Di Maio dichiara guerra a Salvini: “E’ un provocatore seriale. C’è un piano contro il M5S”

sabato 21 Maggio 8:30 - di Lucio Meo

Luigi Di Maio, tra una gaffe e l’altra, fa il pacifista, ma non con il vecchio alleato di governo, che lo è tuttora, tra l’altro. “Penso che Salvini sia un provocatore seriale quindi non gli rispondo”. Provocatore? Il ministro degli Esteri, che da bravo diplomatico dovrebbe pesare le parole, non le manda a dire all’ex amico leghista che sull’invio delle armi all’Ucraina fa ballare il governo e la stessa poltrona del ministro. “Sono però contento che anche lui dica di cercare la pace perché di fronte a una guerra tutte le forze politiche dovrebbero stare dalla stessa parte. Quindi prima di tutto condannare la Russia per l’invasione ingiustificata e aiutare gli ucraini, senza dare l’idea che ora li vogliamo abbandonare”,  dice in un’intervista a La Stampa il ministro Luigi Di Maio, che parla di una pace che “si costruisce prima di tutto sulla base delle esigenze dell’Ucraina” e sulla sicurezza alimentare afferma che “tutti gli studi fatti dimostrano che c’è un solo modo per superare la carenza di grano e cereali: creare un corridoio protetto per consentire di trasportare il grano via mare dalle coste ucraine”.

Di Maio, da Salvini alle liti intestine nel M5S

Sulla disfatta del M5s in Commissione Esteri del Senato, Di Maio prova a fare il pompiere. “Sono stato tra i primi a sostenere che Vito Petrocelli dovesse dimettersi e a fare i complimenti per l’elezione a Stefania Craxi, ma bisogna dire che è mancato il fair play nel segreto dell’urna. L’obiettivo era quello di colpire il Movimento, nessuno dei nostri candidati sarebbe passato. Ne prendiamo atto, ma dispiace molto».

E il governo e le minacce di Draghi sul  decreto concorrenza? “Sono certo che di fronte a una guerra e a un momento di così profonda instabilità le forze politiche sapranno dimostrare la loro responsabilità”.

Il piano di pace della Farnesina per l’Ucraina

Di Maio parla del piano italiano per la pace, insiste sulla necessità di una “controffensiva diplomatica”. “Il cuore del progetto è il gruppo internazionale di facilitazione: Nazioni Unite, Unione europea e Osce sono il gruppo di lavoro principale che può mano a mano coinvolgerne altri. Tirando dentro – prosegue – la Turchia, l’India”. “Finora a provare la mediazione erano i singoli Stati”, mentre “adesso stiamo dicendo che bisogna prendere tutte le più rilevanti organizzazioni internazionali e metterle al lavoro su degli obiettivi“. Il primo, “tregue localizzate”, poi “cessate il fuoco, il lavoro sulla neutralità e infine l’accordo di pace”.

“Non saranno azioni singole a convincere Vladimir Putin a trattare – prosegue – Questa guerra può durare oltre un anno e più dura, più porterà alla morte di civili innocenti ucraini per colpa della Russia. Si tratta della guerra con più alta densità di morti al giorno, tra civili e soldati, dalla Seconda guerra mondiale. Se non si trova al più presto una soluzione di pace a uscirne con le ossa rotte sarà l’Europa”.

E sull’Ue dice che “sicuramente le regole devono essere cambiate“. “Ci ritroviamo con l’esigenza di togliere le regole dell’unanimità – afferma – Perché le sanzioni restano lo strumento più utile per far venire Putin al tavolo. L’altro obiettivo è il tetto al prezzo del gas”.

 

 

 

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