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Sigfrido Ranucci nella bufera: anche il sindacato rosso lo molla

Al re di Report cade la corona

Ranucci al delirio totale: “I miei giornalisti deportati nei Tgr”. E ora pure il sindacato rosso lo molla: non è un lager

Politica - di Ginevra Sorrentino - 20 Febbraio 2026 alle 18:10

La notizia da cui si parte è questa: diversi giornalisti – comprese alcune firme di Report – potrebbero essere smistati nelle sedi della Tgr. Apriti cielo, Ranucci su tutte le furie ha sentenziato e reclamato: «Gli assunti provenienti dalla nostra redazione sono 8. Non 2. E se 6 di loro accetteranno, saranno “deportati” nelle sedi regionali». Chiaro no? Commentando lo smistamento di alcuni giornalisti del suo enclave mediatico presso la Tgr, Ranucci ha usato un termine che ha ovviamente scatenato un terremoto in Rai: “deportati“.

Ranucci nella bufera: tutti i sindacati lo scaricano

Insomma, per il “tribuno” di Rai3, essere assegnati alle sedi regionali non è un’opportunità professionale o un dovere contrattuale, ma una punizione degna di un regime. Un’uscita infelice che ha ottenuto un risultato quasi impossibile: compattare tutti i sindacati contro di lui. E nelle more, sembra proprio non esserci limite alla supponenza di chi si ritiene il deus ex machina del servizio pubblico.

Sì, perché Sigfrido Ranucci, noto conduttore di Report abituato a dare lezioni di etica e democrazia in diretta domenicale, è scivolato su una buccia di banana che stavolta ha il sapore amaro della delegittimazione verso i suoi stessi colleghi. E nell’immediato, come prevedibile, tutti i sindacati si sono schierati contro il giornalista d’inchiesta finito nella bufera per le sue dichiarazioni. Tanto che Usigrai e Unirai, stavolta dalla stessa sponda, hanno condannato le dichiarazioni forti sulle redazioni regionali del Tgr. Ma procediamo con ordine.

La nota del cdr Tgr Usigrai: «Le parole di Ranucci inaccettabili»

Il Cdr della Tgr (Usigrai), che pure ha sempre fatto da scudo a Ranucci contro dubbi e a scanso di polemiche, stavolta non ha potuto esimersi e tacere: «Abbiamo sempre difeso Report e Sigfrido Ranucci dagli attacchi della politica. Di chi vorrebbe silenziare il programma e le sue inchieste. Dalle intimidazioni e dagli ignobili attentati. E continueremo a farlo, perché pensiamo che Report e la sua redazione siano un patrimonio del servizio pubblico».

Nelle sedi regionali non si viene “deportati”

Ma, prosegue la nota del Coordinamento Cdr Tgr Rai, «un patrimonio esattamente come lo sono le tante giornaliste e giornalisti delle redazioni regionali della Rai, che oggi Ranucci, ancora una volta, denigra. Per questo crediamo che le parole del conduttore di Report siano inaccettabili. Nelle sedi regionali non si viene “deportati” – termine a dir poco infelice e soprattutto irrispettoso per coloro che la deportazione, quella vera, l’hanno subita –. Ma si entra, grazie all’impegno di Usigrai, per selezione e non per chiamata diretta», segnala e sottolinea con un certa veemenza il Coordinamento del Cdr del Tgr Rai.

Rispetto per i veri deportati e per i colleghi della testata giornalistica regionale della Rai

E ancora. «Centinaia di colleghi e colleghe hanno portato aria nuova e professionalità nella Tgr con i concorsi pubblici del 2015 e del 2019. Centinaia di colleghi e colleghe che hanno avuto percorsi giornalistici di primo piano, a livello nazionale e internazionale, prima di entrare in Rai. E alla Tgr sono arrivati con spirito costruttivo e un bagaglio di esperienze da condividere. Colleghi e colleghe che chiedono e meritano rispetto», prosegue il comunicato.

Ranucci riesce nell’impresa: unisce tutti i sindacati Rai, Unirai e Usigrai compresi

Se possibile, peraltro, ancora più dura è la replica dell’Unirai, il sindacato dei giornalisti liberi, che parla espressamente di «indignazione» e «liberazione». «127 giornalisti finalmente liberi. Altro che “deportati”. Il contratto garantisce piena autonomia e un percorso professionale. Unirai Liberi Giornalisti Rai-Figec esprime la propria indignazione per le parole del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci che definisce “deportazione” l’assunzione di 127 giornalisti precari destinati alla Tgr! Tutti finalmente avranno un contratto. Un tesserino. Regole certe. Ed un percorso professionale dopo anni di incertezze», rilancia in una nota l’Unirai, il sindacato dei giornalisti Rai.

La nota Unirai: «Indignazione per le parole di Ranucci»

Aggiungendo oltretutto: «La Tgr non è un lager. E non ci sono deportati. Le parole del collega Ranucci inoltre feriscono chi ha subito il dramma vero della deportazione e tutti i circa 800 giornalisti che già lavorano nelle sedi regionali». Unirai «ha preteso la regolarizzazione dei contratti atipici applicati nella rete e, oggi, chi legge le parole di Ranucci, può capire il valore liberatorio di questa grande iniziativa. Basta ai condizionamenti legati al rinnovo delle collaborazioni», conclude la nota Unirai.

«Alla Tgr non ci sono “deportati”», anzi…

Sembra abbastanza chiaro: mentre il governo lavora per stabilizzare i professionisti dell’informazione, il “metodo Report” sembra considerare la provincia italiana come una terra d’esilio. Una sorta di sottoscala per “giornalisti di serie B”. Il che ovviamente non è. È solo che il caso Ranucci si profila come l’ennesima conferma del doppio standard della sinistra catodica: pronti a gridare alla “libertà di stampa” se qualcuno obietta o eccepisce sulla trasparenza di fonti e inchieste. Ma rapidissimi a denigrare il lavoro dei colleghi della testata regionale se non funzionale alla propria cerchia. Come anticipato in apertura insomma: un delirio di onnipotenza che però, stavolta, sembra non trovare sponde. Anche perché solo per “Sgrifido” sembra che il re è nudo…

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di Ginevra Sorrentino - 20 Febbraio 2026