Firme d’oro: l’attacco al referendum è fallito, ma i promotori del ricorso al Tar incassano 500mila euro

Il voto sulla giustizia

Firme d’oro: l’attacco al referendum è fallito, ma i promotori del ricorso al Tar incassano 500mila euro

Politica - di Lucio Meo - 29 Gennaio 2026 alle 15:19

Una battaglia persa, ma molto, molto fortunata, almeno in termini economici. Le firme raccolte sul tema del referendum valgono sempre oro, quando ci sono di mezzo i rimborsi. Ecco perché il Comitato dei “quindici” che si era opposto al voto di marzo della consultazione sulla riforma Nordio, nella speranza di bloccarla, in sostegno a quelli del “No”, ieri ha brindato dopo essere uscita sconfitta nel giudizio al Tar del Lazio. Una sconfitta che occhio e croce vale 500mila euro di rimborso, un euro per ogni firma raccolta. Lo dice la legge, sia chiaro. La logica molto meno, come fa notare uno dei promotori del Comitato del “Sì”. ”Il Tar Lazio mette nero su bianco quanto avevamo ipotizzato in una nostra interrogazione parlamentare. Il comitato che ha raccolto 500.000 firme per il Referendum, sulla giustizia non ottiene lo spostamento della sua data ma potrà invece ottenere 1 euro per ogni firma raccolta. Alla fine tutto sommato non gli è andata male!”, dice il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin. I ricorrenti hanno acquisito la qualifica di promotori referendari e con essa la elargizione del relativo automatico rimborso spese, nella misura minima di 500.000 euro  da reinvestire nella campagna referendaria.

Firme e rimborsi, l’affare referendum

Vale la pena di ricordare che rispetto al passato, oggi le firme vengono raccolte on line e non fermando le persone ai banchetti per strada.  Il Consiglio dei ministri ha fissato la data del voto al 22 e 23 marzo, sfruttando la richiesta dei parlamentari già ammessa dalla Cassazione, senza attendere – a detta dei ricorrenti – il termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale (30 ottobre) entro cui è possibile promuovere anche l’iniziativa popolare. Per questo i promotori della raccolta  avevano fatto ricorso al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione urgente e poi l’annullamento della delibera. Con il sostegno di Pd, 5s, Avs, Cgil e Anm in venti giorni il “Comitato dei 15” aveva raccolto le firme per il ricorso.