M5S, Di Maio in silenzio sulla rielezione di Conte: i due divisi dal divieto di terzo mandato

29 Mar 2022 13:47 - di Marzio Dalla Casta
Di Maio

Di mille voci al sonito, mista la sua non ha“. Ci perdoni il Poeta se spendiamo uno dei suoi versi immortali per una vicenda – il silenzio di Di Maio sulla rielezione di Conte – lontana anni luce dall’evento che li ispirò. Ma tant’è: dei big grillini il ministro è l’unico afono rispetto al rinnovato plebiscito in favore del sedicente Avvocato del popolo. Un silenzio pesante, neanche mitigato dall’ipocrisia di due paroline di circostanza o di uno emoticon a sorriso largo. Ma il silenzio è spesso cantatore (è anche il titolo di una struggente canzone napoletana). E quello ostentato da Di Maio per l’occasione parla e canta veramente, fino a dirci che nel MoVimento si avvicina la resa dei conti. Non proprio il massimo per lui che ha lavorato sott’acqua per arrivare alla resa del Conte, ma senza riuscirvi.

Se confermato, Di Maio non può ricandidarsi

Tanto è vero che Giuseppi è uscito politicamente ancora vivo dal congelatore cui lo aveva ricacciato il Tribunale di Napoli (coincidenza) quando ne aveva di fatto annullato l’elezione dello scorso agosto. Ma neppure Di Maio è tipo che molla. Tanto più che la posta in gioco è veramente grande, anzi vitale, per lui: lo scranno parlamentare, la poltrona. Statuto grillino alla mano, il titolare della Farnesina è arrivato a fine corsa. La regola impone il ritorno a casa dopo due mandati consecutivi, e Giggino (come Fico e altri 5Stelle) li ha fatti. Ma quel che è peggio, è l’indisponibilità dell’Elevato Beppe Grillo a concedere deroghe. Scontato, del resto: la norma è l’estremo appiglio cui ancorare quel poco che resta della coerenza pentastellata.

L’incognita Di Battista

Far cadere anche quell’ultimo velo equivarrebbe ad omologarsi completamente alla (un tempo) odiata Casta. Una difficoltà oggettiva che non sfugge a Di Maio. Il ministro sa bene che un conto è fare la fronda a Giuseppi, un altro è duellare con Grillo. A maggior ragione intravedendo sullo sfondo di entrambi la sagoma di Ale Di Battista. Che del divieto di terzo mandato è addirittura il testimonial, visto che nel 2018 rifiutò di ricandidarsi. Proprio per questo, potrebbe ora tornare in campo. Non a tutti costi, si capisce, ma solo sull’abbrivio della ritrovata coerenza e quindi senza sconti per nessuno, a cominciare dai big. Figurarsi, perciò, se a Di Maio può venire la voglia di parlare.

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