Berlusconi: «Draghi resti fino al 2023». Sul Cav al Colle è scontro tra Di Matteo e Forza Italia

29 Nov 2021 9:11 - di Michele Pezza
Berlusconi

«Con Draghi fino alla fine della legislatura». Silvio Berlusconi irrompe nel risiko del Quirinale rafforzando la posizione di chi vuole stroncare sul nascere qualsiasi ipotesi di tornare anticipatamente alle urne. Delle parole pronunciate ieri a Villa Germetto nell’incontro con i giovani di Forza Italia e ribadite nell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera può colpire la perentorietà, non certo il merito. A cominciare, ovviamente, dalla pandemia e dalla gestione delle risorse del Pnrr. Draghi, è l’esortazione di Berlusconi, «continui a lavorare con serietà fino a quando sarà necessario», cioè fino a quando «non saremo usciti dall’emergenza». L’ex-premier è infatti convinto che se Draghi fosse eletto al Colle, si aprirebbe una crisi di governo che porterebbe alle elezioni prima del 2023 con tutti i rischi del caso legati a una pandemia tutt’altro che sconfitta.

Così Berlusconi al Corriere della Sera

Un vero salto nel buio. È anche vero che la sortita pro-Draghi dell’ex-premier è in qualche modo scontata. Berlusconi, si sa, punta in prima persona al Quirinale. Sul punto, lui si schermisce. Anche nella riunione di ieri si sarebbe limitato a ribadire che Forza Italia svolgerà un ruolo determinante per la partita del Colle. L’impresa è difficilissima ai limiti del proibitivo, ma tutt’altro che folle, come pure certa stampa vorrebbe far credere. Sul punto, la giornata di ieri ha fatto registrare l’entrata a gamba tesa del magistrato Nino Di Matteo, oggi nel Csm. Ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su RaiTre, l’ex-pm della trattativa Stato-mafia ha ricordato la condanna definitiva di Marcello Dell’Utri, tra i principali collaboratori del leader forzista.

L’ex-pm: «Il Cavaliere è amico di Dell’Utri»

«Ricordo – ha detto – che Dell’Utri fu intermediario di un accordo tra il 1974 e il 1992 con le famiglie mafiose palermitane, che in cambio della protezione personale e imprenditoriale di Berlusconi prevedeva il versamento di somme ingenti di denaro da parte di Berlusconi a Cosa Nostra». Immediata la replica degli “azzurri“, affidata a Pierantonio Zanettin e Giacomo Caliendo. «Nessuna sentenza ha mai accertato collusioni del presidente Berlusconi con la mafia. Forza Italia continua a ritenerlo il più degno candidato alla presidenza della Repubblica», scrivono in una nota. «Peraltro – vi si legge ancora – il magistrato Di Matteo non ha alcun titolo per intervenire nel dibattito politico sulle candidature al Quirinale. Al contrario, essendo comunque un magistrato, oltre che un rappresentante dell’organo di autogoverno della magistratura, dovrebbe avere rispetto per il ruolo che ricopre e mostrare quel poco di imparzialità che gli rimane».

 

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