Netflix crolla in borsa, le serie troppo politicamente corrette hanno stancato gli abbonati

21 Apr 2022 15:41 - di Riccardo Angelini
Netflix
Crollo di Netflix in Borsa. Il maxi-ribasso del 40% segue l’annuncio del primo calo di abbonati dal 2011. I contenuti della piattaforma progressista per eccellenza non tirano più. Da gennaio a marzo ha perso 200mila abbonati. Netflix teme ora un calo di 2 milioni di iscritti.
“Tra i motivi della frenata – sottolinea il Corriere –  l’aumento del costo degli abbonamenti è quello più immediato, perché non tutti hanno accettato i recenti rincari. Il lockdown aveva favorito la crescita degli iscritti, ma con l’affievolirsi dell’emergenza sanitaria le persone sono ora meno vincolate alla realtà domestica. L’affermazione di piattaforme come Disney+ e Amazon Prime Video ha poi offerto alternative valide, concorrenti forti che stanno sgretolando il monopolio di Netflix dell’ultimo decennio”. Una possibile alternativa cui Netflix sta pensando è aprirsi alla pubblicità.
Il fondatore e Co-Ceo Reed Hastings ha dichiarato: «Chi segue Netflix sa che sono sempre stato contrario alla complessità della pubblicità, mentre sono un grande fan della semplicità del modello su abbonamento. Tuttavia, per quanto io possa esserne fan, sono ancora più a favore della scelta del consumatore: ha molto senso permettere ai consumatori, che tollerano la pubblicità, di avere quello che vogliono ossia un prezzo più basso».
Il problema non è solo di concorrenza e di costi dell’abbonamento ma anche di contenuti. L’ultima serie di successo è stata Squid Game, mentre gli altri prodotti hanno fatto flop. La qualità non è sempre protagonista. In più tutto ciò che si vede su Netflix è impastato di cultura woke, cioè di quelle nuove tendenze culturali Usa che mirano a delegittimare la civiltà occidentale con la scusa di dare spazio alle minoranze. “Il virus della mente woke sta rendendo Netflix inguardabile”, ha twittato Elon Musk. Un commento pesantissimo, ma vero.
“Si va – scrive Giulio Meotti sul Foglio – dalla serie “Fate”, in cui si ripercorre la storia delle winx ma con attrici afroamericane, a “Troy, Fall of a city”, dove Achille è nero, a “Lupin”, dove protagonista è un figlio di immigrati africani”. E persino una serie di successo come Bridgerton ha sollevato non poche polemiche per alcune scelte politicamente corrette, anche a discapito della precisione storica o dell’aderenza al libro da cui la serie è stata tratta. Non a caso, per interpretare il Duca di Hastings e la Regina Charlotte sono stati ingaggiati degli attori di origini africane.  Anche il wokismo seriale, alla lunga, produce noia più che assuefazione. E gli utenti fanno la loro scelta.

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