Le comunicazioni al Senato
Meloni sull’Iran: «Tra le crisi più complesse degli ultimi decenni. Serve serietà, anche da parte dell’opposizione»
La premier parla per 45 minuti, avverte sui rischi e rivendica la linea adottata dall'Italia. Applauso bipartisan quando condanna la strage di bambine. Un richiamo anche a Israele: "Garantire la sicurezza di Unifil"
La responsabilità, di fronte a una crisi «tra le più complesse negli ultimi decenni», è la linea che guida del governo rispetto a ciò che avviene in Medio Oriente. Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato, per 45 minuti sceglie accuratamente le parole, avverte che «noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni», affronta i rischi che questo tempo comporta, anche per l’Italia, in termini economici e di sicurezza, lancia un appello all’opposizione affinché questa crisi «possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità». E ribadisce che quello di Usa e Israele in Iran è «un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte». Occorre agire con «lucidità e serietà», più volte interrotta dagli applausi, che arrivano anche dal banco delle opposizioni quando condanna con fermezza la strage di bambine in Iran.
Meloni: «Affrontiamo una tra le crisi più complesse degli ultimi decenni»
Fari che hanno mosso l’Italia fin dal principio di questa crisi, in cui il governo si trova, «suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente». È da questa consapevolezza che discende l’«estrema cautela» con cui si è mosso, non da presunte debolezze imputate dall’opposizione. «Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, come dimostra la presenza in Parlamento del ministro degli Esteri Tajani e del ministro della Difesa Crosetto per ben due volte in meno di una settimana, e la mia presenza qui oggi. Non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno un governo isolato in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere su cittadini, famiglie e imprese», ha chiarito Meloni.
«Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia di un impegno che non abbiamo mai smesso di portare avanti in questo delicato quadrante della geopolitica», ha sottolineato la premier, ricordando che l’Italia sta agendo «in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare e della sicurezza, e su quello economico interno».
Il richiamo all’opposizione: «Serve la responsabilità di tutte le classi dirigenti»
Meloni ha ricordato le scelte di responsabilità compiute da FdI quando era all’opposizione e la Russia invase l’Ucraina per per spiegare che si può «compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali» senza perdere la propria identità e alterità, perché «uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi».
Le radici della crisi del diritto internazionale
La premier è tornata a indicare nell’aggressione russa all’Ucraina le ragioni della crisi del diritto internazionale e nel 7 ottobre le radici del conflitto in Medio Oriente, ricordando anche le connessioni tra i due scenari come il fatto che «l’Iran fornisce alla Russia droni Shahed, l’arma più utilizzata e più insidiosa nella campagna di aggressione alla popolazione civile in Ucraina». «È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano», ha chiarito Meloni, ricordando il tema del nucleare iraniano e il fatto che «spero sia chiaro a tutti in quest’aula che non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa».
«Credo – ha sottolineato – che questi elementi debbano tutti essere presi in considerazione, così come dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull’indisponibilità dell’Iran a chiudere un accordo definitivo».
Un mondo che «costringe a scegliere tra cattive opzioni»
«Il punto è che noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni», ha ammesso la premier, chiarendo che non si può chiudere gli occhi né di fronte alla drammaticità del conflitto e dei suoi potenziali impatti, soprattutto economici, per l’Italia, né di fronte ai rischi non paragonabili «se facessimo finta di nulla, di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i Paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche». «Queste sono le nostre valutazioni, e le ragioni della nostra prudenza. Certo, sarebbe molto più facile per noi rispondere con slogan e frasi fatte, alimentando la comprensibile paura dei cittadini, ma sarebbe anche molto meno responsabile e molto più pericoloso».
Le tre direzioni dell’azione italiana
Meloni ha quindi ricordato l’azione diplomatica dell’Italia, i continui contatti con i leader mediorientali, il coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito, la ferma determinazione «a mantenere questo raccordo per calibrare tempestivamente le strategie comuni e non risparmiare alcuno sforzo nel favorire iniziative che riportino stabilità nell’area». «In questo quadro, vedo tre direzioni principali per la nostra azione immediata», ha chiarito Meloni: il lavoro sul piano diplomatico; l’impegno per la sicurezza delle decine di migliaia di italiani che si trovano nell’area del Golfo; l’assistenza ai Paesi della regione, non solo perché sono partner strategici ma perché questo significa adottare un ulteriore elemento di protezione per gli italiani che vi si trovano.
La condanna per la strage di bambine e l’applauso bipartisan
In questo contesto, la premier ha voluto chiarire che «intendiamo anche far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Usa e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini», esprimendo una «ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia». Un passaggio che è stato accolto da un applauso bipartisan da parte dell’Aula.
La stoccata all’opposizione sul tifo per Sanchez
Meloni, parlando poi dell’invio di una nostra unità navale a Cipro e dell’utilizzo delle basi militari, ha ricordato che l’Italia si sta muovendo in linea con quello che stanno facendo i partner europei, respingendo al mittente la propaganda dell’opposizione sulla posizione spagnola. «Francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe». «Mi corre l’obbligo di ricordare che le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore», ha ricordato, ribadendo che comunque nel caso dovessero giungere richieste su un diverso utilizzo delle basi la decisione spetterebbe al Parlamento.
Lo sguardo sul Libano e il richiamo a Israele
Poi la premier ha rivolto lo sguardo al Libano, alle scelta «scellerata di Hezbollah di trascinare l’incolpevole popolo libanese in una nuova guerra con Israele», anche qui esprimendo condanna per le vittime civili, tra le quali ha ricordato padre Pierre Rai, e solidarietà alle comunità locali, tra le quali le comunità cristiane di alcuni villaggi del Libano meridionale scortate in sicurezza dai nostri militari. Ha ribadito l’importanza del ruolo della missione Unifil, rispetto alla quale «reiteriamo a Israele» la richiesta di garanzia di sicurezza «in ogni momento» per il personale che ne fa parte. «Dobbiamo sostenere lo sforzo per il disarmo di Hezbollah», ha detto Meloni, ribadendo il ruolo diplomatico dell’Italia anche in quel contesto.
La task force per il monitoraggio dei prezzi
Meloni quindi ha affrontato il tema delle misure interne per affrontare le conseguenze della crisi, con particolare riferimento ai prezzi dell’energia. L’istituzione della task force per il monitoraggio dei prezzi, anche sui generi alimentari oltre che sui carburanti; la possibilità di attivare il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” «che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile»; la precedente approvazione del decreto Bollette; il tema dell’Ets, il sistema europeo di tassazione del carboni che sarà anche al centro delle questioni trattate dal Consiglio europeo.
Le comunicazioni sul Consiglio europeo
La premier nelle sue comunicazioni ha affrontato anche i temi del vertice fissato a Bruxelles per il 19 e 20 marzo: il conflitto in Ucraina; il tema della competitività e delle politiche energetiche, sulle quali l’Italia arriva con un pacchetto di proposte volte al rafforzamento dell’autonomia strategica e all’eliminazione dei cosiddetti “dazi interni” che tanto appesantiscono le economie europee; il tema degli Ets, che il governo ha già introdotto con il decreto bollette e che ora intende porre in maniera forte anche in sede europea; il nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, all’interno del quale si inserisce il tema della competitività; il punto sulla difesa europea, «un tema sempre più attuale e urgente» e che è parallelo al percorso di rafforzamento che l’Italia sta svolgendo anche internamente; l’immigrazione, proseguendo nel lavoro impostato proprio grazie all’Italia e rispetto al quale Meloni si è concessa una digressione interna, parlando della revisione europea del concetto di Paese sicuro e della imminente revisione del Regolamento rimpatri.
La standing ovation per il passaggio su migranti e giudici
La premier ha rivendicato la correttezza del “modello Albania” ora messa «nero su bianco» anche dall’Ue e ha sottolineato di trovare «molto desolante» dover raccontare i casi di «migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale». «Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso», ha ricordato Meloni, ribadendo che «nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini». Passaggi accolti da una vera e propria standing ovation da parte della maggioranza.
Meloni: «A Bruxelles con orgoglio: noi abbiamo scelto da che parte stare»
«In conclusione, colleghi, quando andrò a Bruxelles la settimana prossima lo farò per rivendicare con orgoglio ciò che l’Italia può e deve fare, per sé stessa e per l’Europa. Perché le crisi di oggi non ammettono né debolezze né ambiguità: o l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all’irrilevanza in un mondo che non fa sconti a nessuno. Per quello che ci riguarda abbiamo scelto da che parte stare: dalla parte del realismo contro l’ideologia, delle soluzioni contro i proclami, dell’orgoglio nazionale contro le tifoserie». «Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell’Italia. Una grande Nazione, che ha le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l’Occidente. Lo facciamo con orgoglio e determinazione, ogni giorno. E a maggior ragione – ha concluso Meloni – intendiamo farlo con determinazione in questo tempo molto difficile».