M5S, il Consiglio nazionale a brutto muso contro Di Maio, ma non parla di provvedimenti

20 Giu 2022 16:50 - di Luciana Delli Colli
consiglio nazionale m5s di maio

Le dichiarazioni di Luigi Di Maio «sono suscettibili di gettare grave discredito» sul M5S, e però oltre alla stigmatizzazione non ci sono altre reazioni. Il voto sull’invio di armi in Ucraina è superato dagli eventi successivi, e però si risolve con la richiesta di confronto in Parlamento. Dopo una seduta fiume, iniziata ieri sera e terminata nel pomeriggio di oggi con la diffusione di un comunicato, il Consiglio nazionale del M5S atterra su prese di posizione tanto dure quanto prive di risvolti concreti: tutto si risolve, infatti, in una serie di «auspici». Si prende tempo, insomma, mentre i veleni e le faide continuano a dispiegarsi.

Il Consiglio nazionale: «Da Di Maio parole false e irrispettose»

«Le recenti dichiarazioni del ministro Luigi Di Maio riguardanti la linea di politica estera del Movimento 5 Stelle», si legge nel comunicato finale, oggetto di una lunga trattativa in seno al Consiglio, «distorcono le chiare posizioni assunte in questa sede il 16-17 maggio (e prima ancora dello scorso 26 aprile), e oggi integralmente ribadita, sempre all’unanimità». «In particolare, le dichiarazioni circa una presunta volontà del M5S di operare un “disallineamento” dell’Italia rispetto all’Alleanza euro-atlantica e rispetto all’Unione europea sono inveritiere e irrispettose della linea di politica estera assunta da questo Consiglio nazionale e dal Movimento, che mai ha posto in discussione la collocazione del nostro Paese nell’ambito di queste tradizionali alleanze».

L’invito a smetterla, senza conseguenze

Per il Consiglio nazionale, quindi, queste dichiarazioni di Di Maio «unitamente a quelle che evocano un clima di incertezza e di allarme in materia di “sicurezza nazionale” e quindi di instabilità del nostro Paese, sono suscettibili di gettare grave discredito sull’intera comunità politica del M5S, senza fondamento alcuno». Dunque, l’organismo direttivo grillino isola e stigmatizza la pozione del ministro degli Esteri, senza però arrivare, come del resto ampiamente anticipato dai rumors della vigilia, a trarre conseguenze che vadano oltre l’auspicio. «Il Consiglio Nazionale confida che cessino queste esternazioni lesive dell’immagine e della credibilità dell’azione politica del Movimento 5 Stelle», si legge nel comunicato, che parla di una deliberazione «all’unanimità».

Il nodo della risoluzione

Quanto all’altro tema spinoso della risoluzione di Draghi e dell’invio delle armi all’Ucraina, dopo aver rivendicato che la posizione del M5S è «saldamente ancorata» all’Onu, all’Ue e «all’appartenenza euro-atlantica dell’Italia», il Consiglio nazionale ha «auspicato», anche in questo caso, «che l’intero Parlamento o, quantomeno, i gruppi parlamentari che sostengono il governo possano convenire sulla necessità di: una descalation militare in favore di una escalation diplomatica che porti al più presto a un cessate il fuoco e, in prospettiva, a una definizione pacifica del conflitto in atto; di un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento con riguardo alle linee di indirizzo politico che verranno perseguite dal governo italiano nei più rilevanti consessi europei e internazionali, inclusa l’eventuale decisione di inviare a livello bilaterale nuove forniture militari, funzionale a rafforzare il mandato del Presidente del Consiglio in tali consessi».

Il voto sulle armi in Ucraina «superato» dagli eventi

Più decisa invece la richiesta di un confronto parlamentare, che è ritenuto «necessario», puntando  alla «possibilità di pervenire a un atto di indirizzo del Parlamento che possa contribuire a rafforzare l’azione politica del governo in tutti i consessi internazionali e a perseguire un indirizzo ampiamente condiviso dal governo e dal Parlamento». Il Consiglio nazionale del M5S, infatti, ritiene «non sufficiente, in base ai principi del nostro ordinamento democratico, il vaglio parlamentare effettuato in corrispondenza del c.d. “decreto Ucraina”, che risale ai giorni immediatamente successivi all’aggressione militare russa, e che non tiene conto dei mutamenti nel frattempo intercorsi e delle strategie che si stanno delineando anche a livello internazionale». La presa di posizione è forte, ma, allo stato attuale, senza conseguenze.

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