Urso: «L’attacco hacker alla Regione Lazio? Una nuova guerra da combattere assieme alla Nato»

mercoledì 4 Agosto 10:55 - di Emanuele Valci
Urso

«L’attacco degli hacker alla Regione Lazio? Perché vi sorprendete? Sapete che la Nato, nell’ultimo vertice, ha equiparato gli attacchi cibernetici a quelli via mare, via terra, via cielo? E ha concluso che per fronteggiarli servirà ancora una volta il mutuo soccorso tra i vari Paesi». Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente del Copasir Adolfo Urso. Insomma, se questa è una guerra nuova per il dominio dello spazio cibernetico, va combattuta insieme com’ è sempre stato».

Adolfo Urso: bisogna intervenire su altri fronti

Secondo Urso «il guaio degli attacchi cibernetici è che non è mai chiara la fonte. Mi spiego: tu in base alla tecnologia usata dagli hacker puoi ipotizzare una provenienza. Ma il camuffamento in un campo come questo è molto più facile. Perciò bisogna intervenire su altri fronti: realizzare un perimetro di sicurezza cibernetico proteggendo al massimo reti, imprese, banche dati e realizzare il cosiddetto cloud nazionale. E poi, lo indicavamo già in quella relazione al Parlamento, si profila come sempre più necessario l’intervento del legislatore per individuare fattispecie nuove di reato, nuove aggravanti. È giusto mettere mano al codice per aggiornarlo».

La questione della cybersicurezza

Riguardo all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, prosegue: «Il decreto licenziato anche dal Senato permetterà di partire subito, colmando una grave lacuna. L’Agenzia sarà a regime con 800 dipendenti del più alto livello, presi dalla Pubblica amministrazione e poi anche attraverso gare e chiamate dirette. La resilienza cibernetica diventerà realtà con in campo le imprese, le università, la P.A. e la formazione. L’accelerazione del passaggio al digitale, dalla profilassi vaccinale allo smart working determinato dal lockdown dovuto alla pandemia, ha aumentato a dismisura il raggio d’azione del sistema cibernetico e di conseguenza la sua vulnerabilità».

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