Lino Banfi e l’imprecazione sparita, la Tim precisa: “Niente censura, normale rotazione degli spot”

martedì 31 Agosto 17:22 - di Penelope Corrado
Lino Banfi, spot

Va in onda una versione nuova dello spot di TimVision senza il “Porca puttena” di Lino Banfi. Una novità che il Moige annuncia coma una vittoria del Movimento Italiano Genitori dopo le proteste all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria e al Comitato Tv Minori.


Lo spot incriminato di Lino Banfi

Tuttavia, la stessa Tim ha chiarito poco dopo in un comunicato che non c’è nessuna autocensura da parte dell’azienda. Nè tantomeno vi è stata una sollecitazione dall’esterno: «Non risulta nessun provvedimento del Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria o del Comitato Media e Minori» e «pertanto non vi è stata nessuna censura. La diffusione degli spot previsti a supporto dell’offerta calcio sta proseguendo secondo quanto pianificato lo scorso luglio».

Nello spot “incriminato”, Lino Banfi pronunciava il suo classico “porca puttèna”, diventato uno dei suoi tormentoni dai tempi dei film degli anni ’70 e delle commedie all’italiana. L’attore di Canosa di Puglia ha sempre usato il termine in modo molto leggero. E, in un’epoca in cui ben altro va in onda in tv in fascia protetta, quell’escalamazione scandalizzava davvero pochi italiani.

Resta comunque meritorio il lavoro del Moige che, al di là dell’attacco allo spot della Tim, tiene focalizzata l’attenzione su «diritti dei minori in Tv e sul web, troppo spesso trascurati in sede di programmazione e realizzazione degli spot e dei programmi».

Il comunicato del Moige: “Non c’è niente di antimoderno nella nostra iniziativa”


«Quanto accaduto dimostra quanta strada resta da fare, anche se è incoraggiante cominciare finalmente a parlare di diritti dei minori in Tv e sul web. Tali questioni – aggiunge il Movimento – che ad alcuni osservatori appaiono retrive e passatiste, sono state da tempo recepite dalle istituzioni e anche dalla società civile: basti citare il Codice di autoregolamentazione Tv e Minori, le tante delibere Agcom sul tema, l’attività dell’Osservatorio di Pavia. Inutile dire che anche sul piano internazionale, universalmente, è fortemente avvertita la necessità di tutela dei minori: un esempio è la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che cita espressamente la necessità di tutelare il minore da informazioni e materiali inadatti. E i vari sistemi giuridici nazionali affrontano, ognuno secondo le proprie specificità, gli stessi quesiti e problemi: basti pensare al caso degli Stati Uniti, che in questo ambito mantengono una grande vigilanza».

«Per cui – prosegue il Moige – non c’è niente di antimoderno, niente di censorio nella richiesta di linguaggi adeguati ai minori, in uno spot a loro destinato. È anzi tipico dei Paesi civili e moderni differenziare i contenuti rispetto alle età della vita, garantendo una rigorosa sorveglianza sui contenuti inadatti. Retrogrado è semmai chi crede che, ora che web e tv sono saturi di contenuti volgari e inadatti ai minori, non sia più il caso di intervenire».


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