No Green Pass no poste e pensione agli anziani: follia da Dpcm. Porro scatenato: l’inizio della fine

sabato 22 Gennaio 10:04 - di Chiara Volpi
Green Pass poste

Alla fine della fiera delle incomprensibili norme contenute nell’ultimo Dpcm firmato ieri da Draghi. Nel profluvio di regole e codicilli, disposizioni ed eccezioni, una cosa almeno è chiara e non serve che all’annuncio mattutino del decreto seguano nel pomeriggio le Faq di governo: senza Green Pass gli anziani senza vaccino dal 1° febbraio non potranno più mettere piede negli uffici postali. Nemmeno per ritirare la sospirata pensione che, evidentemente, l’esecutivo fatica a considerare un bene «essenziale», «primario». La covid-burocrazia colpisce ancora, con buona pace di buon senso e logica giuridico-sanitaria. e finisce per penalizzare persino gli anziani, i famosi soggetti fragili, non solo in materia di rischi di contagio.

Niente Green Pass alle poste, niente pensione agli anziani: la follia del Dpcm

Già, perché nel caso dei vecchietti finiti sotto la mannaia dei divieti del Dpcm, rinunciare a quello che per loro è un rito (ma non certo uno svago). Un momento che gli garantisce la sopravvivenza, in quanto sprovvisti di Green Pass, non è certo una scelta deontologica. Come spiega La Stampa sul tema, infatti, escludere dalla lista delle attività «essenziali» chi va ad incassare una volta al mese l’assegno di quiescenza, non sono No vax. Per la maggior parte di loro – come in più occasioni hanno ribadito gli uomini della struttura commissariale nell’annunciare l’invio di squadre mobili per vaccinare gli anziani residenti il luoghi isolati e lontani – si tratta di anziani disinformati. Che vivono in località remote e senza la minima alfabetizzazione digitale». E allora?

Obbligo di Green Pass alle poste: la “ratio” che non ha logica sanitaria e neppure buon senso…

Allora qual è la ratio che ha portato il governo dei «migliori» e degli «esperti» dalla stringata lista delle deroghe all’obbligo di mostrare il Green Pass? «La ratio – spiega ai microfoni di Timeline su Sky Tg24 il sottosegretario alla Salute Andrea Costaè l’analogia con i cittadini che devono recarsi in banca. Quindi si è applicato il solito criterio: quando si entra alla Posta o allo sportello di banca, è richiesto il Green pass. Si è ritenuto – precisa il sottosegretario – di dare un’uniformità a questo tipo di risposta»…Tutto qui…

La spiegazione del sottosegretario Costa

Una soluzione varata, chiarisce ancora Costa, in considerazione del fatto che: «Parliamo di una platea di cittadini in cui ricordiamo che oltre il 95% è in possesso del requisito. Perché parliamo della fascia di età in cui la percentuale di vaccinazione contro Covid-19 – tra quelli che non si possono vaccinare per motivi seri e quelli che si sono vaccinati – arriva quasi al 100%». Un calcolo in cui non rientrano però, ha opportunamente ricordato e denunciato Roberto Messina, presidente di Federanziani, «quei non pochi signori attempati non scolarizzati e malati. Che vivono di pensione. E che sono senza Green Pass, solo perché disinformati o magari con malattie che non consentono loro di vaccinarsi»…

Si possono acquistare beni primari al supermercato, ma senza i soldi della pensione?

Insomma, l’ennesima contraddizione o svista: chiamatela come vi pare. Il succo del messaggio implicito nel Dpcm è: si possono acquistare beni primari al supermercato, ma senza i soldi della pensione, perché senza il Green Pass dall’1 febbraio non sarà possibile recarsi a ritirarla in ufficio postale o presso lo sportello della propria banca. Errore di calcolo e di valutazione. Follia segregazionista. Messaggio occulto ai No vax, sta di fatto che la mancata deroga del Green Pass per uffici postali e le banche penalizza gli anziani: e su questo non c’è dubbio alcuno o margine di errore possibile. E il fatto che oggi ne parlino tutti i giornali in prima pagina e i servizi dei tg non è altro che un ulteriore conferma mediatica.

Green Pass per le poste, il graffiante commento di Mario Giordano

A tal proposito, tra i tanti approfondimenti sul tema, il commento al vetriolo postato in un video da Nicola Porro e riproposto in basso (condiviso e rilanciato da Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook). E quello firmato da Mario Giordano su La Verità, sono inquietantemente eloquenti. Basti dire che il giornalista di Quarta Repubblica conclude citando Orwell. E sentenziando: «È l’inizio della fine». Mentre il giornalista di Fuori dal coro chiosa significativamente: «Un Paese in cui senza Green Pass non si può rinnovare il passaporto o ritirare la pensione. Non si può andare a comprarsi un paio di mutande o un pacchetto di sigarette». E ancora, «un Paese che discute per due settimane quali sono i negozi in cui è possibile entrare liberamente. E quali no.

«Questo è un Paese tecnicamente da manicomio. Soltanto che loro sono i matti. E noi abbiamo la camicia di forza»

«Un Paese che produce un decreto ogni dieci giorni (è il quinto da fine novembre) così incomprensibili che appena pubblicati ci vogliono le Faq per interpretarli»…«Un Paese  in cui una donna viene condannata a due mesi di carcere (pena commutata in multa da 4.500 euro) perché durante la quarantena ha osato aiutare un motociclista ferito a non morire dissanguato». O «dove ci sono Comuni che organizzano sistemi per geolocalizzare i positivi (vedi Ravenna). E scuole che scrivono circolari per chiedere ai neonati di aprire le finestre (vedi asilo nido di Verona)». E in cui si «ordina ai professori come e quando mangiare e andare alla toilette (vedi istituto di Carrara). Ebbene – conclude Giordano – questo è un Paese tecnicamente da manicomio. Soltanto che loro sono i matti. E noi abbiamo la camicia di forza». E Anche Giorgia Meloni conviene e va anche oltre: «Siamo oltre la follia»…

 

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