Giustizia e referendum
Nordio smaschera il Pd. “Molti di voi dicono no alla riforma solo per abbattere Meloni”. E la sinistra si spacca sulle mozioni
Nordio spiega, dettaglia, attacca. Nel giorno del “duello” con l’opposizione sulla giustizia, in vista del referendum di marzo sulla riforma, il Guardasigilli alla Camera si concede anche qualche licenza di “uccidere”, a parole, gli argomenti della sinistra. Come quello secondo cui la riforma sarebbe un “colpo di mano” del governo, e più in generale, della politica. “Deve essere chiaro che la riforma della Giustizia, che mira ad attuare una rivoluzione processuale di 40 anni fa, non è né contro la magistratura, né contro l’opposizione, né contro nessuno. Ma vi sono stati moltissimi esponenti lontani dalla nostra posizione politica che si sono schierate a favore. Un membro dell’opposizione, l’onorevole Bettini, ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto politico che sarà pro o contro Meloni, lui voterà contro”, fa notare il ministro della Giustizia, che aggiunge: “Il 2025 è stato un anno svolta, determinato da riforme importanti sia per quella costituzionale sia per gli adempimenti in relazioni ad obblighi assunti con il Pnrr”, ha affermato il Guardasigilli aprendo il suo intervento in Aula. Non appena ha fatto riferimento alla “confessione” di uno dei loro, da sinistra si sono levate dei cori di proteste, ed è lì che Nordio ha specificato di far riferimento a “Bettini” e a quanto “abbiamo letto sui giornali”. Ma la caciara è proseguita.
Giustizia, la relazione di Nordio e gli obiettivi della riforma
La riforma costituzionale della giustizia “non è contro la magistratura né contro l’opposizione né contro nessuno”, ha ribadito Carlo Nordio alla Camera sottolineando che “deve essere chiaro che questa nostra iniziativa mira ad attuare, dal punto di vista costituzionale, una rivoluzione processuale di 40 anni fa voluta da Vassalli”.
Sul fronte dei fondi, la procedura di stabilizzazione del personale Pnrr “si sostanzierà in un ampio impegno aggiuntivo di almeno 225 milioni di euro di risorse nazionali per l’assunzione di almeno 6.000 unità (5.200 di area funzionari e 800 di area assistenti)”, aggiungendo che “con la legge di bilancio abbiamo previsto la possibilità di scorrere la graduatoria della stabilizzazione per ulteriori per 3 anni, permettendo, pertanto, ulteriori assunzioni con l’impegno delle facoltà assunzionali che il ministero avrà in disponibilità nel tempo”. Nel corso delle comunicazioni Nordio ha fatto poi riferimento al progetto “Pintopaga” che mira a conseguire “l’azzeramento totale nel biennio 2025-2026 dell’arretrato Pinto relativo al periodo dal 2015 al 2023. Nel corso del 2025 sono state liquidate ben 60.836 istanze arretrate”.
Le proteste dell’opposizione in aula
Nell’aula della Camera è scattata la protesta dell’opposizione durante le comunicazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, allorché il Guardasigilli ha definito ”petulante litania, davanti alla quale non c’è possibilità di replica”, quando si dice che ”vogliamo mettere il pm sotto l’esecutivo”. Parole che hanno provocato la reazione dai banchi dell’opposizione, con il presidente di turno della Camera Fabio Rampelli che richiama i deputati. ”Vogliamo limitare il diritto di parola e pensiero al governo? Non esageriamo”, ha detto Rampelli.
La risoluzione del centrodestra
Nella risoluzione presentata dal centrodestra, si impegna il Governo ”ad adottare i necessari atti legislativi per dare effettiva e concreta esecuzione alla riforma costituzionale nei tempi previsti dalla stessa. In particolare, ad adottare le norme relative all’istituzione, alla composizione mediante sorteggio dei rispettivi membri e al funzionamento dei due Consigli Superiori previsti; a disciplinare l’istituzione, la costituzione, le competenze e il funzionamento dell’Alta Corte disciplinare”.
Tra gli altri punti si impegna il governo ”a proseguire nell’adattamento del contesto normativo alle esigenze della società, attraverso l’osservazione consapevole dei fenomeni criminali che evolvono e mutano velocemente all’evolvere e mutare dei mezzi a disposizione, anche attraverso il costante ascolto delle associazioni di categoria”; a ”continuare la proficua attività di impiego dei fondi in investimenti strutturali volti a rendere sempre maggiormente efficiente e rapida la giustizia italiana e le sue infrastrutture e a implementare gli strumenti digitali in uso agli operatori e ai professionisti della giustizia, onde superare le iniziali criticità verificatesi”.
Ma anche ”a proseguire nell’opera di consolidamento e di innovazione dell’Amministrazione Penitenziaria, per dare risposta concreta alle problematiche che da troppo tempo affliggono coloro che lavorano in carcere e coloro che vi sono ristretti; a proseguire nell’attuazione del programma dell’edilizia penitenziaria 2025–2027 con gli interventi previsti di manutenzioni ordinarie e straordinarie, nuove realizzazioni e ampliamenti, necessari per affrontare in modo strutturale il sovraffollamento cronico del sistema detentivo italiano; a concludere prima della fine della legislatura importanti riforme, già al vaglio del Parlamento, quali la regolamentazione processuale dei supporti di telefonia mobile – e ai loro contenuti – e la disciplina della prescrizione, già approvata da un ramo del Parlamento; ad occuparsi della semplificazione delle procedure di cui al dlgs. 231/2001, unitamente alla riforma delle regole sul sistema penale della sicurezza sul lavoro;a monitorare l’utilizzo dell‘Intelligenza Artificiale nella giurisdizione, affinché essa rimanga a supporto dell’attività umana, ma mai tenda a sostituirla;a rafforzare misure alternative alla detenzione, già oggetto di normazione da parte di questo Governo, in relazione alla specificità trattamentale del singolo detenuto, favorendone il reinserimento sociale e la loro partecipazione attiva alla vita civile;a proseguire nell’adozione di misure volte a sostenere percorsi di reinserimento sociale dei detenuti favorendone l’ingresso nel mondo del lavoro e il loro recupero e la partecipazione attiva alla vita civile”.
La solita sinistra spaccata
Risoluzioni distinte e un solo punto in comune: no mistificazioni sul referendum, assicurare la “più ampia campagna informativa“. Questo il frutto del coordinamento tra i capigruppo di Pd, M5S e Avs a Camera e Senato sulle comunicazioni del ministro Carlo Nordio. Nelle relazioni dei tre gruppi infatti è comune il primo impegno.
“Relativamente al referendum popolare confermativo -si legge nella risoluzione dem- sulla legge costituzionale ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare'” si impegna il governo “ad assicurare la più ampia campagna informativa referendaria ispirata a criteri di obiettività e trasparenza rispetto al quesito referendario, astenendosi da eventuali mistificazioni volte esclusivamente a delegittimare il ruolo della magistratura e a scalfire i principi costituzionali sanciti dall’art. 104 della Carta Fondamentale, rispettando integralmente il Titolo IV della Costituzione laddove vengono contemplati il principio di separazione dei poteri e dell’autonomia della magistratura”.