Nato, tutti in processione da Erdogan per convincerlo a togliere il veto su Finlandia e Svezia ma lui non cede

21 Mag 2022 20:23 - di Paolo Lami
Erdogan

L’Occidente in processione da Erdogan per convincerlo a togliere il veto sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato di cui la Turchia presidia il fianco est togliendo un bel po di rogne all’Europa che spesso preferisce non sapere sotto quale tappeto finisca la polvere e come il presidente turco risolva i problemi.

Un pressing, quello degli alleati su Erdogan in questi giorni, prima discreto poi sempre più insistente per cercare di vincere la resistenza dell’alleato più imbarazzante della Nato, temuto ma anche tenuto ai margini, come il cugino maleducato che non sa stare al tavolo di una cena di gala.

Il nodo sono i diritti umani sui quali Erdogan ha un’opinione molto personale e per nulla gradita all’Europa, tantomeno all’Europa del nord.

La “cena di gala” ora è in onore di Zelensky e dell’Ucraina ma Erdogan punta i piedi perché non vuole nella Nato un paio di paesi con cui ha qualche conto da regolare: si parla, appunto, di Svezia e Finlandia. Che, secondo Erdogan, non gli restituiscono una ventina di terroristi che hanno cercato riparo lassù in nord Europa.

Le richieste di estradizione dei terroristi curdi del Pkk puntualmente presentate da Erdogan sono state respinte o ignorate da Svezia e Finlandia. E ora Erdogan, ovviamente, vuole restituire l’umiliazione subìta.

Di qui l’incessante via vai alla corte di Erdogan di diplomatici, capi di Stato e primi ministri che cercano di trovare argomenti convincenti per farlo tornare sui suoi passi e farlo ragionare.

Lui, ovviamente, da buon levantino alza la posta così come ha fatto quando l’Europa gli chiedeva ipocritamente di fermare l’onda migratoria fra cui erano variamente mescolati i foreign Fighters di ritorno.

Insomma non è la prima volta né sarà l’ultima che Erdogan si prende in carico grane per conto ora dell’Eurooa ora della Nato.

Stavolta gli si chiede di chiudere un occhio sugli sgarbi ricevuti in passato da Svezia e Finlandia in tema di terrorismo.

Nato ed Europa sapranno poi trovare una contropartita – tanto pagano i cittadini europei – per ringraziarlo.

Dopo un bel po di salamelecchi, l’altra sera è toccato a Boris Johnson cercare di ammorbidire, al telefono, la posizione di Erdogan sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato.

Johnson ha ribadito, hanno fatto sapere da Downing Street, la “minaccia” rappresentata dalla Russia per i vicini europei, sottolineando che Finlandia e Svezia sarebbero “preziose” nell’Alleanza e invitando la Turchia a “lavorare con le controparti” dei due Paesi e della Nato “per affrontare qualsiasi preoccupazione in vista del vertice di Madrid” di giugno.

Il Regno Unito, ha assicurato, è “pronto a dare il proprio sostegno“. Il che significa: sapremo ricompensarti.

Stamattina altro colloquio telefonico tra il presidente finlandese ed il presidente turco sulla richiesta di adesione di Helsinki alla Nato.

In un tweet, poi, Sauli Niinisto parla di una “telefonata aperta e diretta con Recep Tayyip Erdogan“.

“Ho affermato – ha riferito il presidente finlandese – che, in quanto alleati della Nato, Finlandia e Turchia si impegneranno per la reciproca sicurezza e le nostre relazioni così si rafforzeranno”.

“La Finlandia – ha concluso Niinisto, in riferimento alle accuse della Turchia di sostenere e ospitare i “terroristi curdi” – condanna il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Lo stretto dialogo continua”.

Il che significa che siamo ancora a caro amico. E che Erdogan non si schioda.

E, infatti, poco dopo è stata resa nota la risposta ufficiale della presidenza turca: Ignorare i gruppi terroristici che pongono una minaccia alla Nato non è compatibile “con lo spirito di amicizia e alleanza”, ha ammonito il presidente turco nel colloquio telefonico avuto con il presidente finlandese Sauli Niinisto.

In una nota diffusa dalla presidenza turca, si legge che Erdogan ha detto che “è il più naturale diritto” di Ankara aspettarsi rispetto e supporto alla sua lotta legittima contro quella che rimane una chiara minaccia alla sua sicurezza nazionale ed al suo popolo.

Il presidente turco ha avuto un colloquio telefonico anche con la premier svedese Magdalena Andersson. E le ha ricordato le “preoccupazioni turche riguardanti le attività dei gruppi terroristici del Pkk, delle Ypg e di Feto in Svezia“, sostenendo che un Paese candidato alla Nato “dovrebbe mettere fine al suo sostegno finanziario, politico e con le armi a tali gruppi“.

Ankara, fa sapere la presidenza, si aspetta che Stoccolma “prenda serie misure per venire incontro alle sue preoccupazioni sui gruppi terroristici“.

Tradotto: prima ci consegnate i terroristi che vi abbiamo chiesto senza ottenere risposta, poi si potrà parlare dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato.

Chiuso il telefono con Magdalena Andersson è stata la volta di Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato. Che ha fatto una sviolinata niente male al presidente turco: “Ho parlato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nostro apprezzato alleato, dell’importanza della porta aperta della Nato e delle domande di adesione di Finlandia e Svezia – ha scritto su Twitter dopo il colloquio telefonico avuto con Erdogan. – Siamo d’accordo sul fatto che le preoccupazioni in materia di sicurezza di tutti gli alleati debbano essere prese in considerazione e che i colloqui debbano continuare per trovare una soluzione”.

Insomma, per il momento parole al vento che dovranno essere velocemente tradotte in azioni concrete sé davvero si vuole far entrare Svezia e Finlandia nella Nato. Un salto di qualità che ha un costo. E il costo, in questo momento, lo decide Erdogan.

Tant’è che la risposta di Erdogan è stata fulminante: “La Turchia non adotterà un atteggiamento positivo riguardo all’adesione di Svezia e Finlandia nella Nato fino a quanto questi due Paesi non si dimostreranno solidali” con Ankara nella lotta al terrorismo.

La palla è insomma nelle mani di Svezia e Finlandia. Il prezzo per entrare nella Nato è la consegna alla Turchia di una ventina di persone.

Helsinki e Stoccolma sanno benissimo che Erdogan non li tratterà con i guanti bianchi quando li avrà fra le mani. Ma Biden fa pressione. Ed è disposto a mandare all’inferno i curdi del Pkk che hanno aiutato Usa ed Europa nel pantano afghano.

La Realpolitik non conosce la parola riconoscenza.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

  • laura lodigiani 22 Maggio 2022

    mai avrei pensato di dire meno male che la turchia c’è e proprio quella dell islamista di erdogan ! ma erdogan ragiona con il senno di chi ha un piede nel mar nero e uno nel mediterraneo e pensa al suo paese !! la NATO doveva essere sciolta uinsieme al patto di varsavia !!!

  • Franco 22 Maggio 2022

    Bravo Erdongan. Altrimenti le tensioni aumenterebbero.

  • Alessandro Caroli 22 Maggio 2022

    Speriamo di no. E che si uniscano altri al veto.
    Speriamo anche che la NATO, questo rudere di una stagione che si sperava conclusa, imploda presto e tolga il disturbo, con le sue pericolose basi americane, stante la guerrafondaia amministrazione USA (Trump a parte).

  • SUGERITI DA TABOOLA