Altro che slogan
Mai nessuno come il governo Meloni nella lotta alle mafie: parlano i numeri, le leggi e gli arresti
«Mostrano una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi». Giorgia Meloni passa al contrattacco contro gli attacchi della «redazione unica» composta da «Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report».
La replica sul doppio binario: personale e politico
La premier articola una replica circostanziata che viaggia su un doppio binario: personale e politico. Sul piano personale, Meloni contesta il tentativo di collegare vicende familiari, addirittura di quando era bambina, alla sua storia pubblica. Sul piano politico, rivendica decenni di presenza tra la gente e ricorda che chi fa politica accumula inevitabilmente migliaia di fotografie con persone incontrate in eventi, piazze e manifestazioni.
“Il mio impegno contro le mafie cristallino, coerente, duraturo”
«Il mio impegno contro ogni mafia – ricorda la presidente del Consiglio – è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze», insiste la leader di Fratelli d’Italia. «Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica».
Al di là di ogni pretestuosa polemica, i risultati del governo Meloni nella lotta alla criminalità organizzata sono tangibili e incontestabili. Ci è voluto il primo governo guidato da una leader di destra per effettuare arresti che non erano riusciti agli esecutivi precedenti. A partire dalla cattura di Matteo Messina Denaro. Ci è voluto il governo Meloni per avviare una pressione mai vista su mafia, ’ndrangheta e camorra, testimoniando un’azione forte e determinata dello Stato come mai prima.
Vi ricordate chi andava a trovare Cospito?
Non è un caso che la premier Meloni, al suo insediamento nell’ottobre 2022, abbia voluto che proprio il primo Consiglio dei ministri operativo varasse misure anti-mafia (su questo: “Non faremo passi indietro, ma solo avanti”) sulla stretta dei benefici penitenziari per chi non collabora. “Sono fiero che si parta da qui”, la premessa, “ha un valore simbolico”. Un valore seguito da azioni concrete.
Sblocchiamo qualche altro ricordo? Chi chiedeva l’abolizione del 41bis e chi si recava a far visita ad Alfredo Cospito in cella? Provate a cercare tra i parlamentari che siedono dai banchi dell’opposizione. Chi ha strenuamente manifestato l’intenzione di mantenere in piedi l’istituto del carcere duro per i mafiosi? Non guardate a sinistra. Chi ha finalmente sottratto Caivano dalle grinfie della criminalità organizzata? Non certo i governi precedenti.
Antimafia: i numeri del governo Meloni
L’antimafia dei fatti è nelle norme e nei numeri. Incrociando i dati del Viminale e della Criminalpol, durante il mandato del governo Meloni sono stati catturati oltre 200 pericolosi latitanti. Numeri verificabili, non slogan.
Tutti ricordano il più noto: Matteo Messina Denaro (gennaio 2023), primula rossa della mafia, rimasto irrintracciabile per un numero di anni impressionante. Ancora più impressionante che, con gli altri governi, potesse circolare impunemente per l’Italia senza che nessuno fosse in grado di fermarlo.
Le catture eccellenti: Fatti vs. fango
Ma vi sono altre catture importanti passate quasi sotto silenzio come quella di Pasquale Bonavota (aprile 2023). E quella recentissima del boss di camorra, Roberto Mazzarella: catturato alla vigilia di Pasqua, era tra i quattro latitanti inseriti nell’elenco del Viminale tra quelli di massima pericolosità. Questi sono i fatti: il resto è fango.