Iran-Trump, domani il D-day dei negoziati

Il D-day dei negoziati

Iran-Usa, tra attacchi e contrattacchi, ore decisive per l’accordo. Trump blinda Hormuz e avverte: «Niente giochetti»

Esteri - di Bianca Conte - 20 Aprile 2026 alle 21:22

Iran-Usa tra attacco e contrattacco: i negoziati di nuovo in bilico e un blocco navale che resterà fino a quando non sarà siglata l’intesa, ha insistito Trump, che si è detto pronto a incontrare la leadership iraniana. E che non ha escluso una trasferta a sorpresa in Pakistan. Sullo sfondo le parole dell’alleato Netanyahu: Israele non ha finito il lavoro a Teheran…

Il mondo trattiene il fiato mentre l’orologio della storia corre verso la scadenza di mercoledì sera. Donald Trump, con la consueta risolutezza che ha caratterizzato queste otto settimane di conflitto, ha tracciato una linea rossa invalicabile: senza un accordo definitivo con Teheran, il cessate il fuoco non sarà prorogato. E lo Stretto di Hormuz rimarrà sigillato. «Non ho fretta, abbiamo tutto il tempo del mondo», ha dichiarato il tycoon, rimandando al mittente le pressioni dei democratici, definiti «traditori» per i tentativi esperiti nelle ultime ore (e non solo) di indebolire la posizione americana.

Iran, Trump, la missione di JD Vance e il pugno di ferro

Intanto, come anticipato in apertura, mentre il vicepresidente JD Vance vola in Pakistan per il secondo round di colloqui, la tensione militare non accenna a diminuire. Il Comando Centrale statunitense ha diffuso le immagini del sequestro di una nave cargo iraniana che tentava di forzare il blocco nel Golfo dell’Oman. «L’imbarcazione resta sotto il nostro controllo», assicurano da Washington. Con Teheran che nel frattempo minaccia ritorsioni immediate. Un braccio di ferro che sta infiammando i mercati, con il prezzo del petrolio al barile che minaccia la stabilità energetica globale.

L’Italia e la dottrina Crosetto: sicurezza e fermezza

In questo scenario incandescente, l’Italia non resta a guardare. E rivendica un ruolo attivo nella difesa della legalità internazionale. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha confermato la disponibilità del nostro Paese a inviare due unità navali nello Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione. Il titolare del dicastero della Difesa preferirebbe l’egida dell’Onu, ma non si formalizzerebbe se sarà una forza multilaterale di pace a intervenire. In ogni caso sarà necessario l’ok del Parlamento e spera che non si facciano “distinguo”. Crosetto non teme ritorsioni da Trump. L’Italia è pronta a mandare delle navi dragamine.

Una mossa strategica che attende il via libera dell’Onu, con una condizione chiara: l’Italia interviene per stabilizzare la pace. Non per alimentare il conflitto. «Speriamo nel via libera delle Nazioni Unite», ha sottolineato Crosetto, ribadendo che la sicurezza delle rotte commerciali è una priorità assoluta per il Bel Paese.

Iran-Trump, negoziati (di nuovo al via): domani il D-day

E nel frattempo, col clima di guerra che si rinfocola, resta aperto uno spiraglio diplomatico. Teheran ha fatto sapere di valutare “positivamente” la partecipazione ai colloqui di pace, pur senza aver sciolto la riserva definitiva. Trump, dal canto suo, ha avvertito che «nessuno deve fare giochetti». Se martedì a Islamabad non si troverà la quadra, mercoledì notte le armi torneranno a parlare. L’Italia guarda con attenzione, pronta a difendere i propri interessi nazionali e la sicurezza del Mediterraneo allargato, confermandosi alleato leale, ma attento alla soluzione diplomatica.