una lettura non emersa finora di quell’episodio: non un attacco generico dovuto alla frustrazione per le posizioni del giornale rispetto alla questione palestinese, ma una vera e propria spedizione punitiva per un articolo in cui erano stati i fatti i nomi di tre antagonisti arrestati per le violenze ai cortei torinesi.
Gli attacchi alle sedi Rai
Un anno e mezzo prima, sempre a Torino, gli anarchici avevano preso si mira la sede Rai, da Torino a Napoli, passando per Bologna, in contesti che andavano dalle proteste Pro Pal, alle manifestazioni contro i decreti sicurezza, fino ai cortei per Alfredo Cospito o per Askatasuna. Ma in fondo è ormai chiaro che la cornice è irrilevante: a rilevare è invece la voglia di chiudere la bocca a chi si considera non allineato, compresi i singoli professionisti impegnati esclusivamente a fare il proprio dovere.
Le aggressioni alle giornaliste durante i cortei antifa
L’altro giorno, poche ore prima del selfie di Tombolini davanti a Libero e Giornale, la giornalista di Porta a Porta Barbara Laurenzi è stata minacciata al corteo “Liberiamo Milano”, dove le è stato anche strappato dalle mani il telefono con cui stava riprendendo il lancio di petardi e fumogeni. A Rossella Ivone del Tgcom il servizio d’ordine del corteo ha impedito di fare il suo lavoro, coprendole la telecamera mentre era in diretta e strattonando l’operatore. Un paio di mesi fa toccò all’inviata di Far West Bianca Leonardi: fu aggredita e insultata in diretta durante un corteo torinese contro la chiusura di Askatasuna. A ritroso, risalendo il ritorno in piazza insistente di anarchici e centri sociali, di episodi così se ne trovano vari.
Quando Montanari invitò il Secolo a «tornare nelle fogne e tacere»
A rendere particolarmente complicata la situazione c’è anche la sponda istituzionale. Non solo il generale contesto di connivenza e talvolta vera e propria compiacenza dei partiti della sinistra verso quelle piazze e quegli ambienti intolleranti e violenti, ma esplicite esternazioni in linea con quella qualità di approccio nei confronti della stampa libera. Anche il Secolo è finito nel mirino, per esempio del professore rettore Tomaso Montanari che in occasione del 25 aprile 2024 invitò la nostra testata a «tornare nelle fogne e tacere». A marzo, poi, siamo stati oggetto di un allarme bomba, poi rivelatosi falso, ma comunque indicativo di un clima.
Il M5S contro le testate di Angelucci
È di queste ore poi l’attacco diretto del M5S alle testate del gruppo Angelucci, “ree” di aver pubblicato le sconcertanti intercettazioni dell’ex pm oggi senatore pentastellato Roberto Scarpinato e del suo ex collega magistrato Gioacchino Natoli, dalle quali sono emersi insulti ai familiari di Borsellino e quello che è apparso come un tentativo di mettersi d’accordo per indirizzare l’audizione del secondo in Antimafia dove il primo siede come commissario. I capigruppo Cinquestelle di Camera e Senato hanno parlato di «campagna di fango», delegittimando un tipo di lavoro che, quando fatto da altre testate, viene invece incensato come straordinario esempio di giornalismo libero.
In questo contesto bisogna registrare con un certo rammarico anche un’attenzione intermittente degli organi di categoria, non sempre puntuali nelle condanne. Nei giorni scorsi il cronista del Domani Nello Trocchia ha denunciato minacce social ricevendo la giusta solidarietà dei colleghi e della Federazione della stampa romana. Più o meno erano le stesse ore dell’aggressione fisica alle due giornaliste a Milano e del selfie di Tombolini: allo stato attuale per loro ancora mancano testimonianze di vicinanza.