Libertà di stampa? Per “Repubblica” la minaccia il suo editore Elkann, non la Meloni. Ed è sciopero

La vertenza a sinistra

Libertà di stampa? Per “Repubblica” la minaccia il suo editore Elkann, non la Meloni. Ed è sciopero

Politica - di Lucio Meo - 10 Febbraio 2026 alle 15:15

Non è in edicola, oggi, il quotidiano “Repubblica” e anche il sito è bloccato, e lo sarà fino a domani, per uno sciopero proclamato dai giornalisti della storica testata italiana. La vertenza in atto con la proprietà, la Gedi, e i manager della famiglia Elkann, impegnata nella vendita del giornale, vive una fase particolarmente delicata. Il Cdr, ieri, ha usato parole durissime nei confronti della proprietà, definita “oligarchia” dai giornlisti. “Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna – prosegue l’assemblea -. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione?”. La libertà di stampa, dunque, per il quotidiano diretto da Mario Orfeo e firmato da editorialisti come Massimo Giannini, tra i “pasdaran” anti-meloniani, non arriva dal governo di destra da dal loro ex amatissimo editore, quel John Elkann che a loro avviso vuole svenderli a una sorta di “Berlusconi greco”.

“Repubblica” e la mission antifascista

Dal dicembre 2025 i giornalisti di Repubblica e del gruppo Gedi avevano già avviato uno stato di agitazione permanente, con pacchetti di giorni di sciopero, legato ai timori sulla vendita del gruppo, sull’occupazione e sulla linea editoriale. In quelle occasioni le motivazioni includevano il rifiuto dell’azienda di aprire un confronto sindacale, la gestione delle sostituzioni in redazione e, più in generale, la difesa delle condizioni di lavoro e dell’autonomia giornalistica.

Da quanto emerso nei mesi scorsi, il principale possibile acquirente de La Repubblica è l’imprenditore e armatore greco Theodore Kyriakou, proprietario del Gruppo Antenna, colosso internazionale dei media con sede in Grecia, già attivo in diversi paesi europei. Ma di questa trattativa non si sa nulla più anche se si sarebbe dovuta chiudere entro il 31 gennaio 2026. “Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione? Abbiamo coinvolto chiunque fosse possibile, continuiamo a farlo. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione. In questa trattativa manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico”. La protesta è anche sull’atteggiamento della proprietà. “L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali. Questa è la situazione che stanno vivendo 1.300 famiglie. Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiani”. Poi l’appello dei giornalisti, nel segno dell’antifascismo, che – come nel caso del Pd – va bene per qualsiasi battaglia, anche quella contro i grandi capitalisti. “Repubblica nasce con un forte senso di identità e appartenenza ad un sistema di valori ben definito: progressista, antifascista, per la conquista di nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti abbiamo raccontato l’Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia è per restare fedeli a tutto questo. A chi ci ha voluto piegare, o a chi magari vorrebbe ancora farlo in futuro, rispondiamo che siamo ancora qui”.