La lettera
Nordio scrive ad Alemanno: «Il confronto è strumento prezioso. Sulle carceri serve un dialogo serio e ancorato ai vincoli reali»
Alemanno ha inviato al ministro il libro "L’emergenza negata, Il collasso delle carceri italiane". Il Guardasigilli ha risposto con una lettera in cui riconosce la «tensione civile» che anima l'ex sindaco di Roma e il valore del confronto «anche quando è severo»
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha mandato una lettera a Gianni Alemanno, che gli aveva inviato il libro che ha scritto insieme a Fabio Falbo, il “scrivano di Rebibbia”, L’emergenza negata, Il collasso delle carceri italiane. Nella lettera di cui ha dato notizia lo stesso Alemanno sulla su pagina social – gestita «nel rispetto delle norme dell’Ordinamento», come viene precisato in testa ai post – il ministro ringrazia l’ex sindaco di Roma per il libro, ne riconosce la «tensione civile» che lo anima nel suo impegno per le carceri, sottolinea l’importanza del confronto «anche quando è severo», ricorda la propria sensibilità sul tema, ma anche la complessità della materia e la necessità che il dialogo resti sempre ancorato ai «vincoli reali».
Nordio scrive ad Alemanno
Nordio, dopo aver ringraziato per il libro, che ha «accolto e letto con attenzione e interesse», lo riconosce come «un contributo intenso, talora duro nei toni, ma animato da una tensione civile che non può essere ignorata». Quelle scritte da Alemanno, Falbo e gli altri autori che hanno contribuito, tra i quali diversi detenuti, sono «pagine che restituiscono uno sguardo interno e diretto sulla realtà carceraria, capace di illuminare nodi strutturali che da tempo interpellano le istituzioni: il sovraffollamento, la funzione rieducativa della pena, il lavoro e la formazione come strumenti essenziali di dignità e di sicurezza collettiva».
Il valore del confronto «anche quando aspro»
«La materia penitenziaria, come lei ben sa – prosegue il Guardasigilli – è tra le più complesse e sensibili dell’ordinamento: luogo di incontro, e talvolta di tensione, tra esigenze diverse e tutte legittime; la certezza della pena, la tutela della sicurezza dei cittadini, il rispetto dei principi costituzionali di umanità e finalità rieducativa. Trovare un equilibrio tra questi poli non è esercizio teorico, ma responsabilità quotidiana di chi è chiamato a governare».
Il richiamo ai «vincoli reali» e il no alle «scorciatoie idelogiche»
Il ministro, quindi, richiamando la sua storia personale e professionale, spiega negli anni di aver riflettuto «a lungo su questi temi, spesso da prospettive critiche e non conformi». «Oggi, nel ruolo che ricopro e nella consapevolezza delle responsabilità che esso comporta – aggiunge – sento ancor più forte il dovere di affrontare tali questioni senza semplificazioni, evitando tanto le scorciatoie ideologiche quanto le soluzioni meramente simboliche». «Il confronto, anche quando è severo, come nel Suo libro, resta uno strumento prezioso. È solo attraverso un dialogo serio, rispettoso delle differenze di impostazione e consapevole dei vincoli reali, che si possono individuare percorsi credibili di riforma e di miglioramento del sistema. La ringrazio, dunque, per questo contributo e per lo spirito con cui lo ha voluto condividere», conclude Nordio.
La risposta di Alemanno e Falbo
La lettera di Nordio postata sulla pagina di Alemanno è accompagnata anche da una risposta sua e di Falbo. «È sicuramente inconsueto che il ministro della Giustizia risponda personalmente alle missive di persone detenute, soprattutto in considerazione del fatto che noi non gli abbiamo mai risparmiato critiche per il modo con cui vengono gestiti gli Istituti di pena e la condizione delle persone detenute», si legge, subito dopo il ringraziamento per la lettera. Alemanno e Falbo spiegano di considerarla «una sincera e leale apertura di confronto, di cui c’è disperatamente bisogno per rimettere l’emergenza delle carceri italiane nella giusta luce, anche agli occhi dell’opinione pubblica». «Un “confronto severo” che, come dice il ministro, è “uno strumento prezioso” attraverso cui “si possono individuare percorsi credibili di riforma e di miglioramento del sistema”. Per questo – concludono – rinnoviamo al ministro l’invito, già formulato da Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, di venire nel nostro carcere per un incontro sui temi dell’emergenza carceraria».