Francesco Facchinetti: «Vado dalla psicologa». E ricorda quando lo trattavano da “appestato”

8 Apr 2022 8:05 - di Emanuele Valci

Fa sempre parlare di sé, Francesco Facchinetti. Un vulcano, che fa esplodere il mondo dello spettacolo. Da sempre ha il coraggio di dire quel che pensa. E questa è una virtù che in quell’ambiente è rara, perché prevale il pensiero unico. Chi non si allinea viene “espulso”. Ma lui non teme nulla, è un artista completo. Ha già un curriculum lunghissimo, conduttore televisivo, cantante, disc jockey, imprenditore, agente dello spettacolo. Occasionalmente anche attore e doppiatore.

Francesco Facchinetti si confessa

«Mi definisco onnivoro, egocentrico e narcisista. Da un anno vado dalla psicologa, perché è ovvio che questo disturbo della personalità narcisista crea problematiche». È un Francesco Facchinetti senza filtri quello che si racconta nella prima puntata del podcast di Luca Casadei “One More Time”. Nell’intervista il  42enne ripercorre la sua storia. Parte dal rapporto con la madre: «Mi fece vivere il mondo degli hippie e la vita nella comune». Poi passa al periodo nella comunità di Frate Ettore a Seveso agli inizi degli anni 90. «Erano gli anni dell’Aids. Con Frate Ettore andavamo alla stazione di Milano a prendere gli infetti. Lì capii cos’era la fede e la Divina Provvidenza».

L’esordio del mondo della musica

Poi Facchinetti parla del suo esordio nel mondo della musica: «A scuola di Comunione e Liberazione lessi un libro di Don Giussani, su quanto è importante trovare il proprio Io. E io lo trovai dopo aver visto un concerto di Jovanotti. Non cantava e basta, ma usava la musica per comunicare il suo mondo». Proprio sulla sua parentesi musicale, Facchinetti racconta in particolare dei primi anni con Cecchetto. Ci fu il boom di successo. Mise piede sul palco di Sanremo più volte, molti ricordano l’accoppiata con il padre Roby.

L’esperienza a “X Factor”

Il periodo di crisi iniziò dopo aver lasciato la conduzione di “X-Factor”. «Appena arrivato mandai via la vecchia guardia degli autori Rai», prosegue. «Volevo un mio team di giovani. Andò bene, ma diedi fastidio a un po’ di gente. Appena sbagliai me la fecero pagare. Da golden boy della tv italiana diventai un “appestato”, vietato ogni studio televisivo».

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