Ucraina, Berlusconi corregge il tiro: «Va aiutata a difendersi». E attacca il Pd sull’atlantismo tardivo

21 Mag 2022 13:55 - di Redazione
Berlusconi

Un discorso studiato sin nei minimi dettagli. Del resto, così esigevano, da un lato, il tasso di fibrillazione del centrodestra e, dall’altro, le difficoltà interne ed esterne di Forza Italia. Ma Silvio Berlusconi ha dosato ogni parole, con l’obiettivo di solleticare l’orgoglio azzurro senza compromettere ulteriormente i precari equilibri della coalizione. Un’operazione dall’elevato coefficiente di difficoltà, ma resa più abbordabile dal contesto napoletano. Sotto il Vesuvio il Cavaliere è davvero di casa. Non è un caso le prime battute le ha utilizzate per sottolineare questa connessione sentimentale. «Napoli è una città che amo, ho scritto più di cento canzoni napoletane», ha detto. E per blindare il concetto ha ricordato quando, da premier, in 58 giorni liberò la città e la Campania seppellite dai rifiuti. «Da allora – ha rimarcato – non è stato fatto più niente per l’ambiente e la salute».

Berlusconi chiude la kermesse forzista di Napoli

Notevole, sotto il profilo degli equilibri interni al partito, anche il riconoscimento a Mara Carfagna: «Merito suo – ha spiegato – il vincolo del 40 per cento in favore del Sud sui fondi del Pnrr». Orgoglio azzurro, si diceva. Berlusconi lo ha saputo vellicare con poche parole: «Siamo sempre stati dalla parte dell’Europa e dell’Occidente. Siamo i soli che non devono chiedere scusa del proprio passato…». Parole che, declinate sul fronte internazionale, suonano come una retromarcia innestata per allontanare l’accusa di putinismo ricorrente anche in alcune dichiarazioni dei suoi, a cominciare da Maria Stella Gelmini.

«Condivido l’appello del Papa per la pace»

A Napoli, infatti, Berlusconi ha voluto eliminare ogni margine di ambiguità. Ha parlato dell’Ucraina come di un «Paese aggredito» che «va aiutato a difendersi».  C’è anche il riferimento alla pace, ma ben coperto dal riferimento all’«appello di Papa Francesco». La fedeltà alla Nato è anche l’argomento che utilizza per attaccare il Pd, di cui ha sottolineato lo «zelo atlantista di queste settimane». «Vorrei solo ricordare – ha polemicamente aggiunto, rievocandone l’opposizione agli euromissili ai tempi di Craxi – che la storia della sinistra italiana non è sempre stata questa…».

«Centrodestra casa comune»

La presa di distanza dalla Russia è utile anche per recuperare la perduta centralità all’interno dell’alleanza. «Forza Italia – ha sottolineato il Cavaliere – non fa parte del centrodestra, è il centrodestra. Lo è nel senso del Ppe, di cui siamo componente fondamentale e che siamo orgogliosi di rappresentare in Italia. Siamo un centro alternativo alla sinistra e distinto dalla destra con la quale siamo leali alleati». Distinzione di storie e di ruoli, ma nessuna divisione. «Questo centrodestra – ha incalzato Berlusconi – è la casa comune di tutti. Ma per vincere deve tornare ad avere una forte connotazione liberale, cristiana, garantista europeista ed atlantista. La nostra connotazione».

Berlusconi: «L’attuale maggioranza è innaturale»

Quanto al governo Draghi, l’ex-premier ha fatto chiaramente capire di non aver alcuna intenzione di staccargli la spina. «FI ha voluto il governo di unità nazionale e lo sostiene con convinzione». Riconosce però che l’attuale maggioranza è «innaturale». «Presto – ha assicurato – ci confronteremo da avversari». C’è stato spazio anche per un fugace endorsement per i referendum con l’appello ad «andare a votare». Mentre rientra nella “operazione-orgoglio” anche l‘amarcord sul giovane Berlusconi attacchino nella campagna elettorale del 1948. «Uno di questi manifesti recitava: “Nella cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no”. Che il comunismo fosse l’ideologia più perversa di sempre – ha sottolineato – mi era chiaro già allora». Infine, la promessa conclusiva: «Da oggi tornerò in tv».

 

 

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